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INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE

 

INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE

 

Autonomia e formalismo testamentario

 

  • La capacità di disporre e di ricevere per testamento: limiti e criticità
  • L’eredità e il legato: i differenti effetti giuridici
  • La condizione testamentaria, l’onere e il termine
  • Clausole ammesse e illecite: la disposizione fiduciaria
  • Le disposizioni con contenuto non patrimoniale: peculiarità
  • L’accrescimento, la rappresentanza, la sostituzione nel testamento
  • L’esecutore testamentario: ruolo e limiti
  • Testamento olografo, pubblico, segreto: caratteristiche e natura
  • Ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento

 

L'impugnazione del testamento:criticità processuali

  • L’azione di impugnazione per nullità

-       redazione dell’ atto introduttivo e formulazione delle domande

-       il difetto di forma nelle differenti ipotesi di disposizione testamentaria

-       l’illiceità del motivo: la prova della contrarietà alle norme imperative

-       la nullità e la revoca del precedente testamento

-       il testamento sottoposto a condizioni e termini: limiti e casi di nullità

  • L’azione di impugnazione per annullabilità

-       la formulazione delle domande: errori da evitare

-       incapacità del testatore: gli orientamenti giurisprudenziali

-       vizi della volontà: l’onere della prova

  • Testamento privo di data, dati catastali e firma dei testimoni
  • Termini prescrizionali nelle diverse forme di invalidità
  • Limiti di impugnazione del testamento fiduciario
  • L’azione di risoluzione per inadempimento dell’onere
  • Il testamento falso e problematiche sulla prova
  • La manomissione del testamento ad opera di terzi
  • L’amministrazione dei beni ereditati in pendenza di giudizio
  • La revocazione delle azioni testamentarie. Conseguenze giuridiche


3° INCONTRO

INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE

 

 

A) Autonomia e formalismo testamentario

 

 

1)   La capacità di disporre e di ricevere per testamento: limiti e criticità.

 

La successione ereditaria può essere legittima o testamentaria, a seconda che sia regolata dalla legge ovvero dal de cuius a mezzo testamento.

La successione testamentaria trova la propria scaturigine nell’ interesse del testatore, il quale decide in perfetta autonomia.

Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci per legge.

In dottrina é discusso se questa capacità vada ricondotta alla capacità di agire, ovvero alla capacità giuridica.

Una parte della dottrina [1], argomentando in base all’ art. 591 c.c., secondo il quale il testamento dell’ incapace non é nullo, ma semplicemente annullabile, propende per la capacità naturale; tuttavia oggi prevale la contraria tesi [2], poiché il testamento rientra tra i cosiddetti atti personalissimi, non delegabili, cioè, mediante rappresentanza.

Infatti la legittimazione a far valere il vizio è allargata ("chiunque vi ha interesse") e non semplicemente attribuita al soggetto il cui interesse è leso in virtù del perfezionamento dell'atto (come accade ordinariamente per l'annullabilità, la legittimazione a far valere la quale è relativa) .

Ci si chiede inoltre in dottrina se la legge che regola la capacità sia quella vigente al momento della redazione dell’ atto o piuttosto quella vigente al momento dell’ apertura della successione, sulla base delle contrapposte tesi dei diritti quesiti ovvero del fatto compiuto

Il testamento redatto da colui il quale sia incapace al momento della redazione del testamento è annullabile. Trattasi di un’ ipotesi di annullabilità assoluta, la quale, come tale, può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse.

Con il termine "annullabilità assoluta" si intende alludere non tanto alla possibilità per chiunque di far valere la nullità), quanto alla legittimazione processuale ad agire.

In linea generale esiste una perfetta simmetria tra capacità di succedere e capacità di ricevere per testamento.

La persona beneficiaria incapace d’agire, ad esempio, è tendenzialmente incapace a testare e alla stessa deve potersi estendere la preclusione di cui all’art. 591 n. 2 c.c. Tra le più significative eccezioni, la capacità di ricevere per testamento delle persone giuridiche. Esiste, infine, un’ incapacità relativa a ricevere per testamento: quella del tutore ( art. 596 c.c. ), del notai e dei testimoni ( art. 598 c.c. ), delle persone interposte ( art. 599 c.c. ).

2) L’eredità e il legato: i differenti effetti giuridici

 

Il legato tradizionalmente si contrappone all’ istituzione di erede. In quest’ ultimo caso si realizza il subentro dell’ erede in tutte le posizioni giuridiche del de cuius ; nel legato, invece, la successione opera solamente in singulas res, ossia é limitata a singoli rapporti. Tale fondamentale distinzione riverbera poi sui debiti ereditari. Il legatario, poiché non é successore pro quota, ma solo in uno o più rapporti attivi determinati, non é tenuto a pagare i debiti ereditari ( art. 756 c.c. ), ed anche nel caso in cui il pagamento gli sia stato imposto dal testatore, verso i terzi del debito risponderà sempre quest’ ultimo.

Il legato non può inoltre pagare ultra vires, ossia é tenuto all’ adempimento dell’ onere eventualmente impostogli solamente entro i limiti di quanto conseguito. L’ erede, inoltre, esprime liberamente le propria volontà di accettare l’ eredità; il legatario non ha necessità di manifestare un preventivo assenso ; egli, tuttavia, ha facoltà di rinunciare. Altro requisito é il possesso, che continua con l’ erede con effetto dall’ apertura della successione, mentre il legatario non subentra nel possesso del defunto, bensì inizia un nuovo possesso ( art. 1146 c. c. ). La successione a titolo universale, infine, non prevede limite di tempo, mentre il diritto del legatario può avere un termine iniziale ed uno finale (art. 637 - 640 c.c. ). L’ art. 588 c.c. introduce una distinzione: “ l’ indicazione di beni determinati o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale, quando risulta che il testatore ha inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio “. Stante l’ annosa diatriba legale tra coloro i quali indicavano le quote ereditarie come formate da una frazione del patrimonio e coloro i quali, invece, ritenevano che fosse sufficiente anche l’ indicazione dei singoli beni, il nostro Codice ha finito per far prevalere la seconda ipotesi, qualificando, di fatto, la successione di erede piuttosto che l’ istituzione di legatario sulla base della disposizione ereditaria, la quale comprenda l’ universalità o una quota dei beni del testatore, anziché uno i più singoli beni.

3) La condizione testamentaria, l’onere e il termine

 

Gli elementi accidentali di ogni negozio sono la condizione, il termine e l’onere. Non sono elementi essenziali del negozio giuridico in generale, ed in particolare del testamento, ma una volta introdotti divengono parte integrante dello stesso ed essenziali per l’efficacia del negozio.

L’evento dedotto in condizione ad una istituzione di erede non può essere la mera volontà di un terzo, poiché si ricadrebbe nel divieto ex 631.

L’ evento futuro e incerto dedotto in condizione deve riferirsi al momento della redazione del testamento e non all’ apertura della successione. 

Alla condizione testamentaria si applica:

-         il principio della retroattività degli effetti ex 1360 (per la condizione risolutiva restano invece validi solo gli atti di ordinaria amministrazione e i frutti sono dovuti solo dal prodursi della condizione);

-         L’art. 1359 circa la finzione di avveramento (si considera avverata se mancanza è imputabile al soggetto che aveva interesse contrario all’avveramento);

Nel caso di mancanza di avveramento della condizione sospensiva il chiamato non viene mai alla successione e l’eredità si devolve ai chiamati ulteriori (sostituti, eredi in accrescimento, eredi legittimi); se manca la condizione risolutiva la delazione si consolida e l’erede resta tale definitivamente.

Se la condizione diviene impossibile in tempo successivo alla stesura del testamento, essa si risolve in una condizione mancata e non più realizzabile, che non può essere equiparata, quanto agli effetti, all’impossibilità originaria.

Si ritengono illecite le condizioni che coartano la volontà del beneficiario, mentre sono lecite le condizioni che assecondano un’ attitudine o un desiderio del beneficiario: in tal senso è ritenuta lecita una disposizione condizionata all’esercizio di una determinata professione o al conseguimento di un titolo (es: ti nomino erede a condizione che ti laurei).

Si ritiene valida la clausola si sine liberis decesserit (ossia con la quale si nomini erede una persona sotto condizione risolutiva che muoia senza aver generato figli e contemporaneamente si istituiscano eredi i figli sotto la medesima condizione sospensiva) tranne nella ipotesi in cui sia utilizzata per eludere il divieto della sostituzione fedecommissaria 

Il termine non può essere apposto alla istituzione di erede ( art. 637 c.c.), e ciò in base al brocardo “ semel heres semper heres “.

Tale divieto deve essere letto alla luce dell’ art. 692 c.c. sulla sostituzione fedecommissaria: l’apposizione del termine infatti determinerebbe la chiamata di più eredi in modo successivo.

E’ sancita solo la nullità del termine apposto e non della istituzione di erede.

 L’onere consiste in un peso che il beneficiario di una liberalità subisce per volontà del disponente.

Si ritiene che l’onere  possa essere previsto in tutti (e solo) i negozi gratuiti e quindi testamento, donazione, comodato, mutuo gratuito e deposito, nonché nei negozi atipici a titolo gratuito.

L’onere impossibile e illecito si considera, come la condizione, non apposto. Circa l’obbligazione a cui l’onerato è tenuto, mentre per alcuni detta obbligazione deve necessariamente avere natura patrimoniale ex 1174, per altri sarebbe sufficiente prevedere una clausola penale per rendere patrimonialmente valutabile la prestazione.

Se il valore dell’onere è maggiore rispetto ai beni ricevuti, l’ onerato é obbligato solo nel limite del valore della cosa.

Onere e legato obbligatorio hanno il medesimo effetto di obbligare l’onerato ad una data attività dopo l’apertura della successione, e quindi trattasi in entrambi i casi di acquisti indiretti. Unico criterio discretivo é la volontà del testatore, se abbia voluto configurare l’obbligo come onere o come legato.

Giova rilevare come, mentre nell’onere il beneficiario è indeterminato, nel legato invece sia sempre determinato.

Legato o onere sono due strade ugualmente percorribili; ovviamente, hanno due discipline diverse.

Onere e condizione si distinguono invece per la struttura, dato che il modus è negozio autonomo mentre la condizione è elemento accessorio; sul piano degli effetti, il primo obbliga - costringe, mentre la seconda condiziona - sospende la disposizione. La condizione risolutiva inoltre opera automaticamente e con effetti retroattivi reali, mentre il modus deve essere fatto valere giudizialmente in caso di inadempimento ed ha solo una retroattività obbligatoria (come la risoluzione per inadempimento).

Circa i legittimati a richiederne l’adempimento, secondo la giurisprudenza sono tutti coloro che sono avvantaggiati dall’adempimento (qualsiasi interessato), mentre legittimati per la risoluzione sono coloro che possono agire per l’adempimento.

La risoluzione del modo non opera di diritto, ma solo a seguito della sentenza costitutiva del giudice, che non ha retroattività reale.

La risoluzione comporta la devoluzione dei bei ai chiamati ulteriori (sostituiti, coeredi in accrescimento, eredi testamentari, eredi legittimi ).

4)   Clausole ammesse e illecite: la disposizione fiduciaria.

 

 

La disposizione fiduciaria, detta anche fiducia testamentaria, è una disposizione contenuta in un testamento con la quale il de cuius dispone di cedere i propri beni ad un soggetto, con l'obbligo per questo di trasferirli successivamente ad altra persona (già indicata dal testatore, o la cui libera scelta spetta all'apparente beneficiato) ( art. 627 c.c. ).

Il legislatore prevede il divieto di adìre in giudizio per accertare l'esistenza di tale trasferimento apparente. Tale azione è ammessa solamente qualora il beneficiario sia un incapace. Se l'interposta persona decidesse di eseguire il trasferimento del bene, non potrà più richiederne la ripetizione. Questo perché l’eventuale adempimento della disposizione configura un’obbligazione naturale, un’obbligazione, cioè, che da un lato non attribuisce al destinatario della prestazione azione legale per esigerla, e dall’altro impedisce che chi ha adempiuto spontaneamente avendone la capacità (da qui l’eccezione dell’incapace) possa pretendere la restituzione di ciò che ha dato [3].

Codesta fattispecie potrebbe essere anche diversamente qualificata in termini di disposizione simulata.

 

5)   Le disposizioni con contenuto non patrimoniale: peculiarità

 

 

Il testamento può contenere disposizioni a titolo personale e di contenuto non patrimoniale, ad esempio per regolamentare interessi di natura familiare, quali la designazione di un tutore per il figlio minore, ovvero il riconoscimento di un figlio naturale. In particolare le disposizioni testamentarie non patrimoniali possono consistere in disposizioni che non hanno valore giuridico ma solo morale, che acquistano una particolare solennità proprio perché espresse in sede testamentaria: il testatore può per esempio esortare gli eredi a riconciliarsi, oppure può raccomandare loro di tenere un certo comportamento. Esistono inoltre disposizioni non patrimoniali aventi un valore giuridico, quali la riabilitazione di un indegno a succedere, con la quale il testatore esprime il perdono nei confronti di chi si è reso responsabile di determinate azioni di particolare gravità ai danni del testatore stesso o di suoi familiari, e la nomina del tutore, con la quale il testatore, il cui coniuge sia premorto, individua la persona che dovrà ricoprire la carica di tutore dei propri figli minori. Esistono inoltre disposizioni testamentarie di carattere non patrimoniale che hanno la caratteristica di non poter essere revocate; si tratta di dichiarazioni che non possono essere ritrattate, quali ad esempio il riconoscimento di un figlio naturale.

5) L’accrescimento, la rappresentanza, la sostituzione nel testamento.

 

 

Si ha successione per rappresentazione allorquando una persona non può o non vuole succedere e quindi subentrano nella successione i parenti del successore (discendenti legittimi o naturali) . Tale istituto ha luogo solo se il chiamato sia un figlio, un fratello o una sorella del defunto.

La ratio di tale istituto risiede nel rispetto della presunta volontà del testatore e nella tutela della famiglia legittima.

Alcuni Autori [4] individuano nella successione per rappresentazione una sorta di vocazione indiretta. La teoria preferibile, tuttavia, é quella della delazione indiretta, in quanto il contenuto dell’ eredità é determinato con riferimento al primo chiamato, mentre il rappresentante viene alla successione in via subordinata al fatto che il primo chiamato o anche solo il designato non possa o non voglia accettare.

La successione avviene per stirpi.

L’ istituto dell’ accrescimento si applica quando non si possa ricorrere alla rappresentanza, perché gli eredi sono più di uno e sono eredi in parti uguali, e quindi i beni che sarebbero spettati a chi non può o non vuole succedere vanno agli altri eredi.    

Tale istituto opera di diritto senza bisogno di accettazione.

L’ accrescimento produce l’ effetto di espandere la quota degli altri contitolari qualora venga meno la titolarità di un di essi.

Fondamento dell’ accrescimento é, secondo la teoria oggettiva, la vocazione solidale: ciascun erede é chiamato per l’ intero, ma il suo diritto é compresso per il concorso degli altri contitolari; quando questo concorso cessa, il diritto si riespande. [5]

Per accrescimento si acquista di diritto. Non occorre, cioè, un’ ulteriore accettazione da parte dei coeredi a favore dei quali esso si verifica. L’ acquisto per accrescimento ha efficacia retroattiva ed é irrinunziabile.

Ai sensi dell’ art. 675 c.c. l’ accrescimento ha luogo anche fra collegatari, purché congiunti re e verbis, anche se non sempre é richiesto quest’ ultimo requisito [6] .

La sostituzione é l’ istituto giuridico che ricorre nel caso in cui il testatore, prevedendo che il chiamato non voglia o non possa accettare, istituisce un’altra persona in sostituzione del primo chiamato.

Si hanno due tipi di sostituzioni:

1) ordinaria: nel testamento sono indicate, oltre ai successori, altre persone destinate a prendere il posto del successore nel caso in cui esso non voglia o non possa accettare l’eredità. Non è però possibile nominare successore il proprio figlio o fratello, é invece consentito che essi conservino i beni ricevuti e che, alla loro morte, vi succeda il figlio.

La sostituzione può essere anche plurima o reciproca.

2) fedecommissoria: sono consentiti solo i fedecommessi disposti a favore di una persona o un ente che si occupa di un interdetto, discendente o coniuge del testatore.

La sostituzione ordinaria costituisce una vera e propria ipotesi di disposizione condizionata. Il sostituto, in attesa che si verifichi la condizione, sin dall’ apertura della successione può compiere sull’ eredità atti di conservazione, e può anche chiedere la nomina di un curatore dell’ eredità giacente ( art. 481 c.c. ).

 

6) L’esecutore testamentario: ruolo e limiti.

 

 

Il testatore può nominare uno o più esecutori testamentari, i quali hanno il compito di curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà. L’ esecutore é l’ uomo di fiducia del testatore. L’ atto di nomina può essere incluso in un testamento ed é atto di volontà accessorio alle disposizioni testamentarie, unilaterale e solenne ( può essere contenuto solo in un testamento ), mortis causa e revocabile.

L’ accettazione dell’ esecutore deve essere depositata in cancelleria, e solo un’ istanza interlocutoria ad opera di chiamati all’ eredità può fissare un termine per la dichiarazione.

In primo luogo, l'esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto (art. 703, primo comma, c.c.) e, a tal fine deve amministrare la massa ereditaria, prendendo possesso [7]10 dei beni che ne fanno parte (art. 703, secondo comma, c.c.). Ai sensi del quarto comma dell’ art. 703 c.c. quando sia necessario alienare i beni dell’ eredità, l’ esecutore testamentario ne chiede l’ autorizzazione all’ Autorità giudiziaria ai sensi dell’ art. 747 c.p.c., la quale provvede sentiti gli eredi. Ai sensi dell’art. 706 c.c., il testatore può disporre che l'esecutore testamentario proceda alla divisione tra gli eredi dei beni dell'eredità. Per quanto attiene al profilo della responsabilità dell’esecutore testamentario, il legislatore prevede che gli atti compiuti nell’esercizio del suo ufficio non possano mai pregiudicare il diritto dei chiamati alla successione a rinunziare all'eredità o ad accettarla col beneficio d'inventario (art. 703, quinto comma, c.c.). Al termine dell’incarico [8], quindi, l'esecutore testamentario deve necessariamente rendere il conto della propria gestione, con risarcimento del danno cagionato agli eredi o ai legatari, in caso di violazione del dovere di diligenza del buon padre di famiglia. Infine, nel caso di gravi irregolarità nell'adempimento dei suoi obblighi, l'autorità giudiziaria può esonerare l'esecutore testamentario dal suo ufficio, dietro apposita istanza di ogni interessato (art. 710, primo comma, c.c.). L’ufficio di esecutore testamentario può cessare per varie cause: esaurimento dei compiti, rinuncia all’incarico, impossibilità oggettivamente non imputabile all’esecutore, esonero disposto dal giudice ai sensi dell’art. 710 c.c. [9]. Non è invece prevista dalla legge la cessazione dell’ufficio per decorso del tempo: è stabilito, però, dall’art. 703, terzo comma, c.c. che il possesso dei beni ereditari non possa durare per più di un anno dall’accettazione, rinnovabile dal giudice per un altro anno.

7) Testamento olografo, pubblico, segreto: caratteristiche e natura.

 

Le forme di testamento previste dall’ordinamento italiano sono tre. La prima di queste è il cosiddetto testamento olografo, consistente in uno scritto di pugno dal testatore e da lui stesso datato e sottoscritto. Questo tipo di testamento non ha alcuna efficacia se viene scritto a macchina o a computer, anche nel caso in cui sia poi stato firmato dal testatore. E’ inoltre nullo se privo di data, se scritto a matita o con altro strumento cancellabile o che non consenta di riconoscere la calligrafia del testatore. Altra forma di testamento è il cosiddetto testamento pubblico. In tal caso il testatore detta le sue volontà ad un notaio in presenza di due testimoni. Questi provvede poi a metterle per iscritto e a rileggerle alla presenza del testatore e dei due testimoni. Il testamento deve poi recare l’indicazione del luogo e della data e deve necessariamente essere firmato dal notaio, dal testatore e dai testimoni. In tal caso si ha la nullità del testamento qualora il notaio non provveda a riportare per iscritto le volontà del testatore oppure quando manca la sottoscrizione del notaio o del testatore. Gli altri difetti di forma danno invece luogo all’annullabilità del testamento. Il testamento segreto, infine, è un atto redatto dal testatore o da altra persona su indicazione del testatore e consegnato in busta chiusa sigillata ad un notaio in presenza di due testimoni. E’ quindi detto “ segreto ” perché il suo contenuto non è noto al notaio e in alcuni casi neanche ai testimoni. Tale testamento è valido anche qualora non rechi l’indicazione della data e anche nel caso in cui sia stato scritto a macchina o a computer, purché il testatore provveda ad apporre la sua firma su ogni mezzo foglio. Sulla busta deve essere scritto il cosiddetto atto di ricevimento, mediante il quale si da atto della consegna al notaio e si dichiara che si tratta di un testamento segreto. Il testamento segreto può essere ritirato dal testatore in qualunque momento. Il formalismo testamentario, particolarmente rigoroso, serve al tempo stesso a tutelare il testatore e i suoi eredi. Tale formalismo, tuttavia, non giunge ad escludere l’ applicazione della normativa generale in tema di distruzione o smarrimento dello stesso, la quale consente di provarne il contenuto a mezzo di testimoni. Il testamento olografo presenta qualche svantaggio, stante la possibilità di smarrimento, soppressione, falsificazione, casi nei quali si applica la normativa contenuta negli artt. 2724 e 2725 c.c. Tuttavia tale norme devono essere lette in combinato disposto con l’ art. 6841 c.c., secondo il quale il testamento olografo che viene distrutto, lacerato o cancellato viene considerato come revocato dal testatore. La suddetta regola generale non è sempre assoluta, ma può subire delle deroghe. Infatti, il sopracitato principio non è valido se il testatore o chiunque vi abbia interesse provi che il testamento fu lacerato, distrutto o cancellato da persona diversa dal testatore oppure che il testatore non aveva l’intenzione di revocarlo. La Corte di Cassazione [10] ha avuto modo di confrontarsi con il caso in cui risultavano due copie della disposizione testamentaria in discussione, una delle quali con evidenti cancellature ed interpolazioni, le cui divergenze ostavano all'accertamento dell'autenticità dell'una o dell'altra per prova testimoniale. Secondo la decisione della Suprema Corte: “ Potendo, infatti, il testamento olografo, come si desume dall'art. 684 c.c., essere revocato dal testatore anche mediante distruzione, lacerazione o cancellazione, il solo fatto del suo mancato rinvenimento, ossia della sua irreperibilità in originale, basta a legittimare la presunzione, posta dalla richiamata norma, che il de cuius lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che, per vincere tale presunzione, occorre provare o che la scheda testamentaria, ovviamente quella originale, esistesse ancora al momento dell'apertura della successione e che, quindi, la sua irreperibilità non possa farsi risalire in alcun modo al testatore, oppure che quest' ultimo, benché supposto autore materiale della distruzione, non fosse stato animato da volontà di revoca [11]. Il testamento olografo deve essere scritto interamente a mano dal testatore, e deve essere datato ( la data deve risultare dal testamento e non aliunde ) e sottoscritto con firma autografa. Si cita a questo proposito una recente decisione del Giudice di merito: “ In tema di nullità del testamento olografo la finalità del requisito della sottoscrizione, previsto dall'art. 602 c.c. distintamente dall'autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l'imprescindibile esigenza di avere l'assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall'olografia, ma anche dell'inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento - anche in tempi diversi - abbia disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento. In ogni caso, quando sia accertata la non autenticità della sottoscrizione apposta al testamento, non può trovare applicazione l'art. 590 c.c. che, nel consentirne la conferma o l'esecuzione da parte degli eredi, presuppone l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, pur essendo affetta da nullità, sia comunque frutto della volontà del de cuius [12] . “

 Il testamento pubblico é ricevuto dal notaio in presenza di testimoni ( art. 603 1 comma ). Questo testamento offre il particolare vantaggio di fornire un rigoroso rispetto della volontà del testatore e una guida tecnica alla sua redazione. Dal punto di vista della sua natura giuridica esso é un atto pubblico, e quindi fa pena prova sino a querela di falso della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché di quanto é stato detto o fatto in sua presenza. La Suprema Corte si é pronunciata circa la validità del testamento pubblico anche se privo della firma del de cuius [13]. Proprio per tale motivo, il testamento era stato impugnato, al fine di accertarne la nullità per incapacità naturale del testatore al momento della redazione dell’atto. Pronunciandosi sulla questione, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione in corte d’ Appello, secondo la quale la mancanza della sottoscrizione dell’atto da parte del testatore era stata giustificata del notaio rogante, che ne aveva dato contezza nella successiva attestazione delle dichiarazioni rese dal testatore circa il proprio stato di spossatezza e sfinimento, elementi sufficienti a dimostrare che la mancata apposizione della firma non dipendevano da volontà di invalidare l’atto né da incapacità di intendere e di volere. Il testamento segreto, infine, é una formula scarsamente utilizzata nella pratica. Esso cumula i vantaggi del testamento olografo con quello pubblico, perché il testatore può tener celato il contenuto delle proprie disposizioni di ultima volontà, purché la data apposta in presenza del notaio sia certa , optando per una forma meno rigorosa di quella del testamento pubblico. Il testamento segreto non richiede l’ autografia: può infatti essere scritto dal testatore o da un terzo. Il documento verrà sigillato alla presenza di due testimoni.

8)   Ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento [14]

 

 

 

Controversa in dottrina é la questione circa l’ ammissibilità della clausola testamentaria. Parte minoritaria propende per la soluzione negativa, sostenendo le seguenti argomentazioni: il dettato ex art. 587; comma 2, c.c.; la necessaria identità fra coloro che stipulano la clausola compromissoria e coloro che colora fra i quali insorgeranno le controversie; l'impossibilità che l'arbitrato tragga fonte da un atto unilaterale. Tali tesi possono essere agevolmente confutate, e segnatamente: la norma di cui l’ art. 587 c.c. non contiene alcun limite alla facoltà del de cuius di inserire nel testamento disposizioni a carattere non patrimoniale, ma anzi ne riconosce l’ efficacia .

Sotto un diverso profilo, si sostiene l'invalidità del vincolo testamentario di arbitrato a causa del suo contrasto con il principio di "assoluta identità fra coloro che stipulano la clausola compromissoria e coloro fra i quali insorgeranno le controversie". In realtà il nostro sistema prevede, all'opposto, il principio della trasmissibilità del rapporto compromissorio.

Un altro orientamento deduce la nullità del negozio in esame dall'impossibilità che l'arbitrato tragga fonte da un atto unilaterale, ma in realtà non sussiste alcun ostacolo ad un arbitrato imposto con atto di ultima volontà, in assenza di una specifica regola impeditiva (cfr., ad es., art. 2821 cpv. c.c.). L'inammissibilità di un arbitrato previsto per testamento non può, d'altra parte, essere dedotta dall'impossibilità di assicurare il rispetto dei vincoli di forma di cui all'art. 807, commi 1° e 2°, c.p.c La legge, infatti, esclude la necessità della forma per l'acquisto da parte dell'erede o del legatario. Il testatore potrà prevedere, con la clausola arbitrale testamentaria, sia un arbitrato rituale che irrituale, ma é preferibile ritenere che egli non possa procedere alla nomina degli arbitri nel testamento stesso. Pertanto la clausola arbitrale non costituisce una disposizione che: "diminuisca, vel in quantitate vel in tempore, i diritti riservati ai legittimari, o comunque modifichi la loro posizione giuridica rispetto ai beni appartenenti alla riserva [15] " .

 

B) L’azione di impugnazione per nullità

-       redazione dell’ atto introduttivo e formulazione delle domande

-       il difetto di forma nelle differenti ipotesi di disposizione testamentaria

-       l’illiceità del motivo: la prova della contrarietà alle norme imperative

-       la nullità e la revoca del precedente testamento

-       il testamento sottoposto a condizioni e termini: limiti e casi di nullità

 

           

Il testamento, sia che escluda uno o più legittimari, sia che presenti elementi d’invalidità (per esempio perché se ne assume la falsità o perché redatto da persona incapace), può essere impugnato tanto in sede civile quanto in sede penale. A rigore si dovrebbe parlare d’impugnazione del testamento ab extrinseco quando si contesti il documento nella sua materialità (per es. perché falso) o perché proveniente da persona incapace, e d’impugnazione della disposizione testamentaria ab intrinseco quando si contesti il contenuto del documento. 
Nelle relative azioni sono parti necessarie, oltre agli eredi istituiti dal de cuius, anche tutte le persone che gli succederebbero per legge in seguito alla caducazione dell’atto di ultima volontà, stante l’unitarietà del rapporto dedotto in giudizio. Tanto l’ azione di nullità quanto quella di annullabilità si propongono con atto di citazione. Bisogna in primo luogo distinguere tra testamento nullo e testamento inesistente. Quest’ ultima fattispecie ricorre allorquando esso, pur esistendo in fatto, sia affetto da un vizio così radicale da impedire la stessa possibilità di qualificarlo come testamento in quanto tale. Anche le nullità testamentarie si distinguono in formali e sostanziali. Alcune cause di nullità possono riguardare il testamento olografo ( mancanza di autografia o sottoscrizione, art. 606 c.c. 1 comma ), il testamento pubblico o segreto ( mancanza di redazione per iscritto da parte del notaio della dichiarazione del testatore ovvero mancanza della sottoscrizione della persona autorizzata a riceverla o del testatore ( art. 619 1 co. c.c. ). Altre ipotesi di nullità riguardano i patti successori ( art. 458 c.c. ), il testamento congiuntivo o reciproco ( art. 589 c.c.), disposizioni rimesse all’ arbitrio del terzo o dell’ onerato, il testamento a condizioni di reciprocità ( art. 635 c.c.), disposizione determinata da motivo illecito risultante da testamento ( art. 626 c.c. ), onere impossibile e illecito costituente motivo determinante ( art. 647 3 comma ), oggetto impossibile, illecito, non determinato o non determinabile ( art. 629 1 co. ). E’ altresì applicabile al negozio testamentario la norma sulla nullità parziale ( art. 1419 c.c. ), nel senso che la nullità di singole clausole o di una parte della disposizione testamentaria non comporta nullità dell’ intero negozio, qualora risulti che il testatore lo avrebbe ugualmente concluso senza quella parte del contenuto affetta da nullità. L’ impostazione generale dell’ atto introduttivo del giudizio e delle relative domande dovrebbe, oltre a delineare chiaramente i profili di nullità quali rientranti tassativamente nella casistica sopra indicata, esprimere comunque il favor accordato dal nostro Legislatore per la conservazione del testamento, quando ciò non sia pregiudizievole per l’ attore, anzi, ciò sia conforme ai suoi interessi. Si pensi, oltre alla nullità parziale sopra ricordata, anche all’ istituto della conversione formale del negozio giuridico nullo ( art. 1424 c.c. ), ad esempio validità del testamento segreto come olografo. L'art. 1418 c.c., rubricato "Cause di nullità del contratto", individua nei suoi tre commi tale fattispecie. Per quanto riguarda gli atti unilaterali l'art. 1324 c.c. estende, ove compatibile, la disciplina contrattualistica. I casi sono:

- contrarietà a norme imperative: con questo termine si intendono le norme non derogabili (non dispositive) dalla volontà privata;

- mancanza di un requisito essenziale ex art. 1325: la mancanza totale del consenso, della causa, dell'oggetto (o di suoi requisiti ex art. 1346);   - mancanza della forma ove prevista a pena di nullità;

- illiceità della causa (artt. 1343 - 44) o dei motivi (art. 1345): nel caso della illiceità del motivo, questo deve essere comune alle parti, unico e determinante;.

- altri casi stabiliti dalla legge (nullità speciali).

In materia successoria le condizioni e gli oneri illeciti, apposti ad un testamento, ricevono un trattamento differente rispetto a quello spettante al motivo illecito. Infatti le condizioni e gli oneri si considerano come non apposti e, quindi, lasciano integra per il resto l’ efficacia del testamento ( vitiantur et non vitiant ), mentre il motivo illecito rende nulla l’ intera disposizione testamentaria ( nullità assoluta ), sempre però che risulti dal testamento e sia stato il solo che ha determinato il testatore a disporre ( art. 626 c.c, ) [16]. Con riguardo all’ erede testamentario vale il principio semel heres semper heres, mentre é pacificamente ammesso in dottrina e giurisprudenza il legato sottoposto a termine. Ai sensi dell'art. 682 cod.civ. il testamento posteriore (in senso cronologico), che non revoca in modo espresso i precedenti, annulla di questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili [17] . Secondo la tesi che appare preferibile, confortata da parte della dottrina e della giurisprudenza, la caducazione delle precedenti disposizioni non discenderebbe dall’ intento di revocare, bensì dalla constatazione dell’ oggettiva incompatibilità tra disposizioni. [18]

L'art. 683 cod. civ. prevede l'ipotesi in cui il testamento cronologicamente posteriore rimanga senza effetto, come accade quando l'erede istituito o il legatario è premorto al testatore, oppure è incapace o indegno, ovvero ha rinunziato all'eredità o al legato. Anche in questi casi si producono gli effetti revocatori di cui alla norma precedente [19] . Ciò non toglie che, se il testamento successivo sia dichiarato nullo o comunque venga eliminato in esito ad un'impugnativa (perchè ad esempio frutto di captazione), la revoca non abbia luogo, permanendo l'operatività delle disposizioni contenute nel precedente atto di ultima volontà [20].

         

C) L’azione di impugnazione per annullabilità:

-       la formulazione delle domande: errori da evitare

-       incapacità del testatore: gli orientamenti giurisprudenziali

-       vizi della volontà: l’onere della prova

 

 


L’ annullabilità presuppone un’ anomalia del negozio, considerata dal legislatore di minor gravità, alla quale va pertanto comminata una minore sanzione. L’ annullabilità si verifica soprattutto per i cosiddetti vizi di forma, per i vizi della volontà e per incapacità di disporre per testamento. La legittimazione spetta a chiunque ne abbia interesse. In tal caso la dottrina parla di annullabilità assoluta. L’annullabilità presuppone un’anomalia del negozio considerata dal legislatore di minore gravità (rispetto ai casi di nullità) e comporta una sanzione meno grave. Il negozio produce, infatti, tutti gli effetti a cui era diretto, ma questi possono venire meno con l’azione di annullamento.

L’azione si prescrive in 5 anni, che nei casi di annullabilità delle disposizioni per incapacità di testare o per vizi di forma, decorre dal giorno in cui è stata data esecuzione alla disposizione stessa, mentre nei casi di annullabilità per vizi di volontà del testatore decorre dal giorno in cui si è avuta rispettivamente notizia dell’errore, della violenza o del dolo. Particolare attenzione, in sede di domanda di annullamento, deve essere prestata alla legittimazione,

Secondo la Suprema Corte [21], infatti, l’art. 591 c.c., attribuendo la facoltà di impugnare il testamento a chiunque abbia interesse, estende, rispetto alla normale azione di annullamento, la categoria dei soggetti legittimati all’impugnazione, assimilando la relativa disciplina a quella dell’azione di nullità prevista  dall’art. 1421 c.c. Essa pone, tuttavia, un preciso limite a detta estensione, rappresentato dalla necessità che chi invoca l’annullamento abbia interesse ad ottenerlo e non sia un “quisque de populo“.

Tale interesse, infatti, deve essere diretto ed attuale e non eventuale e futuro, di modo che la posizione giuridica soggettiva di chi agisce sia suscettibile di ricevere un concreto ed effettivo pregiudizio dal permanere valido dell’atto e, per converso, un concreto ed effettivo vantaggio dalla sua caducazione. Fatta questa necessaria premessa, nell’ambito delle disposizioni testamentarie secondo una recente sentenza di merito [22] il testamento può essere annullato per incapacità naturale del testatore . E’ tuttavia necessaria la prova che il de cuius, al momento della redazione del proprio testamento, fosse incapace, di comprendere il significato e la portata dell’atto che stava compiendo.

Questi provvedimenti hanno recepito in pieno il principio postulato dalla Suprema Corte [23] in una nota sentenza secondo cui “l’annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere.” o ancora [24]l’annullamento del testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice alterazione delle facoltà psichico - intellettive del de cuius, ma la ben più rigorosa prova che, a causa di una infermità transitoria o permanente, il soggetto, all’atto della formazione delle disposizioni testamentarie, sia stato privo in modo assoluto della capacità di autodeterminarsi, così da versare in condizioni analoghe a quelle che, concorrendo l’abitualità, legittimerebbero la pronuncia di interdizione per infermità di mente”.

Secondo altra pronuncia di merito [25], il testamento deve considerarsi pienamente valido, poiché, sebbene redatto solo due mesi prima della diagnosi di una demenza, trattasi di un semplice elemento presuntivo che richiede, per assurgere a livello di prova, del paradigma della gravità, precisione e concordanza degli elementi su cui fondare lo stato d’ incapacità naturale. Infine, quando la richiesta di annullamento del testamento tragga la sua origine in una presunta incapacità naturale del de cuius spetta all’attore l’onere [26] di dimostrare la sussistenza di una effettiva condizione di incapacità del testatore, poiché tale situazione postula la sussistenza di una infermità, transitoria o permanente che sia, che colpisce il soggetto nel momento della redazione dell’atto. Secondo quanto afferma la Suprema Corte [27], poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo.

Frequente motivo d’impugnazione è la captazione, ossia il dolo che si assume essere stato posto in essere per condizionare la volontà del testatore. Per affermare l’esistenza della captazione, che dev’essere configurata come il dolus malus causam dans, non basta però una qualsiasi influenza esercitata sul testatore per mezzo di sollecitazioni, consigli, blandizie e promesse, ma è necessario il concorso di mezzi fraudolenti, idonei ad ingannare il testatore e ad indurlo a disporre in modo difforme da come avrebbe deciso se il suo libero orientamento non fosse stato viziato. L’idoneità dei mezzi de quibus deve però essere valutata, in relazione al testamento, con maggiore elasticità rispetto alla materia contrattuale, e, in ogni caso, con precipuo riferimento all’età, allo stato di salute e alle condizioni psichiche del de cuius [28]. Poiché la prova di un’attività captatoria della volontà del testatore non può aversi normalmente in via diretta, la stessa può desumersi da comportamenti, atti ed eventi altrimenti non spiegabili sia del testatore che di coloro che dalla frode stessa vengano a trarre beneficio; a tal fine sono, pertanto, ammissibili e rilevanti le prove testimoniali dirette a dimostrare il comportamento dei parenti negli ultimi giorni di vita del de cuius., tali da indurlo, ad esempio, a redigere un testamento pubblico malgrado avesse già provveduto, con precedenti olografi, a curare minuziosamente il trasferimento dei propri beni per il tempo successivo alla sua morte [29]. 

Altro motivo d’impugnazione del testamento può essere la sua falsità, per il cui accertamento ci si può giovare del procedimento di verificazione della scrittura privata (art. 216 e segg. c.p.c.). L’espletamento della consulenza grafica in questo tipo di procedimento non osta a che il giudice di merito possa far ricorso ad altre fonti di prova e, in particolare, a presunzioni semplici, desunte, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, da fatti acquisiti mediante prova testimoniale [30]. 

La disposizione testamentaria può inoltre essere impugnata quando sia effetto di errore, violenza o dolo e la relativa azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia di tali vizi. La circostanza che il testamento pubblico sia stato redatto, in modo chiaro, da un pubblico ufficiale, ossia da un tecnico del diritto, non costituisce prova al fine di ritenere che il disponente fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali o che la sua volontà fosse libera; di conseguenza l’atto può essere contestato con ogni mezzo di prova, senza bisogno di proporre querela di falso [31].

 

2) Testamento privo di data, dati catastali e firma dei testimoni.

La formazione del testamento pubblico dà scaturigine a non pochi problemi interpretativi stante il rigido formalismo cui é sottoposto. Si discute, ad esempio, se sia valido il testamento sottoscritto dal de cuius il quale sia morto prima che venisse apposta la firma del notaio e dei suoi testimoni. Alcuni Autori propendono per la nullità del testamento , perché questo deve essere completato con la sottoscrizione di tutti gli intervenuti, alla presenza del testatore; ma la dottrina prevalente e la giurisprudenza risalente propendono per la soluzione positiva, in quanto il testatore ha compiuto tutti gli atti espressione della propria volontà.

In caso di mancanza di data, o di data non correttamente apposta ( ad es. sulla busta ) il testamento può essere annullato. Esso, inoltre, perde la propria efficacia revocatoria, in quanto, ai sensi dell’ art. 682 c.c., dovrebbe essere posteriore, e tale posteriorità si evince appunto dalla data.

La mancanza dei dati catastali i quali sono indispensabili ad identificare l’ immobile che cade in successione, quali mappe censuarie, numeri catastali, confini, non importa nullità dell’ atto, e neppure invalidità della trascrizione, a meno che, ai sensi dell’ art. 2665 cc., questa determini incertezza sull’ identificazione del bene o sui diritti ad esso inerenti. Ai sensi dell’ art. 137 co. 1 l. notarile, l’ omessa indicazione dei dati catastali determina solamente un’ ammenda a carico del notaio redigente. In caso di immobile indicato dal testatore in maniera inequivocabile, ma privo di dati catastali, non si configura tuttavia alcuna responsabilità del notaio, ed il testamento non é in alcun modo nullo né annullabile, posto che l’ immobile de quo é stato indicato con chiarezza [32].

 

3) Termini prescrizionali nelle diverse forme di invalidità.

Il testamento può essere impugnato per svariate ragioni: viene anzitutto in considerazione il difetto di capacità legale o naturale (art. 591 cod. civ. ). La volontà testamentaria può inoltre aver subito aberrazioni durante il processo formativo, a causa di vizi del volere (art. 624 cod. civ.). Vengono infine in considerazione gli ulteriori vizi di carattere formale che, pur non dando luogo all'estrema conseguenza della nullità (in relazione alla quale non si pongono certo problemi di prescrizione dell'azione volta a farla valere), comunque producono un'alterazione patologica invalidante (art. 606 cod. civ.). In tutti questi casi la legge ha disposto un termine prescrizionale omogeneamente determinato nella misura di cinque anni, sia pure tenuto conto delle divergenze che si possono registrare in relazione al dies a quo di decorrenza. Ad esempio, nel caso di impugnazione del testamento per incapacità, il dies a quo decorre dal giorno in cui fu data esecuzione al testamento. Analogamente é previsto per i vizi formali dell’ atto. Nel caso d’ impugnazione per vizi della volontà, invece, il termine prescrizionale decorre dal giorno della scoperta dell’ errore, violenza o dolo.

                           

 

 

4) Limiti di impugnazione del testamento fiduciario.

Secondo la Suprema Corte non sono litisconsorti necessari i soggetti intestatari in qualità di semplici fiduciari di beni caduti in successione, la cui effettiva titolarità appartenga, invece, al fiduciante [33]

Sotto un concorrente profilo, il testamento fiduciario è una particolare forma di testamento, definito come l'atto di ultima volontà destinato ad avvantaggiare patrimonialmente una persona (vero erede o vero destinatario di un legato) per mezzo di un'altra persona (erede o legatario apparente). In pratica il testatore impone all'erede o al legatario (nominati nel testamento) l'obbligo di conservare i beni ricevuti per restituirli, immediatamente alla sua morte o entro una certa data o al verificarsi di una condizione, ad un'altra persona (denominata beneficiario) designata dal testatore medesimo e che può essere o meno indicata nel testamento.

Il nostro Codice all’. 627 stabilisce che non è concessa azione in giudizio per rivendicare un'eredità fiduciaria o una disposizione fiduciari, anche qalora l’ erede o il legatario nominato sia, in realtà, solo una persona interposta. Nè, del resto, é concessa neppure azione di simulazione (art. 1414). L'eventuale fiduciario ha così solo un obbligo morale e non giuridico di trasmettere l'eredità al beneficiario e questi, in caso di inadempimento da parte del fiduciario, potrà impugnare il testamento solo per errore sul nome o sull'oggetto, oppure per violenza o dolo perpetrato sul testatore (azioni concesse a chiunque vi abbia interesse art. 624), o per lesione di legittima, nel caso sia un legittimario.

In pratica non è ammessa una "successione indiretta" né "universale" né "particolare", cioè attraverso una persona che figura come semplice interposto o " (erede o legatario apparente).

 

5)   L’azione di risoluzione per inadempimento dell’onere.

 

L’ onere o modus é elemento accidentale se apposto al testamento, con la conseguenza che la sua nullità non dovrebbe di regola inficiare il negozio principale ( testamento ) cui accede.

Orbene, un risalente orientamento giurisprudenziale riconosceva la legittimazione ad agire per ottenere la risoluzione del modus a qualsiasi interessato [34]. Successivamente la Suprema Corte ha adottato un indirizzo più restrittivo: legittimato é anzitutto il titolare dell’ interesse perseguito dal testatore; in secondo luogo, qualora l’ onere sia disposto a favore di una categoria indeterminata di persone, la legittimazione ad agire spetta a tutti gli appartenenti a quella categoria. Ciò attiene più propriamente alla natura giuridica del modus, quale fonte di un rapporto obbligatorio: in quest’ ottica legittimato ad esercitare un’ azione volta ad ottenere una sentenza di condanna nei confronti dell’ onerato sarebbe il titolare del diritto di credito nei confronti del soggetto passivo dell'obbligazione, ad eccezione dell'ipotesi in cui il modo sia volto a realizzare un interesse morale del disponente, nel qual caso la legittimazione spetterebbe ai suoi prossimi congiunti. In caso di azione per la risoluzione della disposizione testamentaria, parte della dottrina e della giurisprudenza riconoscono la legittimazione attiva a coloro che per effetto della risoluzione della disposizione testamentaria subentrino nei diritti e negli obblighi dell’ onerato inadempiente ( art. 677 co. 3 c.p.c. ); altra parte della dottrina estende la legittimazione anche agli interessati all’ adempimento. In ogni caso é ammessa azione per lesione della quota di legittima ad opera del testatore il quale abbia ecceduto la porzione riservata tramite apposizione di modus.

 

6) Il testamento falso e problematiche sulla prova [35].

 

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 8272 del 24 maggio 2012, seguendo un indirizzo ormai univoco indicato dalle Sezioni Unite [36], è tornata di recente ad affermare la necessità che, in tema di impugnazione di testamento olografo, l‘ accertamento della falsificazione della scrittura sia effettuato mediante querela di falso, non ritenendosi sufficiente il mero disconoscimento dell’atto.

Più nel dettaglio il contrasto era rilevabile nella Giurisprudenza della Corte che affermava motivatamente come la detta scrittura non fosse assoggettata alla disciplina sostanziale di cui all’art. 2702 c.c. e a quella processuale di cui all’art. 214 c.p.c., sicché non sarebbe stato necessario impugnarla per falsità, mentre in senso diverso, altrettanto motivatamente, si erano pronunciate altre sentenze, le quali avevano affermato motivatamente che la contestazione dell’autenticità di tali scritture dovesse avvenire nelle forme di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c., risolvendosi in una eccezione di falso.

La ragione di tale contrasto non risiede però soltanto in un approccio diverso alla normativa in astratto applicabile, ma nasce dalla considerazione che non tutte le scritture provenienti da terzi hanno lo stesso grado di incidenza processuale (e sostanziale).

Ritenere quindi che la contestazione delle medesime possa avvenire soltanto con la querela di falso significherebbe attribuire ad esse un valore privilegiato nell’ambito delle prove a disposizione del Giudice, che non potrebbe trovare giustificazione con riguardo a tutte le scritture provenienti da terzi, ma soltanto per quelle che hanno un intrinseco grado di attendibilità quanto meno sostanziale, come appunto nel caso del testamento olografo; atto che per la natura e la rilevanza che gli sono propri non può essere considerato, sotto il profilo probatorio, assimilabile ad altre scritture provenienti da terzi, e che é tale da richiedere la querela di falso per contestarne l’autenticità.

 

7) La manomissione del testamento ad opera di terzi [37].

 

 

La principale caratteristica del testamento olografo è rappresentata dall'autografia, vale a dire il testamento deve essere scritto, nella sua totalità, di mano del testatore (art. 602, 1° co., c.c.) La scrittura autografa consente di accertare l'autenticità del testamento olografo e la sua provenienza dal testatore. Attraverso il requisito dell'autografia si rende più complessa la possibilità per i terzi di alterare o manomettere la scheda. Una disposizione successiva, aggiunta da un terzo, non compromette la validità del testamento olografo originario, quando sia individuata e limitata; soprattutto, se sia possibile estrapolarla con certezza, senza compromettere, in alcun modo, il testamento olografo originario; in caso contrario, l’'intervento del terzo compromette l'autografia del testamento olografo e può determinare la nullità del testamento stesso La collaborazione del terzo, ove si estrinsechi in una collaborazione di tipo intellettuale, atta a colpire la volontà del testatore, produce l'invalidità del testamento olografo, pur perfetto quanto a requisiti formali. Giurisprudenza consolidata, pur accogliendo l'indirizzo più rigoroso, occorre valutare l'intervento del terzo anche in base al momento temporale in cui si colloca. Il requisito dell'olografia deve essere rispettato nel momento in cui il testatore perfeziona la sua volontà testamentaria; le manomissioni di terzi, successive a tale momento, non ne compromettono la validità.

8) L’amministrazione dei beni ereditati in pendenza di giudizio.

Il legislatore, al fine di conservare il patrimonio ereditario, ha creato un sistema di amministrazione dei beni ereditari, i cui soggetti si possono dividere in due categorie: amministratori titolari o non titolari di un ufficio di diritto privato. Relativamente alla prima categoria si può menzionare innanzitutto il chiamato all’ eredità; relativamente alla seconda il curatore dell’ eredità giacente, ovvero sottoposta ad una condizione sospensiva, ovvero ancora soggetta ad un giudizio pendente. Il curatore ha il potere di esercitare e il dovere di promuovere le ragioni dell’ eredità, e di rispondere alle istanze proposte contro la stessa; é quindi legittimato, sia attivamente che passivamente, in tutte le cause che riguardano l’ eredità. Tale curatore amministra l’ eredità sotto la vigilanza del Tribunale, sia per quanto riguarda gli atti di ordinaria che di straordinaria amministrazione; egli é tenuto a depositare presso l’ istituto di credito scelto dall’ Autorità Giudiziaria il denaro risultante dalla vendita dei beni ereditari, ed é legittimato al pagamento dei debiti ereditari e dei legati.

9) La revocazione delle azioni testamentarie. Conseguenze giuridiche.

La nullità delle disposizioni testamentarie, da qualunque causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione ( conferma tacita ). Tale istituto trova la propria origine nel principio di conservazione degli atti mortis causa , secondo il quale il legislatore esprimerebbe un favor per la conservazione dell’ atto, onde consentire agli eredi di dare esecuzione agli atti di ultima volontà del defunto, ancorché espressi in modo formalmente o sostanzialmente difforme dallo schema normativo tipico. Trattasi, in buona sostanza, di un negozio autonomo [38] la cui causa consiste nell’ eliminazione dei vizi di cui é inficiata la disposizione testamentaria che s’ intende sanare.

In definitiva, il negozio di conferma si integra con la disposizione negoziale invalida e determina il sorgere di una nuova fattispecie, alla quale l’ Ordinamento riconduce gli stessi effetti che avrebbe avuto la disposizione testamentaria qualora fosse risultata valida [39].

Milano, settembre 2013

                                                           avv. Roberto Campagnolo




[1] Criscuoli, Il testamento. Norme e casi, Padova, 1995, p. 193.

[2] Santoro - passarelli, Dottrine generali di diritto civile, p. 25; Torrente - schlesinger, manuale di diritto privato, ultima ed., p. 944.

[3] Conformi Bianca, Diritto civile, Vol. IV, Milano, 1998, p. 793 e S. Romano, Note sulle obbligazioni naturali, Firenze, 1953, p. 33. Contra si afferma che il fiduciario non adempie ad una propria obbligazione verso il beneficiario e che, pertanto, la fiducia dà origine ad un dovere equiparato dalla legge, riguardo agli effetti, ad un'obbligazione naturale (Mirabelli, Le disposizioni fiduciarie nell'art. 627 c.c., in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1955, p. 1061 e Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 1996, p. 477). Un recente orientamento ( Visalli, Il contratto estimatorio nella problematica del negozio fiduciario, Milano, 1974, p. 21 e Criscuoli, Le obbligazioni testamentarie, Milano, 1980, p. 585 ) lo ha inquadrato nell'istituto della conferma tacita delle disposizioni testamentarie nulle prevista dall'art. 590 cod. civ.

 

[4] Azzariti, le successioni e le donazioni, Napoli 1990, p. 66; Cariota - ferrara, Le successioni per causa di morte, p . 267; Messineo, Manuale di diritto civile e commerciale, vol III, p. 312.

[5] Cicu, Successioni per causa di morte. Parte generale in Tratt. dir. civ. comm. diretto da Cicu e Messineo, Milano, pag. 60 ss.

[6] In dottrina, adottano la tesi meno rigorosa: Pugliatti, Dell’ istituzione di erede e dei legati, p. 573; Azzariti, Le successioni e le donazioni, cit., 618.

[7] Il legislatore statuisce che “ il possesso non può durare più di un anno dalla dichiarazione di accettazione, salvo che l'autorità giudiziaria, per motivi di evidente necessità, sentiti gli eredi, ne prolunghi la durata, che non potrà mai superare un altro anno” (art. 703, terzo comma, c.c.). Sul rapporto tra il possesso dei beni ereditari e il termine dall’accettazione dell’incarico si è pronunciata anche la Suprema Corte, sottolineando che “ l'esecutore testamentario non acquista il possesso dei beni ereditari ipso iure con l'accettazione dell'incarico, dovendo richiederlo all'erede. Ove, pertanto, egli non sia in grado di entrare nel possesso dei beni ereditari - avvenga ciò per rifiuto dell'erede di procedere alla consegna dei beni stessi o per altre contestazioni dallo stesso sollevate - non può porsi a carico dell'esecutore l'impossibilità, dovuta a fatto a lui non imputabile, di esercitare le sue funzioni ed in tal caso il termine di un anno dalla dichiarazione di accettazione, previsto dall'art. 703 c.c., non potrà cominciare a decorrere se non dal momento in cui sarà cessata la causa dell'impedimento” (Cass. civ. Sez. II, 27-01-1995, n. 995, in Mass. Giur. It., 1995).

 

 

[8] Manca, Degli esecutori testamentari, in Codice civile. Libro delle successioni per causa di morte e delle donazioni. Comm. dir. da D'Amelio, Firenze, 1941, p. 654.

 

[9] Manca, Degli esecutori testamentari, in Codice civile. Libro delle successioni per causa di morte e delle donazioni. Comm. dir. da M. D'Amelio, Firenze, 1941, p. 654.

 

[10] Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza 24 febbraio 2004, n. 3636.

 

[11] Conformi Cass., 22 novembre 1995, n. 12098; Cass. 13 ottobre 1975, n. 3286, 10 maggio 1967, n. 952.

 

[13] Cass. civ. 25 marzo 2011 n. 6978.

[14] cfr. Colangeli, Clausola arbitrale e volontà testamentaria, in www. personaedanno.it.

[15] Mengoni 1984, 100.

[16] Cass. 27.7.1964 n. 2071.

[17] Cass. Civ. Sez. II, 12649/01.

[18] Così Allara, La revocazione delle disposizioni testamentarie, Torino, 1951, p. 214; Talamanca, Successioni testamentarie, in Comm.cod.civ., a cura di Scialoja - Branca, Bologna - Roma, 1965, p. 85.

[19] La norma troverebbe applicazione, secondo la dottrina dominante, non solo nell'ipotesi di revoca tacita prevista dall'art. 682 cod.civ., ma anche nell'ipotesi di revoca espressa (art. 680 cod.civ.). Cfr. Capozzi, Successioni e donazioni, t. 2, Milano, 1982, p. 544).

[20] Ciò risulta dalla considerazione della intima connessione esistente tra revoca e nuovo testamento (il testatore si è deliberato di revocare il precedente testamento in quanto intendeva disporre validamente delle proprie sostanze con un secondo testamento). Cfr. Palazzo, Le successioni, t. 2, in Tratt. dir. priv., a cura di Iudica e Zatti, Milano, 2000, p. 826.

 

[21] Cass. civ., Sez. II, 04/12/1998, n. 12291.

[22] Trib. Bari, Sez. I, 03/05/2010.

[23] Cass. civ., Sez. II, 15/04/2010, n. 9081

[24] Cass. civ., Sez. II, 27/10/2008, n. 25845.

[25] App. Roma, Sez. III, 08/09/2007.

[26] Trib. Palermo, Sez. II, 02/03/2009

[27] Cass. civ., Sez. II, 18/04/2005, n. 8079. Conforme Cass. sez. II, 30. 01.2013, n. 2122.

[28] Cass. 14/6/2001, n. 8047. D’ Isa, La nullità del testamento.

[29] Cass. 18/8/1981, n. 4939.

[30] Cass. 6/4/1981, n. 1940

[31] Cass. 18/8/1981, n. 4939.

[32] Per un approfondimento bibliografico o giurisprudenziale si rinvia a: Campagnolo, Successioni e donazioni. Questioni processuali, Milano, Giuffré Ed., ultima ed.

[33] Cass. 1/7/1993, n. 7186). 


 

[34] Cass. 20.9.1968 n. 3043

[35] Scicchitano, Testamento olografo, il disconoscimento della scrittura privata va fatto con querela di falso

[36] S.U. 23 giugno 2010 n. 15169.

[37] Ambanelli, Aggiunte apocrife successive e manomissioni di terzo al testamento olografo, in Fam. pers. succ. n. 7/2009.

 

[38] Torrente - schlesinger, Manuale di diritto privato, p. 545; rescigno, Interpretazione del testamento, Napoli, 1952; gazzara, Fiducia testamentaria, in Enc. dir., Milano, 1968, vol. XVII, p. 427; Santoro - pasarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli , 1997; Gabrielli, l’ oggetto della conferma ex art. 590 c.c., in Riv. trim. dir. proc. civ, 1964, p. 1336 ss.; Fedele, Della nullità del contratto, in Comm. cod. civ. diretto da D’ Amelio e Finzi, Firenze 1948, Il libro delle obbligazioni, vol. I, 637 ss; cfr. per tutte in giurisprudenza Cass. 24 aprile 1965 n. 719.

[39] Giacobbe, voce convalida ( dir. priv. ) in Enc. dir. Milano, 1960, vol X, p. 483; Bianca, Diritto civile, 2, La famiglia, Le successioni, Milano, 1981.

Istituto del Trust nelle successioni



Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo, dello Studio Legale Campagnolo e Associati, ha redatto il seguente saggio sul trust, istituto di estrema attualità che sta assumendo una notevole importanza nella trasmissione della ricchezza patrimoniale, anche nell'ambito della famiglia.

IL TRUST

Il trust è un istituto di matrice anglosassone mediante il quale un soggetto utilizza uno o più beni (i quali possono essere indistintamente immobili, mobili registrati, mobili non registrati e crediti) per addivenire alla costituzione di un patrimonio separato, finalizzato ad uno o più scopi specifici. Esso ha trovato ingresso nel nostro ordinamento per mezzo della legge 9 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992, la quale ha recepito la Convenzione dell'Aja del 1985, divenendo, in tal modo, a tutti gli effetti un istituto riconosciuto nel nostro Paese ma non direttamente regolamentato dalla legge italiana. È infatti la stessa Convenzione che, all'articolo 2, si preoccupa di fornire una definizione dell’istituto in esame, prevedendo che “per trust s'intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora alcuni beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato”. In altre parole, il trust ricorre quando un soggetto, chiamato settlor, al fine di separare dal suo patrimonio alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi, li sottopone, indistintamente mediante testamento o atto inter vivos, al controllo, affidamento e gestione di un altro soggetto, il quale potrà essere una persona (cd. “trustee”) oppure una società professionale (cd. “trust company”)

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STUDIO LEGALE CAMPAGNOLO Il trust è un istituto di matrice anglosassone mediante il quale un soggetto utilizza uno o più beni (i quali possono essere indistintamente immobili, mobili registrati, mobili non registrati e crediti) per addivenire alla costituzione di un patrimonio separato, finalizzato ad uno o più scopi specifici. Esso ha trovato ingresso nel nostro ordinamento per mezzo della legge 9 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992, la quale ha recepito la Convenzione dell'Aja del 1985, divenendo, in tal modo, a tutti gli effetti un istituto riconosciuto nel nostro Paese ma non direttamente regolamentato dalla legge italiana.  È infatti la stessa Convenzione che, all'articolo 2, si preoccupa di fornire una definizione dell’istituto in esame, prevedendo che “per trust s'intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora alcuni beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato”. In altre parole, il trust ricorre quando un soggetto, chiamato settlor, al fine di separare dal suo patrimonio alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi, li sottopone, indistintamente mediante testamento o atto inter vivos, al controllo, affidamento e gestione di un altro soggetto, il quale potrà essere una persona (cd. “trustee”) oppure una società professionale (cd. “trust company”).  Sostanzialmente il trust può essere utile ogni volta in cui un certo scopo, da realizzarsi mediante determinati beni, sia raggiungibile mediante l’affidamento dei predetti beni a un soggetto diverso da colui che matura il desiderio di realizzare quello scopo.   L’effetto del trust è duplice: da un lato provoca la fuoriuscita di determinati beni dal patrimonio del disponente e dall’altro comporta la segregazione o separazione di tali beni nell’ambito del patrimonio del trustee, all’interno del quale i beni stessi vengono trasferiti mediante un vero e proprio passaggio di proprietà.  I beni impegnati risultano, quindi, sottoposti sia ad un vincolo di destinazione (ovvero riservati alla realizzazione di uno specifico scopo o ad un determinato soggetto) che ad un vincolo di separazione (cioè sono giuridicamente separati sia dal patrimonio residuo del disponente sia da quello del trustee). Sempre l'articolo 2, infatti, stabilisce, nel delineare i caratteri principali dell’istituto, “a) che i beni del trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee; b) che il trustee ha il potere-dovere di amministrare o disporre dei beni secondo quanto previsto dall’atto costitutivo o dalla legge; c) che non è incompatibile con l’esistenza del trust il fatto che il costituente si riservi alcune prerogative o che al trustee siano riconosciuti alcuni diritti come beneficiario”. Quanto detto significa che, dal momento che i beni del trust formano un patrimonio separato, essi non potranno in nessun caso essere aggrediti dai creditori di nessuno dei soggetti coinvolti, anche nel caso in cui siano intestati ad un altro soggetto, non appartenendo, di fatto, né al trustee, né al settlor.  Proprio questo punto è stato uno di quelli che maggiormente hanno complicato l'accettazione dell'istituto in esame nel nostro paese. Il trustee, infatti, è l’unico titolare dei diritti relativi ai beni interessati che il settlor ha deciso di vincolare, seppure nell’interesse dei beneficiari o per il perseguimento dello scopo definito, ma questi restano all’interno del patrimonio del trust e diventano estranei sia al patrimonio del disponente che a quello personale del trustee.  Quanto detto si scontra però con il fatto che in Italia, secondo l'opinione maggioritaria della dottrina e della giurisprudenza, la proprietà non possa in alcun caso essere sdoppiata, con il risultato che, inizialmente, diversi studiosi di notevole pregio hanno ritenuto che l’istituto in esame fosse in contrasto con i principi fondanti del nostro sistema di diritto, tentando di farlo rientrare in alcune categorie già esistenti e riconosciute nel nostro ordinamento. Sul punto, però, occorre sottolineare che, rispetto ai due istituti “nostrani” maggiormente somiglianti, ovvero il negozio fiduciario e il contratto in favore di terzi, sussistono alcune fondamentali differenze che fanno del trust uno strumento assolutamente a sé stante. Circa il negozio fiduciario, infatti, il trustee, nello svolgimento della propria funzione, sarà obbligato solo ed esclusivamente verso il beneficiario del trust e mai nei confronti del settlor, il che costituisce la maggior differenza rispetto all'istituto appena citato. Quanto al contratto a favore di terzi, invece, la differenza fondamentale è costituita dal fatto che il beneficiario non dovrà dichiarare di voler beneficiare del trust istituito in suo favore, essendo esso istituibile direttamente mediante l’atto unilaterale del disponente. Ciò premesso circa l’istituto del trust, occorre soffermarsi sulle caratteristiche di settlor e trustee. In particolare, se la persona del settlor potrà essere impersonata da chiunque conferisca determinati suoi beni in un trust, con riguardo alla figura del trustee occorre segnalare che, per espressa determinazione dell’articolo 11, potrà rivestire tale ruolo soltanto chi abbia determinate caratteristiche; il trustee, infatti, dovrà essere “dotato della capacità di agire e di essere convenuto in giudizio, oltre che di comparire, in qualità di trustee, davanti a notai o altre persone che rappresentino un'autorità pubblica”. Stante quanto detto, occorre però precisare che, benché i trust presentino caratteristiche comuni, i singoli trust potranno essere enormemente differenziati l'uno dall'altro.  Questo del resto non stupisce, dal momento che il trust costituisce uno dei mezzi che maggiormente tutelano e garantiscono l'autonomia privata. Innanzitutto, la principale differenza risiede nel fatto che non sempre - e comunque non necessariamente - l’istituto del trust richiede la compresenza di trustee, settlor e beneficiario. Infatti, nei cosiddetti trust di destinazione, i beni sono destinati a uno scopo specifico e vengono vincolati alla realizzazione di tale obiettivo, il che implica la totale assenza di un qualsivoglia beneficiario.  Inoltre, quand’anche vi sia un beneficiario, questo potrà essere sia determinato che indeterminato (in tale secondo caso la determinazione potrà essere compiuta successivamente dal settlor), oltre che immediato, mediato o finale, a seconda del momento in cui trarrà utilità dai beni costituenti il trust, godendone i frutti. In altre fattispecie, poi, può verificarsi anche che il soggetto interessato dal trust sia uno solo, non essendoci alcuna limitazione nel far coincidere le figure del trustee e del settlor. Quest’ultimo, infatti, ben potrebbe decidere di vincolare alcuni suoi beni ad uno specifico scopo e nominarsi trustee con riferimento a quel determinato trust. Al contrario, invece, è possibile che ai soggetti coinvolti se ne aggiunga un quarto, il quale prende il nome di protector e svolge funzioni di controllo e supplenza del trustee. Quanto, infine, alla durata del trust, questa è determinata dal settlor, il quale non può revocare il trust, salvo il caso in cui sia stato stabilito dall’atto costitutivo;  inoltre, tendenzialmente, tale istituto non può essere perpetuo, a meno che lo specifico ordinamento interessato non lo preveda espressamente.   Il trust, infatti, come stabilito dall’articolo 6, non è regolato da un’unica legge.  Questo significa, dunque, che la legge applicabile dovrà essere scelta volontariamente dal disponente nell’ambito delle giurisdizioni che ammettano e disciplinino in modo specifico il trust, con la precisazione, fornita all’articolo 7, secondo la quale “qualora non sia stata scelta alcuna legge, il trust sarà regolato dalla legge con la quale ha collegamenti più stretti”. Occorre specificare, inoltre, che è consentito prevedere che alcuni aspetti del trust siano disciplinati dalle leggi di due paesi differenti e che non sussiste alcun problema né per il riconoscimento in Italia di un trust istituito all’estero, né per la costituzione in Italia di un trust per beni situati all’estero. Allo stesso modo non c’è alcun limite per i cittadini stranieri circa la costituzione in Italia un trust su beni situati nel nostro paese. Questione che ha fatto molto discutere riguarda, invece, la possibilità di istituire dei trust in Italia da parte di cittadini italiani per beni situati in Italia.  Infatti, non essendo stata seguita la ratifica della Convezione dell’Aja da una legge di applicazione, l’Italia, che pur si è impegnata a riconoscere i trust che presentano elementi di collegamento con il diritto di altri Stati che riconoscono l’istituto del trust, non ha affrontato la questione afferente il piano del diritto interno, con il risultato che il trust interno è stato riconosciuto come ammissibile esclusivamente in tempi recenti e mediante un largo uso dell’intervento giurisprudenziale. In ogni caso, la legge prescelta o selezionata secondo i criteri indicati dall’articolo 7, disciplina “la validità, l'interpretazione, gli effetti e l'amministrazione del trust”, con particolare riferimento a: “a) la nomina, le dimissioni e la revoca dei trustee, la capacità di esercitare l'ufficio di trustee e la trasmissione delle funzioni di trustee; b) i diritti e obblighi dei trustee tra di loro; c) il diritto del trustee di delegare in tutto o in parte l'adempimento dei suoi obblighi o l'esercizio dei suoi poteri; d) il potere del trustee di amministrare e di disporre dei beni in trust, di darli in garanzia e di acquisire nuovi beni; e) il potere del trustee di effettuare investimenti; f) i limiti relativi alla durata del trust e ai poteri di accantonare il reddito del trust; g) i rapporti tra trustee e beneficiari, compresa la responsabilità personale del trustee nei confronti di questi ultimi; h) la modifica o la cessazione del trust; i) la distribuzione dei beni in trust; j) l'obbligo del trustee di rendere conto della sua gestione”. Occorre precisare, poi, che la Convenzione, all’articolo 15, procede all’elencazione, per quanto non esaustiva, di una serie di materie delle cui norme inderogabili fa salva l’applicazione, prevedendo che, in caso di contrasto del singolo trust con tali norme o con i principi di ordine pubblico, il Giudice dovrà cercare di attuare gli scopi del trust in altro modo. Quanto alla situazione attuale, bisogna riconoscere che, grazie alla sua duttilità, il trust è riuscito a ritagliarsi uno spazio sempre maggiore anche nel panorama italiano. Ad esempio, infatti, esso risulta molto utile nell’ambito del diritto di famiglia, in particolar modo nel corso dei procedimenti di separazione o divorzio, come efficace strumento per la gestione dei beni comuni destinati alla famiglia. Di fatto, per la famiglia tradizionale il trust sopperisce ai limiti dell’istituto del fondo patrimoniale, in quanto offre un effetto segregativo di portata generale e di durata nel tempo, a prescindere dalla permanenza del vincolo del matrimonio. Allo stesso modo, il trust può rivelarsi molto utile nell’ambito della gestione di beni mobiliari o immobiliari, così come nell’ambito societario, dando vita ad una serie di veri e propri patrimoni autonomi, separati da quelli del settlor e del trustee e dunque non aggredibili dai rispettivi creditori, da utilizzare per scopi predeterminati. Inoltre, il trust può rispondere anche ad esigenze successorie. Ben può accadere, infatti, che un soggetto decida di ricorrervi per tutelare un determinato patrimonio nel passaggio generazionale oppure per tutelarlo dal rischio dello sperpero ad opera di soggetti incapaci di amministrarlo. Sul punto occorre precisare che tale istituto non pone alcun problema di contrasto con il divieto dei patti successori; infatti, se il patto successorio si concreta in un contratto tra il futuro de cuius e l’erede o il futuro erede e un beneficiario, nel trust è completamente assente tale elemento dell’accordo tra settlor e beneficiario. In conclusione si può affermare che il trust è diventato un istituto essenziale e largamente utilizzato, il cui successo è legato sostanzialmente alla sua natura di strumento che consente di tutelare una serie di interessi che le nostre categorie giuridiche, ormai affette da un profondo invecchiamento, non sarebbero in grado di proteggere.   Inoltre, circa le posizioni di quella ristretta minoranza che ancora oggi si ostina a negare l’ammissibilità del trust, sono stati, in diverse occasioni, la giurisprudenza e lo stesso Legislatore a intervenire sull’argomento. Infatti, in risposta a chi, in tema di pubblicità, sosteneva che mancasse una norma in base alla quale si sarebbe potuta effettuare la trascrizione e che il nostro sistema immobiliare non riconoscesse la trascrizione di una doppia titolarità, la giurisprudenza ha stabilito che la trascrizione del trust può avvenire per il tramite dell’articolo 2645 c.c.. Inoltre, il Tribunale di Trieste, con decreto emesso già in data 25 settembre 2005, si era pronunciato a favore dell’ammissibilità del trust nel nostro ordinamento, sulla scia di altre pronunzie giudiziarie di merito succedutesi in materia, quasi tutte favorevoli all’applicazione del negozio anglosassone (ex multis Trib. Bologna, sent. 1° ottobre 2003). In ogni caso, il problema della trascrivibilità del trust è stato definitivamente superato mediante l’introduzione – ormai avvenuta oltre 10 anni fa - dell’articolo 2645 ter c.c., il quale prevede la trascrizione degli atti di destinazione che non superino i 90 anni.  La rilevanza di tale norma è duplice, perché non solo ha sanato non solo ogni dubbio sulla possibilità di trascrivere il trust, ma, di gran lunga più importante, ha sancito indirettamente la legittimità di tale istituto. Occorre precisare, però, che il vastissimo uso che del trust viene fatto in Italia ha imposto ulteriori interventi giurisprudenziali per arginare l’utilizzo elusivo di tale strumento rispetto alle leggi nazionali. Per questo motivo, tanto il Tribunale di Bologna quanto quello di Trieste, entrambi con sentenze del gennaio 2014, hanno precisato due aspetti sostanziali di cui devono necessariamente fregiarsi i trust interni per essere ritenuti ammissibili. Innanzitutto essi devono essere meritevoli di tutela, ossia perseguire un fine che con gli ordinari strumenti del diritto civile non sarebbe altrimenti perseguibile; tale precisazione, inoltre, deve essere obbligatoriamente contenuta nelle premesse dell’atto istitutivo.  In secondo luogo, da ultimo, il disponente non può riservarsi ogni potere all’interno del trust, dal momento che qualsiasi trust interno deve comunque passare il primo ed imprescindibile vaglio di conformità ai precetti posti a fondamento della Convenzione, il cui articolo 2, ultimo comma, esclude espressamente tale possibilità.


 

 

 

 

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo è stato invitato giovedì 12.03.15 alla trasmissione televisiva in diretta su Sky ad esporre le ultime novità legislative in tema di separazioni e divorzi, visibili dal video soprastante.

 



Conferenza su successioni e donazioni, Roma.

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo durante la Conferenza su Separazioni Divorzi e Successioni a Roma.

 

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Alla ricerca del testamento perduto.

 

L'avvocato Roberto Campagnolo ha pubblicato un articolo sulla rivista Patrimonio e Consulenza, aprile-giugno 2016, dal titolo "Alla ricerca del testamento perduto".

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Specializzazioni

Pubblicazioni

Pubblicazioni scientifiche redatte dall. Avv. Campagnolo

l'Avvocato Campagnolo dal 1984 si occupa di Successioni e Testamenti ed è stato docente di diritto privato presso l’Università Bocconi di Milano

Successioni mortis causa

“Successioni mortis causa”, UTET (Torino) 2011.

Successioni e donazioni

“Successioni e Donazioni”, Giuffrè (Milano) 2009.

Linguaggio e regole diritto privato

Pubblicazioni collettanee del Prof. Avv. Roberto Campagnolo, CEDAM, 2005, con aggiornamenti biennali.

"Linguaggio e regole del diritto privato. Casi, domande e schede.", Giovanni Iudica, Paolo Zatti, Ed. Cedam.

Casi pubblicati dal Prof. Avv. Roberto Campagnolo e trattati nelle lezioni presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, in tema di separazioni, successioni, contratti

Codice Civile Annotato

Codice Civile Annotato
Editrice Egea
anno 2014.

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo ha collaborato con i più importanti docenti italiani per l'annotazione dell'ultimo codice civile per quanto riguarda la parte del diritto di famiglia e successioni.



Il Civilista
Giuffrè Editore.

L'avv. Roberto Campagnolo ha pubblicato sulla rivista Il Civilista l'articolo relativo all'ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento e la sua relativa funzione di prevenire liti future tra gli eredi.

Donazioni indirette - Successioni

L'avv. prof. Roberto Campagnolo ha pubblicato per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale) un articolo sulle donazioni indirette.
 
UN REGALO con mille cavilli   Il padre che paga la casa del figlio. La polizza assicurativa a favore di un terzo. Persino il trust può essere utilizzato per scopi liberali. Ma le donazioni indirette presentano diverse implicazioni  successorie e tributarie. Una guida ragionata per districarsi tra codici  e  giurisprudenza. di Roberto Campagnolo   Qualsiasi forma di donazione indiretta o di stipulazione a favore di terzo può realizzare una liberalità indiretta laddove l’attribuzione al terzo beneficiario sia ef- fettuata a titolo liberale e non sorretta da altra causa. Anche la remissione di un debito può essere utilizzata quale negozio mezzo per attuare una donazione indiretta, ogniqualvolta vi sia la volontà di avvantaggiare il debitore per mero spirito di liberalità e la remissione non sia, inve- ce, utilizzata per altri scopi, quale, ad esempio, ottenere benefici fiscali. Tra le ipotesi più frequenti, certamente, rientra l’assicura- zione a favore di terzo, precisando però che oggetto della donazione indiretta non sarà l’indennità pagata dall’assi- curatore, ma il premio pagato dal sottoscrittore. Di ciò si ha conferma in due specifiche disposizioni nor- mative: gli articoli 741 e 1923 del codice civile. Altri negozi che possono concretizzare un risultato liberale senza dover ricorrere al contratto tipico di donazione possono essere la delegazione, l’espromissione e l’accollo. Così come il trust, che potrebbe potenzialmente essere utilizzato per scopi liberali, ma non si potrà avere donazione indi- retta nei rapporti tra settlor e tru- stee o tra quest’ultimo e il benefi- cary, bensì solo ed esclusivamente in quelli intercorrenti tra settlor e beneficiario. Tuttavia, l’ammissibi- lità di tali ipotesi è fortemente di- scussa, ritenendosi da molti autori che una simile liberalità potrebbe violare alcune delle inderogabili norme sostanziali applicabili anche alle donazioni indirette (divieto di donazione di beni futuri, art. 771 c.c.; divieto di rappresentanza vo- lontaria nella donazione, art. 778 c.c.). Ma la figura che, certamente, si rinviene più spesso nella pratica di tutti i giorni e che comporta le più annose questioni in tema suc- cessorio è l’acquisto di un bene (generalmente un immobile) da parte di un soggetto (si ipotizzi, un figlio), con denaro somministrato da una diversa persona (nell’esem- pio, il padre). Tale risultato può essere raggiunto attraverso due diverse vie. Il padre interviene solo al momento del pagamento del prezzo e, attraver- so un adempimento del terzo (art. 1180 c.c.), salda il dovuto diretta- mente a favore del venditore. Ovvero, il padre potrebbe, ante- riormente all’acquisto, fornire al figlio la provvista necessaria all’ac- quisto. Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte (fra tutte si veda Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 17604 del 04/09/2015), nel primo caso, oggetto della donazione in- diretta sarebbe l’immobile e non il denaro; nel secondo, invece, non si sarebbe in presenza di una dona- zione indiretta, ma di una dona- zione diretta del denaro. Appare opportuno sottolineare come la giurisprudenza abbia di recente precisato il proprio orien- tamento, affermando che si avrà donazione indiretta dell’immobile e non del denaro, solo laddove il pagamento effettuato dal terzo sia pari  all’intero  prezzo  pattuito per la vendita, giacché la corresponsio- ne del denaro costituisce una di- versa modalità per attuare l’iden- tico risultato giuridico-economico dell’attribuzione liberale dell’im- mobile esclusivamente nell’ipotesi in cui ne sostenga l’intero costo (così Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 2149 del 31/01/2014).  Donazione indiretta e donazione simulata Quando  si  tende  a  parificare    le ipotesi di donazione indiretta con quelle di simulazione, spesso, si può cade in errore. Ritornando alla figura più conosciuta di donazione indiretta (l’acquisto di un bene da parte del figlio, con denaro sommi- nistrato dal genitore), la donazione non va confusa con il diverso caso di trasferimento diretto dal genitore al figlio attraverso un negozio qualifi- cato dalle parti come “vendita”, ma senza che vi sia alcun effettivo paga- mento di un corrispettivo. In questa ipotesi, non si ha un negozio mezzo (la “vendita”) attraverso cui realiz- zare un arricchimento per spirito di liberalità; si avrà, invece, una vera e propria donazione diretta dissimu- lata. Si hanno, pertanto, due distinti negozi: uno reale (la donazione) ed uno fittizio (la vendita). Importante corollario di questa distinzione è la necessità che il negozio “fittizio” – nell’esempio la vendita – rispetti  i requisiti di forma imposti per i veri e propri negozi donativi, ossia l’atto pubblico notarile con l’irrinunciabi- le presenza dei testimoni, a pena di nullità.  Donazioni indirette e implicazioni successorie Tra  le  norme  di  carattere sostanziale dettate in materia di dona- zioni dirette e applicabili anche alle forme indirette di liberalità, una posizione di rilievo è occupata da quelle relative alla collazione, e imputazione. La realizzazione del- lo scopo liberale attraverso un ne- gozio mezzo non sottrae, infatti, il lascito munifico dagli obblighi ed oneri testé citati. Solo una espressa dispensa da imputazione e/o colla- zione potrà far sì che la    liberalità indiretta non sia soggetta alla re- lativa disciplina. Tutto ciò, ovvia- mente, nei soli limiti della quota disponibile. Così come le liberalità dirette, anche le donazioni indi- rette non possono ledere i diritti riservati dalla legge ai legittimari e, se lesive di tali diritti, saranno aggredibili con l’azione di riduzio- ne. Così, nell’esempio di acquisto di bene immobile con denaro del proprio genitore, il figlio, all’aper- tura della successione e qualora ne ricorrano i presupposti, sarà tenuto alla collazione del bene immobile ricevuto.  Analogamente,  il  legittimario leso che volesse agire in riduzione a tutela dei propri di- ritti, dovrebbe imputare (ai sensi dell’art. 564 c.c.) le donazioni, an- che indirette, ricevute in vita dal defunto.  Profili tributari nelle donazioni indirette L’Agenzia  delle  Entrate  ha avuto modo di precisare, nella circolare n. 30/E dell’11/08/2015 il pro- prio orientamento in ordine alla tassazione delle liberalità indiret- te. Avendo gli artt. 1 del D. Lgs. 346/1990 e 2, comma 47, del D.L. 262/2006, attribuito rilevanza fiscale ai fini dell’imposta di suc- cessione anche ai “trasferimenti di beni e diritti ... a titolo gratuito”, non si dubita che rientri nell’ambito applicativo ogni forma di liberalità tra vivi, compresa quella indiretta. L’imposta si applicherà tanto alle liberalità indirette risultanti da atti soggetti a registrazione, quanto a quelle caratterizzate dall’assenza di un atto soggetto a registrazione. Tuttavia, ai sensi dell’art. 1, com- ma   4-bis   D.Lgs.   346/1990  tale   imposta non dovrà essere applicata nei casi di donazioni o altre libe- ralità collegate ad atti concernenti il trasferimento o  la  costituzione di diritti immobiliari ovvero il tra- sferimento di aziende (non quote o azioni), qualora per l’atto sia pre- vista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale o dell’imposta sul valore aggiunto. Sempre con riferimento all’ipotesi più rilevante di donazione indi- retta sopra  richiamata,  pertanto,  in ragione dell’eccezione di cui sopra, sarà opportuno dichiarare nell’atto notarile  di  acquisto  che il pagamento è avvenuto a  cura del soggetto donante, in modo da garantire trasparenza non solo nei rapporti inter famigliari, bensì e soprattutto anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Al di fuori dei casi disciplinati dal- la norma in esame, anche le dona- zioni indirette saranno soggette ad imposta, ai sensi dell’art 56-bis del D.Lgs. 346/1990, armonizzato in ragione delle aliquote e franchi- gie attualmente vigenti. Pertanto, dette liberalità saranno tassate  dif-   ferentemente, a seconda che la do- nazione emerga a seguito di un ac- certamento condotto nei confronti del contribuente, ovvero derivi da registrazione volontaria delle parti. Nel primo caso l’aliquota sarà sempre pari all’8% e troveranno applicazione le franchigie previste in tema di imposta di successione  e donazione a seconda del grado di parentela o dello status del dona- tario (1 milione di euro per il per coniuge ed i parenti in linea   retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1,5 milioni di euro per soggetti portatori di handicap). Nelle ipotesi di registrazione vo- lontaria, invece, anche le aliquote saranno differenti, a seconda del grado  di  parentela  intercorrente tra donante e donatario; si appli- cherà, pertanto, l’aliquota del 4% alle donazioni tra coniugi o parenti in linea retta; del 6% a quelle tra fratelli o sorelle; dell’8% alle dona- zioni effettuate a favore di soggetti portatori di handicap). Anche in tali ipotesi rimarranno operative le franchigie sopra esa- minate.    Donatari, donanti e Agenzia delle Entrate: un breve vademecum  Nella prassi sono assai frequenti i casi di donazioni tra familiari: i genitori che versano del denaro sul conto del loro figlio per l’acquisto di un’auto o di un immobile. L’Agenzia delle Entrate ha necessità di verificare la tracciabilità dei bonifici sia in entrata che in uscita soprattutto quando vi sia uno scostamento del 20% rispetto al reddito normalmente percepito dal donatario. In poche parole l’amministrazione finanziaria deve verificare che non si tratti di somme cc.dd. “a nero”. Come cautelarsi?   Oltre all’indicazione della causale nel bonifico, sarà opportuno redigere una scrittu- ra privata tra donante (genitori) e donatario (figlio) nella quale si indichino le somme versate e la data del versamento.  Per far sì che la data sia certa basterà inviare anche a sé stessi la scrittura a mezzo raccomandata (il timbro postale renderà così la data certa ed incontestabile) o attra- verso lo scambio della scrittura con posta elettronica certificata.   Nota bene: la scrittura privata può essere utilizzata solo per le somme di modico valore; in caso contrario sarà necessario l’atto notarile.

Art Advisor

L'avv. prof. Roberto Campagnolo tiene una rubrica sul diritto dell'arte per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale).
 
Qualche mese fa ha fatto scalpore il ritrovamen- to di un’opera di Caravaggio nella soffitta di una casa vicino a Tolosa  in  Francia, valutata intorno ai 120 milioni di euro. E che dire poi delle quotazioni stellari dei capolavori dei grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea battute dalle case d’asta internazionali? Sfogliando le classifiche delle opere d’arte più costose si scopre per esempio che il dipinto di Pablo Picasso “Les Femmes d’Alger” è stato battuto ad un’asta di Christies’s a New York per 179,3 milioni di dollari, battendo tutti i record delle opere più costose della storia. E ancora il “Nu couché” di Amedeo Modigliani è stato aggiudicato per la stratosferica cifra di 170,4 milioni di dollari sempre durante un’asta di Christie’s a New York.    LUGLIO SETTEMBRE Successioni e Protezione Patrimoniale         Secondo un recente rapporto di Skate’s, uno dei principali operatori mondiali dell’art business, il mer- cato dell’arte ha raggiunto il valore di 53,8 miliardi di dollari, domi- nato da una ristretta élite di riser- vatissimi nomi, ma sempre più dif- fuso anche tra le fasce medio-alte di appassionati e investitori. L’ap- proccio all’arte come investimento è un’idea che all’estero è maturata già da diversi anni: il prototipo na- sce negli Stati Uniti nel 1979, e la Deutsche Bank ha messo insieme dal 1979 circa 50.000 opere d’ar-  te moderna offrendo consulenza, seguita poi da Citigroup Private Banking che offre questo servizio da oltre 20 anni grazie al proprio art advisory department situato a New York.  Ma chi è l’art advisory? Si tratta di una figura di mediazio- ne che associa alla conoscenza del- la storia dell’arte, capacità critiche e competenze economico-finan- ziarie. L’art advisor è infatti una figura professionale che ha preva- lentemente il compito di orientare i propri clienti nell’acquisto e/o inve- stimento in opere d’arte, indicando quando e cosa vendere e comprare, secondo le proposte di mercato, at- traverso un’attività di ricerca e ana- lisi del mercato dell’arte, con criteri di riservatezza, in alternativa alla vendita pubblica presso case d’asta. La consulenza è declinata in varie forme: da quella relativa alla fase di creazione di una collezione d’arte, che  comprende  sia  l’acquisto  sia la vendita, alla consulenza per le strategie di gestione e di valoriz- zazione personalizzate; da quella per la protezione dei patrimoni artistici  ereditati,  alla consulenza      tecnico-logistica, assicurativa e alla assistenza legale, con riguardo a singole opere d’arte o a intere col- lezioni. Nella maggior parte dei casi l’art advisor è una figura che opera in- dividualmente, come freelance. In Italia non esiste né un albo profes- sionale né un organo di controllo, quindi l’autodefinirsi art advisor comporta dei rischi per quanto ri- guarda la credibilità della figura, che non sempre è garanzia di    serietà  e  fiducia.  Allo stesso tempo, non esiste un percorso accademi- co ad hoc e assieme a una prepa- razione teorica storico-artistica è necessario affiancare esperienze pratiche, quali workshop, corsi professionali post laurea, la lettu- ra di articoli, la frequentazione di mostre, musei e gallerie d’arte. È fondamentale, inoltre, viaggiare e seguire l’andamento del mercato artistico attraverso le fiere e le aste. È importante  che  l’art  advisor sia   anche  un  legale,  in  quanto potrà così redigere durante le  trattati-  ve la c.d. LOI (lettera di intenti) sottoscritta dal futuro buyer, esa- minare le clausole del POF (lettera di garanzia di una banca del buyer) e redigere gli eventuali contratto preliminare e contratto definitivo. Ovviamente, saprà condurre le trattative con buona fede e discrezione, come richiede la propria deontologia professionale. Una garanzia in più per il closing.    Le opere d’arte e la successione di Roberto Campagnolo  Il D.Lgs. 346/90 prevede una tassazione con franchigie (1.000.000 di euro per coniuge e paren- ti in linea retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1.500.000 euro per soggetti portatori di handicap grave) ed aliquote variabili (del 4%, 6% ed 8%) in ragione del grado di parentela esistente tra il defunto e gli eredi. La tassazione (salve le eccezioni previste in ordine a beni immobili, partecipazioni sociali ed altri casi specifici) dovrebbe essere effettuata sulla base dei valori di mercato dei beni caduti in suc- cessione. In realtà, l’articolo 9 del D. Lgs. 346/90 prevede che si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto (ossia, secondo l’orientamento prevalente, eccedente le even- tuali franchigie) anche se non dichiarati o se dichiarati per un importo inferiore. La norma in esame precisa che “si considera mobilia l’insieme dei beni mobili destinati all’uso o all’orna- mento delle abitazioni, compresi i beni culturali non sottoposti a vincolo”, potendosi far rientrare, quindi, in tale categoria cer- tamente le opere d’arte custodite in abitazioni private. Resta- no escluse da tale presunzione, pertanto, le opere custodite in luogo diverso, sulle quali dovrà applicarsi l’imposta in base al valore di mercato. Potrebbe ritenersi, semplicisticamente, non necessario indi- care nella dichiarazione di successione l’esistenza delle opere presenti all’interno di immobili di proprietà del defunto, avvantaggiandosi, in virtù della presunzione di cui sopra, di un indubbio vantaggio fiscale. Occorre, tuttavia, precisarsi come l’omessa indicazione potreb- be far sorgere problematiche in ordine alla prova sulla titolarità dell’opera, in caso di vendita da parte dell’erede. Deve, inoltre, segnalarsi come la disposizione normativa citata operi una presunzione, come tale superabile dalla prova contraria essendo, pertanto, consentito al contribuente di dimostrare, attraverso un dettagliato inventario dei beni, un imponibile inferiore.

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News


Lo Studio si occupa di negoziare per conto di privati opere d'arte e ha il mandato per negoziare opere d'arte dei seguenti artisti:  Warhol, Fontana, Castellani, Basquiat, Kandisnky, Rothko, Manzoni, Picasso, Modigliani, Dalì, Stucchi, Alfredo Verni.


 Unioni civili, ecco tutte le novità sulle coppie omosessuali ed etero, vedi l'articolo:

Novità sulle Unioni Civili.


L'ultimo saggio dell'avv. Roberto Campagnolo, Starry starry night, pubblicato nel numero di aprile 2016 da Diogene Magazine.


L'avv. Roberto Campagnolo ha pubblicato un saggio sull'amore, nella rivista Comunicazioni filosofiche, intitolato Divagazioni filosofiche sull'amore. Un arabesco.



Conferenze Successioni e Donazioni, questioni processuali.

Anche quest'anno 2016, a partire da ottobre, il Prof.Avv.Roberto Campagnolo tiene le conferenze sulle successioni processuali in forma di seminari e master:

Lo Studio Legale Campagnolo terrà in varie città d'Italia conferenze per Euroconference sul tema Successioni e Donazioni, questioni processuali.
Informazioni sulle conferenze:

Scarica la brochure:
                    Successioni e Donazioni

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Lo studio valuta candidature per

  • Giovane dottore commercialista abilitato di Milano o provincia;

  • Collaboratore esperto in curatela fallimentare che conosca la 2a sezione del Tribunale di Milano;
  • Praticanti avvocato o giovani avvocati con comprovata esperienza in materia successoria, di famiglia e commerciale per collaborazione anche part time;
  • Praticanti notaio per collaborazione anche part time;
  • Esperti in arte moderna e contemporanea con comprovata esperienza nel settore.

 Comunichiamo altresì che lo Studio inizierà dei corsi trimestrali online Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , con assegnazione di compiti e spiegazione degli aspetti ereditari processuali più attuali, con esame e analisi degli istituti, così come emerge dalle conferenze, evidenziate nelle News, che lo Studio terrà nelle più importanti città italiane. L'iscrizione a tali corsi online tenuti dallo Studio Legale, sarà condizione necessaria per un'eventuale richiesta di inserimento nello Studio stesso (Milano, 29 settembre 2015).

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La sottile angoscia della contemporaneità

  Il prof. avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato un saggio sulla psicologia di Francis Bacon edito dalla casa editrice Dante Alighieri di Roma.

 

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Le stelle

 

"Le stelle, questi corpi celesti che da sempre affascinano l’uomo, sono una costante nell’arte e nella cultura. Tali elementi racchiudono la propensione umana verso l’Infinito, il desiderio, la ricerca di eternità."
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/.../figli-delle-stelle/

 

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L’amore da Platone a Galimberti, passando per Stendhal

"L’amore è parte della natura umana e come tale è decantato dalla notte dei tempi. L’evoluzione con cui filosofi, poeti e società si approcciano a tale sentimento è tuttavia mutata: da Stendhal ad oggi tanto si è scritto e detto"
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/.../lamore-da-platone-a-galimberti-passando-per-stendhal

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Sulle tracce della “Vergine Orante” del Carracci a New York

"La “Vergine Orante” del Carracci è finita a New York in seguito ad una compravendita privata che ha lasciato molti dubbi sulla sua legittimità, come evidenziato dal critico Sgarbi che ha presentato denuncia in procura. Cerchiamo di capire cosa prevede il legislatore al riguardo delle opere italiane esportate all’estero."
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/../sulle-tracce-della-vergine-orante-del-carracci-a-new-york/

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L’energia delle ombre: Alberto Giacometti

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato sulla testata on line Tafter un articolo sulla figura di Alberto Giacometti, pittore e scultore, "Quanta espressività racchiudono quelle sculture sottili che sembrano spezzarsi? L’arte di Alberto Giacometti, tra le più apprezzate nelle recenti vendite all’asta, continua a sorprenderci e a stimolare riflessioni sempre attuali". L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../energia-delle-ombre-alberto-giacometti/

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Banksy, ovvero l’ironia al potere.

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato sulla testata on line Tafter un commento su "writers" e "arte di strada" analizzando in particolare la figura di Banksy. L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../banksy-ovvero-lironia-al-potere/...

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Quella sottile angoscia della contemporaneità. Francis Bacon, oggi.

Uno stralcio del saggio sulla psicologia di Francis Bacon, ripresa su Tafter.it

http://www.tafter.it/../quella-sottile-angoscia....../

e su Social Channel:

http://www.socialchannel.it/.....

L'articolo è disponibile sul sito dello studio.

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Il David col fucile ed il valore di un’icona artistica.

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente commentato sulla famosa testata on line Tafter il caso del David di Michelangelo impiegato in una pubblicità di armi, con una verifica della legislazione in materia. L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../il-david-di-michelangelo...

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Vendita all’asta della collezione Mirò: una sfida persa per il Portogallo?

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente fornito alla famosa testata on line Tafter il parere richiestogli da Christie's in merito alla diatriba internazionale riguardante il caso del celeberrimo Mirò, articolo che si può leggere alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/2014...collezione-miro-una-sfida-persa-per-il-portogallo/

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Collaborazione con Alimentazione e Salute.

Lo Studio Legale Roberto Campagnolo è in contatto con il sito Alimentazione e Salute, tenuto dal Carabiniere Pietro Bisanti, al fine di tutelare a livello di volontariato le persone che hanno subito dei torti o dei danni derivanti da psicofarmaci o sostanze tossiche. All'uopo, avv. Roberto Campagnolo ha redatto la prefazione al libro "La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere", ove l'autore spiega la pericolosità e gli effetti delatorii conseguenti all'assunzione degli psicofarmaci, in modo particolare con effetto della recaptazione della serotonina.

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Lavoratori autonomi e pagamenti in ritardo. Ecco cosa fare

Un articolo su La Repubblica. L'articolo è disponibile alla seguente pagina: http://d.repubblica.it/....fatture_pagamenti_in_ritardo_.....

"Complice la crisi, il ritardo nei pagamenti delle fatture per i lavoratori autonomi è in aumento. Cosa fare per correre ai ripari e recuperare i crediti in sospeso? Ecco i passi da seguire..."

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Mutuo: cosa succede quando si divorzia?

L'avvocato Campagnolo scrive sul quotidiano La Repubblica su questioni di diritto di famiglia. L'articolo è disponibile alla seguente pagina: http://d.repubblica.it/famiglia/.........

L'avvocato illustra le potenziali soluzioni per correre ai ripari, che ci siano figli minorenni o meno.

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Separazione consensuale senza tribunale

Dal 15 settembre 2014 la separazione consensuale può essere effettuata direttamente dallo Studio Legale Campagnolo senza più ricorrere al Tribunale.

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Gli accordi pre matrimoniali tra coniugi.

Gli accordi pre matrimoniali tra coniugi, ultimo articolo on line pubblicato dall'avv. Roberto Campagnolo. Segue l'articolo.

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Il nuovo ruolo del padre nell’affidamento dei figli.

Alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 154/2013: “revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’ art. 2 della Legge 10 dicembre 2012 n. 219“, concernente il nuovo ruolo del padre nell’affidamento dei figli, sono stati esaminati, tra gli altri, i quesiti e le varie ipotesi sotto indicate...

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Separazione e divorzio in 6 mesi.
Il divorzio breve, divorzio estero.

Lo studio è altresì specializzato in problematiche riguardanti il diritto di famiglia e divorzi all’estero (come stabilito dalle norme della Comunità Europea): bastano infatti pochi documenti e nel giro di sei mesi è possibile ottenere la sentenza di divorzio.

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Nuove frontiere e tecniche nel diritto di famiglia: Separazione e divorzio collaborativo.

La separazione collaborativa, attualizzata dallo Studio, viene vista come un metodo alternativo e stragiudiziale che permette di evitare un procedimento contenzioso e trovare una soluzione soddisfacente per tutti i componenti della famiglia.

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Il testamento olografo, forme del testamento.

Lo Studio Legale Campagnolo è specializzato nel trattamento di Eredità, Successioni, Testamento. In particolare sulle forme del testamento, validità del testamento in relazione alle circostanze in cui il testatore ha provveduto alla stesura dell'atto: testamento pubblico, privato, firma sulle pagine del testamento.

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Studio Legale Campagnolo citato su "www.thefirstluxuryintheworld.com".

Lo studio legale Campagnolo con la sua sede storica 'Palazzo Cicogna' è stato inserito nel sito "www.thefirstluxuryintheworld.com" come uno tra i più belli del mondo.

http://thefirstluxuryoftheworld.com/index.php....