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LE AZIONI DI TUTELA NEI CASI DI LESIONE DELLA QUOTA LEGITTIMA

 

LE AZIONI DI TUTELA NEI CASI DI LESIONE DELLA QUOTA LEGITTIMA

 

Azione di riduzione: modalità, presupposti e peculiarità processuali

  • Le operazioni necessarie per determinare la porzione legittima e quella disponibile
  • Natura giuridica dell’azione di riduzione e questioni sulla competenza
  • Legittimazione attiva, passiva ed ammissibilità dell’ azione surrogatoria
  • Atto introduttivo: formulazione delle domande, errori da evitare e preclusioni istruttorie

-           criteri di riduzione delle donazioni ed oneri dell’ attore

-           l’individuazione delle disposizioni da ridurre

  • La prova e gli oneri a carico dell’ attore: criticità ed errori da evitare
  • Azione di riduzione ed accettazione con beneficio d’ inventario
  • Azione di riduzione e legato in sostituzione di legittima
  • Azioni di restituzione: contro il beneficiario e contro il terzo acquirente
  • Questioni sulla decorrenza del termine prescrizionale
  • Rapporti con l’azione di simulazione

 

La collazione: ratio e natura giuridica

  • Elementi distintivi con l’azione di riduzione
  • I soggetti e l’oggetto: donazioni dirette e indirette
  • La dispensa dalla collazione
  • Proposizionecumulativa delle domande di riduzione e di divisione

 

Ricorso per petizione ereditaria

  • Caratteri dell’ azione: formulazione delle domande nell’ atto introduttivo
  • Questioni sulla competenza e sulla legittimazione
  • La posizione giuridica dell’erede nei confronti dei terzi
  • La tutela di chi acquista dall’erede apparente

Le altre azioni di tutela: azioni possessorie a cautelari

 


 

LE AZIONI DI TUTELA NEI CASI DI LESIONE DELLA QUOTA LEGITTIMA

 

                                 Roberto Campagnolo, avvocato.

 

 

A) Le azioni di riduzione: modalità, presupposti e peculiarità processuali.

 

1) Le operazioni necessarie per determinare la porzione legittima e quella disponibile.

La successione necessaria tutela la posizione dei congiunti più stretti del de cuius : il coniuge, i discendenti, gli ascendenti. A queste persone, denominate legittimari, la legge riserva determinate porzioni del patrimonio del de cuius, denominate quote di riserva o di legittima, anche contro la volontà di questo.

La quota di legittima, dunque, è quella porzione di eredità della quale il testatore non può disporre, né a titolo di liberalità né mortis causa ( cd. quota indisponibile o riserva ), in quanto spettante ai legittimari o riservatari, legati da stretti vincoli di parentela.

In tal modo, il patrimonio ereditario può essere distinto in: quota disponibile, della quale il testatore può disporre liberamente, e quota legittima, riservata ai legittimari.

Quando la quota di legittima è intaccata dal de cuius, mediante atti di disposizione, o donazioni, ovvero in caso di testamento, si ha una lesione della legittima.

In tal caso, per reintegrare la porzione lesa occorre esercitare l’ azione di riduzione.

Preliminare all’ azione di riduzione è la riunione fittizia del cd. relictum con il donatum. Infatti,i limiti alla libertà testamentaria potrebbero facilmente essere elusi non solo tramite atti di disposizione, bensì anche attraverso donazioni. Pertanto, la legge consente al legittimario di impugnare non solamente le disposizioni testamentarie, ma anche le donazioni che abbiano intaccato la parte a lui riservata.

Si badi bene che la successione necessaria può sovrapporsi non solamente alla successione testamentaria, bensì anche a quella legittima, ben potendo il patrimonio del de cuius essere sottratto ai riservatari causa donazioni .

E’ vero anche il vice versa, tuttavia: infatti, così come si tiene conto delle donazioni fatte ad altri, così si tiene conto di quelle fatte al legittimario stesso. Esiste tuttavia una significativa eccezione: il de cuius donante potrebbe averlo, infatti, dispensato dall’ imputare la donazione alla sua porzione di legittima ( art. 564 co. 2 c.c. ).

Orbene, nel nostro Ordinamento vale il principio dell’ intangibilità quantitativa e non qualitativa della legittima: il de cuius può soddisfare le ragioni dei legittimari con beni di qualsiasi natura, purché compresi nell’ asse ereditario, a patto però che venga rispettato il limite quantitativo previsto dalla legge. Conforme la dottrina prevalente[1] nonché giurisprudenza più autorevole [2] .

Secondo il nostro Codice, le quote spettanti ai legittimari sono le seguenti:

1) a favore del coniuge, quando manchino discendenti, è riservata la metà del patrimonio del de cuius.

Inoltre, anche allorquando concorra con altri chiamati, gli sono riservati i diritti di abitazione sulla casa ex familiare e di uso sui mobili di pertinenza.

Questi diritti spettano anche al coniuge separato, salvo che gli sia stata addebitata la separazione. In quest’ ultimo caso egli ha diritto solo all’ assegno alimentare.

2) Ai figli spetta metà del patrimonio del genitore, in caso di figlio unico, e i due terzi in caso di più figli, salvo il concorso del coniuge.

Per calcolare la porzione spettante ai legittimari occorre in primo luogo calcolare il relictum, cioè il valore netto del patrimonio del de cuius, pari al valore delle attività ( beni e crediti ) meno le passività ( debiti ).

All’ uopo, è necessario, ai sensi dell’ art. 556 c.c., accertare quali beni il defunto abbia lasciato morendo e determinare il loro valore con riferimento al momento dell’ apertura della successione.

Resta inteso che il regime dei beni sottoposti a condizione sospensiva o risolutiva è regolato in base all’ efficacia della suddetta condizione.

In caso di alienazioni simulate, il legittimario è da considerarsi terzo, ed i beni del de cuius simulante alienante vanno considerati ancora presenti nel patrimonio ereditario.

Una volta avuto un quadro preciso dell’ attivo ereditario, si devono detrarre le passività.

E’ questa un’ operazione meramente contabile; si detraggono altresì i debiti insorti in occasione della morte, ad eccezione delle obbligazioni naturali.

La detrazione dei debiti si fa solamente sul relictum ( art. 556 c.c. ).

In buona sostanza, la riunione fittizia è un’ operazione matematico - contabile che imputa al patrimonio del de cuius il valore dei beni a lui intestati decurtato dei debiti ( relictum ), cui si devono aggiungere tutte le donazioni da lui compiute in vita ( cosiddetto donatum ).

La riunione fittizia permette di calcolare il cd. asse ereditario.

In particolare, gli eredi necessari i quali abbiano accettato l’ eredità devono conferire nell’ asse ereditario quando abbiano ricevuto dal defunto in vita per donazione ( imputazione ex se ).

I beni immobili devono essere conferiti per imputazione o in natura a seconda siano mobili o immobili. Nel caso di donazione di un immobile , l’ erede è tenuto a conferire il bene in natura, mentre nel caso di donazione di beni mobili ( ad esempio il denaro o un gioiello ) questi devono essere imputati per valore.

Ai fini della riunione fittizia ( art. 742 ) non si calcolano le spese di mantenimento e di educazione dei figli, nonché quelle sostenute per malattia, quelle ordinarie per abbigliamento e nozze. Si calcolano invece le spese di avviamento ad un’ attività professionale, o il pagamento di premi di assicurazione sulla vita, ovvero ancora il pagamento di loro debiti.

Il testatore non può imporre pesi e condizioni sulla quota spettante al legittimario ( art. 549 c.c. ).

Tuttavia, nel caso in cui l legittimario sia stato gravato da usufrutto o da rendita vitalizia il cui reddito ecceda la porzione disponibile, ma consegua in proprietà una quantità di beni superiore alla quota di legittima, la legge lascia al legittimario la scelta tra eseguire la disposizione oppure abbandonare la nuda proprietà della porzione disponibile conservando la piena proprietà della porzione riservata.

2) Natura giuridica dell’azione di riduzione e questioni sulla competenza.

L’ azione di riduzione consente al legittimario di ottenere nei suoi confronti l’ inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni che hanno leso la quota di legittima.

Per quanto riguarda la natura giuridica di questa azione, é ormai pacifico in dottrina che non si tratti di un’ azione di nullità, seppure relativa.

Infatti se i legittimari non propongono l’ azione o vi rinunciano, le disposizioni rimangono valide [3]. Inoltre, l’ azione di riduzione è data contro le disposizioni lesive della legittima.

E’ stato giustamente osservato in dottrina [4] come, affinché sussistano i presupposti per un’ azione di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima, è necessario che la disposizione sia valida e quindi efficace.

Non si tratta di un’ azione di rescissione o di risoluzione, perchè queste presuppongono un vizio del negozio, originario ( rescissione ) o sopravvenuto ( risoluzione ), mentre l’ azione di riduzione è un’ azione di inefficacia successiva nei confronti del legittimario delle disposizioni lesive [5].

Il trasferimento posto in essere dal de cuius con le disposizioni lesive si considera come mai avvenuto nei confronti del legittimario.

La sentenza che rende inopponibili nei confronti del legittimario le disposizioni lesive, secondo parte della dottrina, non è costitutiva di diritti, i quali vengono invece acquisiti da quest’ ultimo in virtù del titolo legale di erede necessario. Secondo altri, invece, si tratta più propriamente di un’ azione di accertamento costitutivo.

Trattasi inoltre di un’ azione con effetti retroattivi reali, in quanto i suoi effetti retroagiscono al momento di apertura della successione ed hanno efficacia erga omnes.

Sotto il profilo della giurisprudenza, Cassazione [6], per interpretazione quasi unanime, ribadisce il carattere di accertamento dell’ azione di riduzione, in quanto mirante appunto ad accertare la lesione della quota di legittima; di natura personale, in quanto non esperibile erga omnes; ad efficacia relativa, cioè produttiva di effetti solo tra legittimari ed altri eredi/ legittimari / donatari ; ad effetti reali e retroattivi, dispiegandosi anche nei confronti di eventuali terzi.

Per quanto concerne, poi, questioni più squisitamente procedurali, la domanda di riduzione non è implicita in quella di divisione [7]. Il legittimario pretermesso può agire per la divisione di eredità solo dopo, ovvero subordinatamente, all’ esito vittorioso dell’ azione di riduzione [8] .

In caso di cumulo fra le due azioni, il giudice competente è quello del luogo di apertura della successione. ( art. 22 c.p.c. ) [9] , in composizione collegiale ( art. 50 bis comma 1 n. 6 c.p. c. ).

3) Legittimazione attiva, passiva ed ammissibilità dell’ azione surrogatoria.

La riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive della porzione di legittima può essere domandata solo dai legittimari e dai loro eredi o aventi causa. Tale diritto è irrinunciabile, finche vive il donante. In caso contrario, infatti, si violerebbe il divieto di patti successori [10].

Non possono chiedere tale riduzione, nè approfittarne, neppure i creditori del defunto, se il legittimario avente diritto alla riduzione ha accettato con beneficio d’ inventario. In tal caso, infatti, l’ erede risponderà dei debiti unicamente con i beni rimasti nel patrimonio ereditario. Invece, i creditori del legittimario potranno agire sostituendosi al debitore ( azione surrogatoria ) in caso di accettazione pura e semplice, in quanto, non essendovi più separazione dei patrimoni, essi diventeranno automaticamente creditori personali del legittimario.

Dunque, i creditori del legittimario , qualora questi trascuri di esercitare l’ azione di riduzione in loro pregiudizio, possono esercitare tale riduzione in via surrogatoria [11].

4) Atto introduttivo: formulazione delle domande, errori da evitare e preclusioni istruttorie

-           criteri di riduzione delle donazioni ed oneri dell’ attore

-           individuazione delle disposizioni da ridurre

- La prova e gli oneri a carico dell’ attore: criticità ed errori da evitare.

L’ azione di riduzione, prevista all’ art. 553 e ss. c.c., si distingue dall’ azione di divisione perché quest’ ultima presuppone la comunione ereditaria, mentre l’ azione di riduzione é esercitata proprio in caso di esclusione dalla stessa.

Tale diritto del legittimario a conseguire la rimozione degli effetti delle disposizioni lesive ha natura di diritto potestativo, in quanto tale esercitabile solo in via processuale.

L’ azione di riduzione s’ introduce con atto di citazione.

Dopo una succinta esposizione della formazione dell’ asse ereditario, comprensivo di relictum e di donatum, nonché dell’ eventuale progetto di divisione, ed esplicitata la mancanza di accordo sul punto ( causa petendi ), vi è la richiesta ( petitum ), da parte degli attori legittimari, di reintegrazione nelle quote di legittima mediante la riduzione delle disposizioni e/o delle donazioni lesive.

Particolare attenzione va prestata in caso di donazione indiretta d’ immobile ( ad es. acquistato dal figlio con denaro del padre ) . In tale caso, non vi é dispensa dalla collazione, e il figlio é tenuto a rendere alla massa ereditaria l’ immobile in natura oppure ad imputarne il valore alla propria porzione, avuto riguardo al valore dell’ immobile al tempo dell’ apertura della successione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 737, 746 e 747 c.c.

Sempre in tema di immobili, si richiederà, ai fini della validità della donazione, l’ atto pubblico.

Onere dell’ attore sarà il calcolo della quota disponibile e indisponibile mediante la riunione fittizia tra bei relitti, al netto di eventuali debiti, e quelli oggetto di donazioni dirette e indirette, secondo il loro valore determinato ai sensi degli artt. 747 e 750 c.c.

Successivamente, all’ esito della domanda di riduzione delle donazioni e reintegrazione della quota di riserva, l’ attore sovrintenderà alle operazioni di divisione.

La giurisprudenza della Cassazione ha affermato che “ in materia di successione testamentaria, il legittimario che propone azione di riduzione ha l’ onere di indicare entro quali limiti è stata lesa la legittima, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria, nonché il valore della quota di legittima violata dal testatore[12] .

Sul piano probatorio, il legittimario ha dunque l’ onere di allegare e provare entro quali limiti é stata lesa la legittima, nonché l’ inesistenza nel patrimonio del de cuius di altri beni oltre a quelli che formano oggetto dell’ azione di riduzione [13] .

In atti deve poi essere indicata l’ espressa istanza di conseguire la legittima , previo calcolo della porzione disponibile.

Nel giudizio volto alla reintegrazione della quota di legittima, senza preclusioni anche in appello, si possono indicare i bei oggetto di riunione fittizia, nonché i debiti dell’ eredità, non trattandosi di domande nuove [14].

Tali principi sono stati ribaditi anche dalla più recente giurisprudenza [15].

Più in particolare, è necessario evitare l’ errore del mancato assolvimento dell’ onere probatorio, gravante sull’ attore, di indicare l’ esatto valore della massa ereditaria , presupposto necessario per l’ accertamento della lamentata lesione della quota legittima..

In caso di simulazione di vendita, conformemente alla costante giurisprudenza della Suprema Corte si possono trarre elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l’ onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa informazione [16] .

5) Azione di riduzione ed accettazione con beneficio d’ inventario

Ai sensi del 1 comma dell’ art, 564 c.c. affinché il legittimario possa domandare la riduzione delle donazioni o dei legati egli deve preventivamente accettare l’ eredità con beneficio d’ inventario.

Secondo la prevalente dottrina, si tratta di una formalità necessaria allo scopo di proteggere i donatari e i legatari tramite le operazioni inventariali, da cui risulti la composizione dell’ asse ereditario, funzionale anche alla verifica dell’ effettività della eventuale lesione della porzione legittima.

La disposizione riguarda inoltre solo il legittimario leso, non anche quello pretermesso. [17]

In effetti, il legittimario pretermesso non può accettare l’ eredità né puramente e semplicemente, né con il beneficio d’ inventario.

Dunque, il legittimario che non ha accettato col beneficio d’ inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati.

In ogni caso, il legittimario il quale domandi la riduzione della donazione e delle disposizioni testamentarie deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati ad esso fatti.

E’ comunque pur vero anche il contrario: l’ esperimento dell’ azione di riduzione, implicando accettazione tacita, pura e semplice, preclude la successiva accettazione con beneficio d’ inventario, in quanto l’ accettazione beneficiata non è giuridicamente concepibile dopo che l’ eredità sia già stata accettata senza beneficio. [18]

Secondo il più recente indirizzo della Suprema Corte, tuttavia, l’ accertamento della consistenza effettiva del patrimonio ereditario consente al legittimario di recuperare alla massa ereditaria i beni donati, senza avere riguardo all’ eventuale mancanza dell’ accettazione beneficiata.

Ad ogni modo, allorquando l’ azione di riduzione sia intentata nei confronti di un terzo, è pacificamente inteso che essa presupponga l’ accettazione dell’ eredità con beneficio d’ inventario.

Sempre secondo la Suprema Corte [19], infine, l’ accettazione dell’ eredità con beneficio d’ inventario é stata posta dal legislatore come condizione di ammissibilità dell’ azione di riduzione nei confronti dei non coeredi anche al fine di evitare che i creditori del de cuius possano soddisfare le loro pretese sui beni conseguiti dall’ erede con l’ azione di riduzione.

6) Azione di riduzione e legato in sostituzione di legittima.

Ai sensi dell’ art. 551 c.c. l’ acquisto del legato sostitutivo della legittima interviene automaticamente, senza che vi sia necessità di una previa accettazione.

Tale legato non differisce in alcunché da qualsiasi altro legato; tuttavia il legittimario in favore del quale sia stato disposto dal testatore un legato avente a oggetto un bene immobile può rinunciare al legato a favore della quota di legittima.

A sua volta, il de cuius ha facoltà, attribuitagli dalla legge, di soddisfare i diritti sulla legittima con una disposizione a titolo particolare. Ciò preclude l’ esperimento dell’ azione di riduzione; tale attribuzione patrimoniale é detta appunto legato in sostituzione di legittima.

Tale attribuzione non preclude all’ istituito di scegliere tra il legato o la legittima.

Il meccanismo giuridico operante in questi casi prevede l’ applicazione della condizione risolutiva: l’ esercizio dell’ azione di rinuncia risolve l’ effetto della disposizione testamentaria a titolo particolare [20].

Un diverso orientamento della dottrina muove dall’ interpretazione letterale dell’ art. 649 c.c., secondo il quale sarebbe comunque richiesta una dichiarazione di volontà del legatario.

In tal caso, si applicherebbe la condizione sospensiva: sarebbe cioè necessaria una positiva manifestazione di volontà circa l’ accettazione o il rifiuto del legato.

La Suprema Corte, a Sezioni Unite [21], chiamata a chiarire il contrasto giurisprudenziale, ha ribadito l’ automaticità dell’ acquisto del legato al momento dell’ apertura della successione.

A tutt’ oggi, dunque, il legato in sostituzione di legittima viene acquisito al patrimonio del defunto al momento dell’ apertura della successione, e tale acquisizione è risolutivamente condizionata alla sua mancata rinuncia.

Da codesta impostazione discende che l’ eventuale manifestazione di volontà di rinunciare al legato per conseguire la legittima dovrà essere espressa in modo inequivocabile [22] .

7) Azioni di restituzione: contro il beneficiario e contro il terzo acquirente.

- Questioni sulla decorrenza prescrizionale.

L’ azione di riduzione comporta l’ inefficacia relativa delle disposizioni lesive del legittimario.

La legge 14 maggio 2005 n. 80, di conversione d.l. 14 marzo 2005 n. 35, modificata dall’ art. 3 della legge 28 dicembre 2005 n. 263, entrata in vigore il 15 maggio 2005, ha introdotto una rilevante deroga al principio della retroattività reale dell’ azione di riduzione.

Prima della riforma del 2005, la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive della legittima era pienamente opponibile a terzi, aventi causa dal donatario, quali creditori ipotecari, titolari di diritti reali sul bene, titolari di diritti personali di godimento.

Tra le più importanti eccezioni, la facoltà del legatario e del donatario di ritenere tutto l’ immobile non comodamente divisibile ( art. 560 ).

Qualora il beneficiario della disposizione lesiva della legittima abbia alienato a terzi il bene, il legittimario avrà l’ onere, prima di poter esercitare l’ azione di restituzione nei confronti degli acquirenti del donatario, di esperire, nei confronti del beneficiario della disposizione lesiva, l’ azione per la restituzione dell’ equivalente, ossia del tantundem in denaro.

Quando ciò non sia possibile, il legittimario potrà agire in restituzione nei confronti dei successivi acquirenti degli immobili.

Il terzo acquirente tenuto alla restituzione può liberarsi pagando l’ equivalente in denaro ( art. 563 comma 3 c.c. ) .

L’ azione di riduzione ha come scopo quello di conseguire un utile consistente nella differenza fra quanto si trova nell’ asse ereditario ( relictum ) e quanto compete per legge al legittimario.

Il bene alienato a terzi conserva quindi una funzione di garanzia del diritto del legittimario, diritto che é di natura creditoria.

Sulla base della novellata disposizione del 2005, trascorsi vent’ anni dalla trascrizione dell’ azione di donazione, i pesi e le ipoteche imposte sul bene del donatario conservano efficacia anche qualora il donatario subisca la perdita del bene per effetto dell’ azione di restituzione.

Inoltre, sempre trascorsi vent’ anni, il legittimario perde il diritto di agire in restituzione nei confronti dei terzi acquirenti del donatario.

Secondo la relazione di accompagnamento alla novella: “ la soluzione adottata dal legislatore consente di porre al riparo da ogni rischio l’ acquirente trascorsi vent’ anni dalla trascrizione della donazione, in modo che quest’ ultimo, che é pur sempre un acquirente a domino, non riceva dall’ ordinamento un trattamento deteriore rispetto all’ acquirente a non domino, per il quale il ventennio costituisce comunque il più lungo dei termini per l’ usucapione ordinaria “.

Dunque, ai sensi dell0 art. 563 c.c. “ se i donatari contro i quali é stata pronunciata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati , il legittimario, premessa l’ escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti , nel modo e nell’ ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione di immobili “.

Contro i terzi acquirenti può anche essere richiesta la restituzione dei bei mobili oggetto della donazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede.

Interpretata estensivamente, tale norma deve ritenersi applicabile anche qualora siano stati alienati beni oggetto di disposizione testamentaria [23].

Sulla natura delle azioni di restituzione, dottrina prevalente effettua una distinzione: mentre l’ azione di restituzione contro i destinatari delle disposizioni ridotte ha carattere personale, l’ azione di restituzione contro i terzi acquirenti ha, secondo dottrina, carattere reale, in quanto non proponibile contro soggetti determinati, bensì erga omnes.

7) Rapporti con l’azione di simulazione .

Il legittimario il quale agisca in riduzione contro la donazione dissimulata sotto la fattispecie di una normale compravendita può esperire l’ azione di riduzione, ovvero, là dove ne sussistano i presupposti, e segnatamente nell’ ambito di una domanda di divisione, avanzare domanda di collazione della donazione dissimulata.

In caso agisca in riduzione non si applicano i limiti probatori cui all’ art. 1417 c.c. [24], in quanto la causa petendi di tale azione è la lesione della legittima.

Il collegamento dell’ azione di simulazione con quello di riduzione incide pure sul termine di decorrenza della prescrizione, che retroagisce al momento dell’ apertura della successione.

Nel caso in cui il legittimario agisca invece in simulazione, egli, una volta accertata la donazione dissimulata, potrebbe chiedere la ricomprensione del bene donato e domandare la divisione dell’ asse ereditario.

Egli potrebbe peraltro, in ipotesi, domandare l’ accertamento della nullità della donazione dissimulata. In entrambi i casi l’ attore soggiacerà alle limitazioni probatorie previste per le parti [25].

In un’ altra recente pronuncia della Suprema Corte [26], qualora l’ attore chieda l’ accertamento della simulazione relativa di un atto di compravendita stipulato dal de cuius e la nullità per difetto di forma della donazione dissimulata dalla compravendita medesima, viene riconosciuta come associata alla simulazione esclusivamente un’ azione di petizione, mirante alla ricomposizione dell’ asse ereditario, non ravvisando, viceversa, un’ azione di riduzione, la quale “ rispetto alla petito hereditatis ha una differente causa petendi, consistente nella qualifica di erede necessario e nell’ avvenuta lesione della quota di legittima, e un differente petitum , mirando a far dichiarare inefficaci nei confronti del legittimario attore le disposizioni testamentarie o le donazioni nella misura necessaria per reintegrare la quota di riserva”

Si badi che il termine di prescrizione dell’ azione di simulazione rimane fissato al compimento dell’ atto simulato, dal momento che tale declaratoria é richiesta non per far valere il diritto alla quota di riserva, ma al solo scopo dell’ acquisizione del bene oggetto di donazione alla massa ereditaria.

Nel caso in cui un legittimario pretermesso agisca in simulazione e, successivamente, , prospetti un’ azione di riduzione della donazione dissimulata, egli agisce come terzo rispetto alle parti del negozio simulato [27], con la conseguenza che egli non soggiace alle limitazioni probatorie di cui all’ art. 1417 c.c. [28]

L’ azione di riduzione può essere accompagnata dall’ azione di simulazione ogniqualvolta la donazione sia negozio dissimulato da altro contratto simulato ( generalmente la compravendita ).

Trattasi, in buona sostanza, di simulazione relativa, cioè del caso in cui le parti creino l’ apparenza di un negozio effettivamente voluto.

Nel caso invece di un negotium mixtum cum donatione, l’ effetto tipico della donazione, cioè l’ arricchimento, é circoscritto alla differenza tra l valore del bene trasferito e l’ ammontare della controprestazione.

In tal caso tale donazione indiretta è attaccabile con l’ azione di riduzione, senza bisogno di esperire un’ azione di simulazione.

B) La collazione: ratio e natura giuridica

 

1) Elementi distintivi con l’azione di riduzione

 

La collazione è l’ atto con il quale i discendenti ed il coniuge che accettano l’ eredità conferiscono nell’ asse ereditario quanto ricevuto in donazione.

Ratio della norma é quello di evitare una disparità di trattamento tra coeredi, sul presupposto che le donazioni effettuate in vita dal defunto possano considerarsi un’ anticipazione sull’ eredità.

Rispetto alla riunione fittizia, che è mera operazione contabile funzionale all’ accertamento della lesione della legittima, la collazione comporta un effettivo incremento dell’ asse ereditario da dividere, e si distingue anche dall’ imputazione ex se, prevista dall’ art.. 564 c.c., che é condizione per l’ esercizio dell’ azione di riduzione e che é volta ad evitare che il legittimario faccia valere il diritto alla quota di legittima anche per la parte già soddisfatta.

L’ obbligazione di collazione sorge quale effetto automatico dell’ apertura della successione, salvo che nello stesso atto di donazione il donatario non ne venga dispensato.

La collazione si distingue dalla riduzione delle donazioni.

Infatti quest’ ultima mira ad assicurare la parità di trattamento trai soggetti autori del conferimento, mentre la riduzione ha lo scopo di rendere inefficaci le liberalità del de cuius che abbiano leso il diritto del legittimario, così da integrare la quota di riserva.

La collazione esplica i propri effetti giuridici in ambito più vasto rispetto alla riduzione, la quale ha il solo scopo di recuperare i beni donati necessari per reintegrare la quota di riserva.

Sotto il concorrente profilo della legittimazione, mentre l’ azione di riduzione spetta al legittimario leso nella sua quota di legittima erga omnes il diritto alla collazione é attribuito ai discendenti e al coniuge contro il coerede che abbia ricevuto una donazione dal de cuius e non sia stato espressamente dispensato.

2) I soggetti e l’oggetto: donazioni dirette e indirette.

 

Oggetto della collazione sono tutte e solamente le donazioni, sia dirette che indirette, comprese, dunque, quelle di modico valore ( art. 783 c.c. ) e quelle remuneratorie ( art. 770 c.c. ).

Requisito fondamentale delle donazioni é innanzi tutto l’ impoverimento del donante e l’ arricchimento del donatario.

Sono oggetto di collazione le donazioni reali traslative ( trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento già esistente nel patrimonio del donante, le donazioni reali costitutive ( costituzione di un diritto reale nuovo ), le donazioni liberatorie ( liberazione del donatario da un’ obbligazione).

Sono soggette a collazione anche le donazioni indirette . Alcuni Autori ravvisano nella donazione indiretta un negozio atipico, ovverosia un collegamento negoziale tra un negozio - mezzo produttivo di effetti ( ad es. remissione del debito, adempimento del terzo etc... ), e un negozio - risultato, accessorio ed integrativo, intimamente connesso al primo [29].

Ai sensi dell’ art. 742, II co. c.c., non sono soggette a collazione le spese di mantenimento e di istruzione , salvo che eccedano notevolmente la misura ordinaria, sempre avendo riguardo all’ ambiente socio - culturale di riferimento.

In caso di acquisto, da parte del discendente o del coniuge, di beni con denaro gratuitamente fornito dal de cuius, costante giurisprudenza, a far data da Sezioni Unite n. 9282/92, afferma che la donazione indiretta ( e quindi la collazione ) ha ad oggetto il bene e non il denaro [30].

Secondo la motivazione della sentenza n. 9282/92 “ quando il denaro é stato donato come tale , l’ oggetto della collazione non può essere che il denaro stesso, che costituisce il bene di cui il genitore ha inteso beneficiare il figlio. Il successivo reimpiego della somma ricevuta non ha ovviamente rilievo, essendo estraneo alla previsione del donante . Diversa soluzione deve darsi invece al caso in cui il denaro sia dato al precipuo scopo dell’ acquisto immobiliare e quindi, o passato direttamente all’ alienante dal genitore stesso, presente alla stipulazione intercorsa tra acquirente e venditore dell’ immobile, o pagato dal figlio dopo averlo ricevuto dal padre in esecuzione del complesso procedimento che il donante ha inteso adottare per ottenere il risultato della liberalità, con o senza la stipulazione in proprio nome di un contratto preliminare con il proprietario dell’ immobile. Posto così il problema, non pare revocarsi in dubbio che nella seconda ipotesi - dove c’ é un collegamento tra l’ elargizione del denaro paterno e l’ acquisizione dell’ immobile da parte del figlio - si sia in presenza di una donazione ( indiretta ) dello stesso immobile e non del denaro impiegato per il suo acquisto”.

 

3) La dispensa dalla collazione.

La dispensa dalla collazione, espressamente prevista dall’ art. 737 c.c., é il negozio giuridico con il quale il donante esime il donatario dall’ obbligo di conferire ai coeredi ciò che abbia ricevuto dal defunto per donazione, vale a dire l’ operazione consistente nel conferimento di quanto ricevuto a titolo di liberalità in un’ unica massa al fine della distribuzione dell’ attivo tra i coeredi stessi.

Essa può risultare dal testamento, ovvero da una dichiarazione annessa alla donazione stessa.

Trattasi, secondo una parte della dottrina[31], di una disposizione accessoria,. parte di un unico negozio ( donazione con dispensa ).

Tale ricostruzione é conforme anche a giurisprudenza [32].

E’ tuttavia preferibile la ricostruzione che considera la dispensa dalla collazione come un negozio autonomo, ancorché collegato col negozio di donazione, e ciò precipuamente in quanto trattasi di negozio mortis causa.

Il disponente infatti viene a disciplinare una vicenda per il tempo in cui avrà cessato di vivere.

Ai fini dell’ operatività della dispensa, non é richiesta accettazione del donatario. La legge parla infatti unicamente di una “ dichiarazione di dispensa “, configurandola come espressione di una volontà unilaterale.

La disciplina non richiede un particolare formalismo, sempre ammesso che non si consideri la dispensa dalla collazione come un negozio accessorio.

Sotto il concorrente profilo della simulazione, sarebbe corretto affermare che non sia sufficiente accertare l’ esistenza della simulazione, bensì occorra anche verificare in concreto che scopo della simulazione sia stato porre la liberalità al riparo della collazione [33].

3) Proposizionecumulativa delle domande di riduzione e di divisione

Bisogna anzitutto premettere che l’ azione di riduzione e quella di divisione non sono forme di tutela omogenee, né dal punto di vista funzionale né da quello della tutela.

Mentre quella di riduzione é domanda giudiziale, come tale sempre proponibile in via principale ovvero riconvenzionale, la divisione presuppone la preventiva collazione. Quest’ ultima, oltre che domanda principale, può configurarsi anche come questione preliminare di merito, dedotta da una delle parti, ovvero quale questione incidentale conosciuta dal giudice sulla scorta del materiale probatorio acquisito agli atti del processo, il tutto nell’ ambito di una domanda di divisione.

Domanda di divisione e collazione, ad ogni modo, sono sempre strettamente correlate, tant’ é che la domanda di collazione volta a ricostituire l’ asse ereditario é sempre in funzione di una divisione dell’ asse così formato, e non ai fini di un mero accertamento del relativo obbligo .

E’ opportuno segnalare una sentenza della Corte di Cassazione [34] secondo la quale “ in tema di giudizio di divisione ereditaria , successivamente alla costituzione dei convenuti non può più essere chiesta la formazione della quota diversa da quella cui il giudice debba attenersi in relazione al patrimonio del de cuius individuato dalle parti nei loro scritti difensivi iniziali. Ne consegue che la deduzione del fatto che un condividente sia tenuto alla collazione di un bene donato, costituendo eccezione in senso proprio, in quanto diretta a paralizzare la pretesa di tale condividete a partecipare alla divisione secondo quanto gli spetterebbe ove tale donazione non avesse avuto luogo, é soggetta alle preclusioni di cui all’ art. 167 c.c. “.

Essendo la collazione non un’ azione bensì un istituto di diritto sostanziale, dal punto di vista processuale essa non deve tradursi necessariamente in una domanda giudiziale “ essendo sufficiente a tal fine la domanda di divisione e la menzione in essa dell’ esistenza di determinati beni facenti parte dell’ asse ereditario da ricostruire, quale oggetto di pregressa donazione “[35].

Con più stretto riferimento alla domanda di riduzione, invece, secondo Cassazione [36]in tema di comunione ereditaria ed in ipotesi di domanda di divisione giudiziale, tutte le questioni che sorgono nel corso del giudizio vanno esaminate nell’ insieme dei rapporti reciproci dei condividenti, e quindi come incidenti relativi all’ unico, inscindibile giudizio principale.”.

Secondo la più autorevole giurisprudenza [37], sebbene sussista la possibilità che il giudizio di riduzione cumulato col giudizio di divisione si concluda con l’ emanazione di un’ ordinanza su accordo delle parti, tale processo ha natura eminentemente contenziosa, con la conseguenza che allo stesso si applicano integralmente le regole del processo di cognizione ordinario, compreso il regime delle preclusioni.

Ad ogni modo, la sentenza Cassazione n. 4149 /1992 ha fugato ogni dubbio: l’ azione di riduzione e l’ azione di divisione sono cumulabili.

c) Ricorso per petizione ereditaria

 

1) Caratteri dell’ azione: formulazione delle domande nell’ atto introduttivo

La petizione ereditaria, ai sensi dell’ art. 533 c.c., é l’ azione con la quale l’ erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possegga in tutto o in parte i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi.

Trattasi di un’ azione a carattere universale volta al riconoscimento del titolo di erede, ed é un’ azione di condanna, in quanto il suo scopo finale é quello di recuperare, in tutto o in parte, i beni ereditari posseduti dal convenuto.

L’ azione di petizione presuppone l’ accertamento della qualità ereditaria in capo all’ attore, il che comporta che tale petitum sia richiesto nell’ atto introduttivo.

Malgrado l’ affinità del petitum, la petitio hereditatis si differenzia tuttavia nettamente dalla rei vindicatio in quanto non è volta a discutere il titolo in base al quale il de cuius aveva il possesso dei beni ereditari, bensì ha per oggetto elementi costitutivi dell’ asse ereditario . L’ attore può dunque limitarsi a provare la propria qualità di erede ed il fatto che i beni, al tempo dell’ apertura della successione, fossero compresi nell’ asse ereditario . [38]

Tale azione può inoltre proporsi contro il terzo sfornito di titolo al fine dell’ acquisto di beni da lui illegittimamente detenuti.

Più in particolare, la petitio hereditatis intesa a conseguire il rilascio dei beni ereditari può essere esperta sia contro colui che vanta un titolo ereditario che non gli compete ( possessio pro herede ) sia contro chi li possiede senza titolo alcuno ( possessio pro possessore ), previo accertamento n capo all’ attore della qualità di erede.

Il giudice del merito qualificherà la domanda sulla base dei fatti prospettati e dedotti dalla parte che l’ ha proposta, prescindendo dal nomen juris, ossia dalla qualificazione giuridica indicata nell’ atto introduttivo e nelle successive difese, salvo il divieto di ultrapetizione.

2) Questioni sulla competenza e sulla legittimazione

L’ art. 533 attribuisce la titolarità della petizione al solo erede o coerede, il quale, chiamato all’ eredità, l’ abbia accettata, esplicitamente ovvero implicitamente, per il solo fatto di aver proposto l’ azione.

Dato il formarsi, fra le parti, del giudicato sul punto, la riconosciuta qualità di erede non potrà più essere messa in discussione .

Nel caso di legittimario preterito, solo all’ esito vittorioso dell’ azione di riduzione egli potrà esercitare la petizione di eredità avente ad oggetto la quota spettantegli.

L’ azione può essere esercitata anche contro il coerede il quale contesti all’ attore, in tutto o in parte, la sua partecipazione all’ eredità.

I creditori dell’ erede possono esercitare in via surrogatoria la petizione dell’ eredità, ma non così, secondo dottrina [39], il terzo, il quale può bensì acquistare diritti sui beni ereditari, ma non la qualità di erede.

Legittimato passivo è colui il quale possiede beni ereditari vantando un titolo possessorio che non gli compete. Tale possessore può essere addirittura sine titulo , ossia non vantare alcuna giustificazione del suo possesso ( possideo quia possideo ). Legittimato passivo può essere anche il semplice detentore, come sostiene la dottrina [40], interpretando estensivamente le norme sulla rivendica.

Per quanto concerne la competenza, é pacifico che competente per valore é il Tribunale, trattandosi di azione di valore indeterminabile ( art. 9 co. 2 c.p.c. ), sia in caso di petizione di beni ereditari che di solo accertamento della qualità di erede.

E’ competente per territorio il giudice del luogo di apertura della successione ( art. 22 n. 1 c.p.c. ).

D) Le altre azioni di tutela: azioni possessorie a cautelari.

 

Sia il chiamato all’ eredità che l’ erede possono agire a tutela delle loro posizioni giuridiche.

Più in particolare il chiamato all’ eredità che non abbia ancora accettato può esercitare azioni di natura prevalentemente cautelare .

Il chiamato all’ eredità può esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari, senza bisogno della materiale apprensione degli stessi. Può inoltre chiedere all’ Autorità giudiziaria l’ autorizzazione a vendere quei beni che non si possono conservare ola cui conservazione richieda grave dispendio , con le procedure di cui agli art.. 747 e 748 c.p.c.

Natura cautelare ha pure la procedura prevista dall’ art. 752 c.p.c. dove si prevede che l’ esecutore testamentario, coloro che hanno diritto alla successione, le persone che abitavano col defunto e i creditori possono chiedere al Tribunale ovvero, in caso d’ urgenza, al Giudice di Pace l’ apposizione di sigilli sui beni del defunto, stante il pericolo di sottrazione.

Ai sensi del primo comma dell’ art. 460 c.c., colui che é chiamato all’ eredità ha la possibilità di esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari, anche in difetto di materiale apprensione. Trattasi, in buona sostanza, delle azioni di manutenzione e di reintegrazione , che riguardano sia i beni sussistenti nel patrimonio del de cuius al momento della morte, sia quelli cui avesse subito molestie o spoglio in vita, ovviamente entro il termine annuale.

Dottrina e giurisprudenza hanno a lungo dibattuto se le azioni possessorie possano essere esercitate unicamente dall’ erede il quale abbia già accettato l’ eredità, ovvero da colui il quale abbia sul bene non già un possesso qualificato, essendo ciò impossibile in presenza almeno di un curatore dell’ eredità, bensì l’ animus possidendi, ossia quello di colui che vanta un diritto su ciò che ancora non gli appartiene, giuridicamente parlando.

Ciò appare più conforme a diritto, dovendo assicurare l’ integrità e la conservazione dei beni facenti parte dell’ asse ereditario. [41]

In definitiva, poiché, ai sensi dell’ art. 1146 c.c. il possesso continua, con effetto dall’ apertura della successione, nell’ erede, quest’ ultimo, alla morte del possessore, é legittimato a promuovere le azioni di manutenzione e di reintegrazione previste dagli art. 1168 e 1170 c.c. [42]

All’ uopo si cita la sottoscritta pronuncia della Cassazione n. 8075/2003 la quale, decidendo circa la reintegrazione nel possesso di una casa d’ abitazione sita in Civita d’ Antino e degli arredi in essa contenuti, di cui le ricorrenti erano eredi, della quale in costanza di vita del de cuius godevano l’ usufrutto e di cui avevano sofferto spoglio durante il periodo di assenza del defunto, chiarisce ulteriormente che, costituendo il possesso, per la norma di cui all’ art. 1140 c.c., un potere di fatto che si manifesta non solamente in un’ attività corrispondente all’ esercizio della proprietà, ma di ogni altro diritto reale, l’ erede che possedeva il bene in qualità di usufruttuario é legittimato ad esperire i rimedi contro chiunque compia atti di spoglio o di turbativa.

In definitiva, l’ erede acquista il possesso dei beni del de cuius dall’ apertura della successione senza compiere alcuna materiale apprensione, essendo sufficiente l’ animus possidendi. [43]

                                     Roberto Campagnolo, avvocato.



[1] Pino, La tutela del legittimario, Padova, 1954, p. 60; Ferri, Dei legittimari, art. 536 -564,in Comm. Cod. Civ., a cura di Scialoja e Branca, Bologna - Roma, 1981, p. 109; Mengoni, Successioni a causa di morte; parte speciale, successione necessaria, in Trattato dir civ. e comm. diretto da Cicu e Messineo, Milano, 2000, p. 103; Cariota - ferrara, Le successioni per causa di morte, parte generale, Napoli, 1977, p. 224.

[2] Per tutte, Cass. 28 giugno 1968 n. 2202: “ Il principio dell’ intangibilità della quota legittima deve intendersi soltanto in senso quantitativo e non anche in senso qualitativo, potendo il testatore soddisfare le ragioni dei legittimari con beni di qualunque natura, purché compresi nell’ asse ereditario”.

[3] Barbiero, Sistema istituzionale di diritto privato italiano, Torino 1965, p. 1032.

[4] Capozzi, Successioni e donazioni, ultima edizione, tomo primo, Giuffrè Editore, p. 305.

[5] Mengoni, Successioni per casa di morte . Parte speciale. Successione necessaria, cit., 232 ss.

[6] Cass. civ. 19 ottobre 1993, n. 1033.

[7] Cass. 23.1.2007 n 1408; Cass. 29.3.2000 n. 3821

[8] Cass. civ. 15.7.1966, n. 1910.

[9] Cass. civ. 19.11.1962, n. 3145.

[10] Cfr. contra Cassazione 22 ottobre 1975, n. 3500, secondo la quale, invece, tale diritto è rinunciabile.

[11] Pino, La tutela dei legittimari, art. 536 - 554, cit., p. 199; Santoro - Passarelli, Dei legittimari, in comm. cod. civ. diretto da D’Amelio e Finzi, Firenze, Libro delle successioni per causa di morte e delle donazioni., p. 315.

[12] Cass. civ. n. 13310/02.

[13] Cass. civ. n. 14473/11.

[14] Cass. civ. n. 13385/11.

[15] Cass civ. sezione seconda del 16.3.2012, n. 4848

[16] Cass. civ. n. 15346/2010.

[17] Cass. civ. sez. II n. 240/10; Cass. civ., sez. II n. 11873/93; Cass. civ., sez. II n. 3950/92; Tribunale Milano, 20 aprile 2006.

[18] Cass. civ. 23. 3. 2013.

[19] Cass. civ 7.10.2007 n. 19527.

[20] Cass. civ. 2.2.1995

[21] Cass. civ. S. U. 29/3/11/ 2001 n. 7098.

[22] Cass. civ. 11/11/2008 n. 26955; Cass. civ. 15/3/2006 n. 5779.

[23] Santoro - passarelli, Dei legittimari, cit.,p. 308; Giannatasio, Delle successioni. Disposizioni generali - Successioni legittime, Torino, 1959, pp. 341 - 42; Mengoni, Successioni a causa di morte; parte speciale, successione necessaria, in Trattato dir civ. e comm. diretto da Cicu e Messineo, cit, p. 305.

[24] Cass. civ. n. 24134/2009.

[25] Cass. civ. n. 13706/07, con riferimento alla fattispecie di un erede “ che

agisca per la nullità del contratto di compravendita stipulato dal de cuius perché dissimulante una donazione e per la ricostruzione del patrimonio ereditario e la conseguente divisione dello stesso, senza anche far valere, rispetto alla donazione impugnata, la lesione del suo diritto di legittimario “, e cfr. anche Cass. civ. n. 5386/11.

[26] Cass. civ. n. 11286/12.

[27] Cass. n. 12496/07

[28] Cass. civ. 13 novembre 2009 n. 124134; Cass. civ. 2 settembre 2008 n. 22030, Cass. civ. 6 ottobre 2005, n. 19468; ass. civ. 28 ottobre 2004 n. 20868; Cass. civ. 1 aprile 1997 n. 2836, Trib. Bari 13 marzo 2006.

[29] Torrente, La donazione, in Tratt. dir. civ. comm., diretto da Cucu e Messineo, Milano 1956, p. 21 ss; Pugliatti, Precisazioni in tema di vendita a scopo di garanzia, in Riv.trim. dir. civ., 1950, 334 ss.

[30] Cfr. Cass. civ. n. 5989/94 n. 20638 e Cass. civ. n. 20638/05, cit. in La Battaglia, Azione di riduzione e collazione: aspetti processuali.Rimini, 11 maggio 2012.

[31] Forchielli e Angeloni, Della divisione, art. 713 - 768 , in Comm cod. civ. Scialoja e Branca, Bologna - roma 2000, p. 516 - 519; Cariota - Ferrara, Le successioni a causa di morte, Parte generale , Napoli 1977, p. 709; Gazzara, voce Collazione, in Enc. dir., Milano, 1960, vol II, p. 337; Bordese, La divisione ereditaria, in manuale di dritto privato italiano, Torino, 1974.

[32] Cass. civ. sez. II n. 2752/84

[33] Capozzi, Successioni e donazioni, Tomo Secondo, ultima ed., Milano 2002, p. 731.

[34] Corte cass. 28. 12. 2011 n. 29372.

[35] Corte cass n. 15131/05

[36] Cass. civ. n. 2568/03

[37] Cass. civ. Sezioni Unite n. 1409/06 .

[38] Cass. 30.10.1992, n. 11813.

[39] Cicu, Successioni per causa di morte: Parte generale. In Tratt. dir. civ. e comm. diretto da Cicu e Messineo, Milano, 1961, p. 244 ss.; Prestipino, Delle successioni in generale,art. 456 - 535 in Comm. cod. civ. diretto da De Martino, Novara, 1931p. 529; Palazzo, Le successioni, Milano, 2000, 418.

[40] Ferri, Successioni in generale, art. 512 - 538, cit., p. 207 e Prestipino, Delle successioni in generale, cit, p. 532.

[41] De Martino, Del possesso, della denunzia di nuova opera e di danno temuto,in comm. cod. civ., a cura di Scialoja e Branca, Bologna - Roma 1984, p. 26; Masi, Il possesso, la nuova opera e il danno temuto, in Tratt. dir. priv.diretto da Rescigno, torino, 1982, p. 452; Gazzoni, manuale di diritto privato, Napoli, 1996, p. 217.

[42] Cass. civ. sez. II 22.05.2003 n. 8075.

[43] Cfr. Trib. Messina, sez. II, 03/03/2008 - Redazione Giuffrè 2009.

Istituto del Trust nelle successioni



Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo, dello Studio Legale Campagnolo e Associati, ha redatto il seguente saggio sul trust, istituto di estrema attualità che sta assumendo una notevole importanza nella trasmissione della ricchezza patrimoniale, anche nell'ambito della famiglia.

IL TRUST

Il trust è un istituto di matrice anglosassone mediante il quale un soggetto utilizza uno o più beni (i quali possono essere indistintamente immobili, mobili registrati, mobili non registrati e crediti) per addivenire alla costituzione di un patrimonio separato, finalizzato ad uno o più scopi specifici. Esso ha trovato ingresso nel nostro ordinamento per mezzo della legge 9 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992, la quale ha recepito la Convenzione dell'Aja del 1985, divenendo, in tal modo, a tutti gli effetti un istituto riconosciuto nel nostro Paese ma non direttamente regolamentato dalla legge italiana. È infatti la stessa Convenzione che, all'articolo 2, si preoccupa di fornire una definizione dell’istituto in esame, prevedendo che “per trust s'intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora alcuni beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato”. In altre parole, il trust ricorre quando un soggetto, chiamato settlor, al fine di separare dal suo patrimonio alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi, li sottopone, indistintamente mediante testamento o atto inter vivos, al controllo, affidamento e gestione di un altro soggetto, il quale potrà essere una persona (cd. “trustee”) oppure una società professionale (cd. “trust company”)

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STUDIO LEGALE CAMPAGNOLO Il trust è un istituto di matrice anglosassone mediante il quale un soggetto utilizza uno o più beni (i quali possono essere indistintamente immobili, mobili registrati, mobili non registrati e crediti) per addivenire alla costituzione di un patrimonio separato, finalizzato ad uno o più scopi specifici. Esso ha trovato ingresso nel nostro ordinamento per mezzo della legge 9 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992, la quale ha recepito la Convenzione dell'Aja del 1985, divenendo, in tal modo, a tutti gli effetti un istituto riconosciuto nel nostro Paese ma non direttamente regolamentato dalla legge italiana.  È infatti la stessa Convenzione che, all'articolo 2, si preoccupa di fornire una definizione dell’istituto in esame, prevedendo che “per trust s'intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora alcuni beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato”. In altre parole, il trust ricorre quando un soggetto, chiamato settlor, al fine di separare dal suo patrimonio alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi, li sottopone, indistintamente mediante testamento o atto inter vivos, al controllo, affidamento e gestione di un altro soggetto, il quale potrà essere una persona (cd. “trustee”) oppure una società professionale (cd. “trust company”).  Sostanzialmente il trust può essere utile ogni volta in cui un certo scopo, da realizzarsi mediante determinati beni, sia raggiungibile mediante l’affidamento dei predetti beni a un soggetto diverso da colui che matura il desiderio di realizzare quello scopo.   L’effetto del trust è duplice: da un lato provoca la fuoriuscita di determinati beni dal patrimonio del disponente e dall’altro comporta la segregazione o separazione di tali beni nell’ambito del patrimonio del trustee, all’interno del quale i beni stessi vengono trasferiti mediante un vero e proprio passaggio di proprietà.  I beni impegnati risultano, quindi, sottoposti sia ad un vincolo di destinazione (ovvero riservati alla realizzazione di uno specifico scopo o ad un determinato soggetto) che ad un vincolo di separazione (cioè sono giuridicamente separati sia dal patrimonio residuo del disponente sia da quello del trustee). Sempre l'articolo 2, infatti, stabilisce, nel delineare i caratteri principali dell’istituto, “a) che i beni del trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee; b) che il trustee ha il potere-dovere di amministrare o disporre dei beni secondo quanto previsto dall’atto costitutivo o dalla legge; c) che non è incompatibile con l’esistenza del trust il fatto che il costituente si riservi alcune prerogative o che al trustee siano riconosciuti alcuni diritti come beneficiario”. Quanto detto significa che, dal momento che i beni del trust formano un patrimonio separato, essi non potranno in nessun caso essere aggrediti dai creditori di nessuno dei soggetti coinvolti, anche nel caso in cui siano intestati ad un altro soggetto, non appartenendo, di fatto, né al trustee, né al settlor.  Proprio questo punto è stato uno di quelli che maggiormente hanno complicato l'accettazione dell'istituto in esame nel nostro paese. Il trustee, infatti, è l’unico titolare dei diritti relativi ai beni interessati che il settlor ha deciso di vincolare, seppure nell’interesse dei beneficiari o per il perseguimento dello scopo definito, ma questi restano all’interno del patrimonio del trust e diventano estranei sia al patrimonio del disponente che a quello personale del trustee.  Quanto detto si scontra però con il fatto che in Italia, secondo l'opinione maggioritaria della dottrina e della giurisprudenza, la proprietà non possa in alcun caso essere sdoppiata, con il risultato che, inizialmente, diversi studiosi di notevole pregio hanno ritenuto che l’istituto in esame fosse in contrasto con i principi fondanti del nostro sistema di diritto, tentando di farlo rientrare in alcune categorie già esistenti e riconosciute nel nostro ordinamento. Sul punto, però, occorre sottolineare che, rispetto ai due istituti “nostrani” maggiormente somiglianti, ovvero il negozio fiduciario e il contratto in favore di terzi, sussistono alcune fondamentali differenze che fanno del trust uno strumento assolutamente a sé stante. Circa il negozio fiduciario, infatti, il trustee, nello svolgimento della propria funzione, sarà obbligato solo ed esclusivamente verso il beneficiario del trust e mai nei confronti del settlor, il che costituisce la maggior differenza rispetto all'istituto appena citato. Quanto al contratto a favore di terzi, invece, la differenza fondamentale è costituita dal fatto che il beneficiario non dovrà dichiarare di voler beneficiare del trust istituito in suo favore, essendo esso istituibile direttamente mediante l’atto unilaterale del disponente. Ciò premesso circa l’istituto del trust, occorre soffermarsi sulle caratteristiche di settlor e trustee. In particolare, se la persona del settlor potrà essere impersonata da chiunque conferisca determinati suoi beni in un trust, con riguardo alla figura del trustee occorre segnalare che, per espressa determinazione dell’articolo 11, potrà rivestire tale ruolo soltanto chi abbia determinate caratteristiche; il trustee, infatti, dovrà essere “dotato della capacità di agire e di essere convenuto in giudizio, oltre che di comparire, in qualità di trustee, davanti a notai o altre persone che rappresentino un'autorità pubblica”. Stante quanto detto, occorre però precisare che, benché i trust presentino caratteristiche comuni, i singoli trust potranno essere enormemente differenziati l'uno dall'altro.  Questo del resto non stupisce, dal momento che il trust costituisce uno dei mezzi che maggiormente tutelano e garantiscono l'autonomia privata. Innanzitutto, la principale differenza risiede nel fatto che non sempre - e comunque non necessariamente - l’istituto del trust richiede la compresenza di trustee, settlor e beneficiario. Infatti, nei cosiddetti trust di destinazione, i beni sono destinati a uno scopo specifico e vengono vincolati alla realizzazione di tale obiettivo, il che implica la totale assenza di un qualsivoglia beneficiario.  Inoltre, quand’anche vi sia un beneficiario, questo potrà essere sia determinato che indeterminato (in tale secondo caso la determinazione potrà essere compiuta successivamente dal settlor), oltre che immediato, mediato o finale, a seconda del momento in cui trarrà utilità dai beni costituenti il trust, godendone i frutti. In altre fattispecie, poi, può verificarsi anche che il soggetto interessato dal trust sia uno solo, non essendoci alcuna limitazione nel far coincidere le figure del trustee e del settlor. Quest’ultimo, infatti, ben potrebbe decidere di vincolare alcuni suoi beni ad uno specifico scopo e nominarsi trustee con riferimento a quel determinato trust. Al contrario, invece, è possibile che ai soggetti coinvolti se ne aggiunga un quarto, il quale prende il nome di protector e svolge funzioni di controllo e supplenza del trustee. Quanto, infine, alla durata del trust, questa è determinata dal settlor, il quale non può revocare il trust, salvo il caso in cui sia stato stabilito dall’atto costitutivo;  inoltre, tendenzialmente, tale istituto non può essere perpetuo, a meno che lo specifico ordinamento interessato non lo preveda espressamente.   Il trust, infatti, come stabilito dall’articolo 6, non è regolato da un’unica legge.  Questo significa, dunque, che la legge applicabile dovrà essere scelta volontariamente dal disponente nell’ambito delle giurisdizioni che ammettano e disciplinino in modo specifico il trust, con la precisazione, fornita all’articolo 7, secondo la quale “qualora non sia stata scelta alcuna legge, il trust sarà regolato dalla legge con la quale ha collegamenti più stretti”. Occorre specificare, inoltre, che è consentito prevedere che alcuni aspetti del trust siano disciplinati dalle leggi di due paesi differenti e che non sussiste alcun problema né per il riconoscimento in Italia di un trust istituito all’estero, né per la costituzione in Italia di un trust per beni situati all’estero. Allo stesso modo non c’è alcun limite per i cittadini stranieri circa la costituzione in Italia un trust su beni situati nel nostro paese. Questione che ha fatto molto discutere riguarda, invece, la possibilità di istituire dei trust in Italia da parte di cittadini italiani per beni situati in Italia.  Infatti, non essendo stata seguita la ratifica della Convezione dell’Aja da una legge di applicazione, l’Italia, che pur si è impegnata a riconoscere i trust che presentano elementi di collegamento con il diritto di altri Stati che riconoscono l’istituto del trust, non ha affrontato la questione afferente il piano del diritto interno, con il risultato che il trust interno è stato riconosciuto come ammissibile esclusivamente in tempi recenti e mediante un largo uso dell’intervento giurisprudenziale. In ogni caso, la legge prescelta o selezionata secondo i criteri indicati dall’articolo 7, disciplina “la validità, l'interpretazione, gli effetti e l'amministrazione del trust”, con particolare riferimento a: “a) la nomina, le dimissioni e la revoca dei trustee, la capacità di esercitare l'ufficio di trustee e la trasmissione delle funzioni di trustee; b) i diritti e obblighi dei trustee tra di loro; c) il diritto del trustee di delegare in tutto o in parte l'adempimento dei suoi obblighi o l'esercizio dei suoi poteri; d) il potere del trustee di amministrare e di disporre dei beni in trust, di darli in garanzia e di acquisire nuovi beni; e) il potere del trustee di effettuare investimenti; f) i limiti relativi alla durata del trust e ai poteri di accantonare il reddito del trust; g) i rapporti tra trustee e beneficiari, compresa la responsabilità personale del trustee nei confronti di questi ultimi; h) la modifica o la cessazione del trust; i) la distribuzione dei beni in trust; j) l'obbligo del trustee di rendere conto della sua gestione”. Occorre precisare, poi, che la Convenzione, all’articolo 15, procede all’elencazione, per quanto non esaustiva, di una serie di materie delle cui norme inderogabili fa salva l’applicazione, prevedendo che, in caso di contrasto del singolo trust con tali norme o con i principi di ordine pubblico, il Giudice dovrà cercare di attuare gli scopi del trust in altro modo. Quanto alla situazione attuale, bisogna riconoscere che, grazie alla sua duttilità, il trust è riuscito a ritagliarsi uno spazio sempre maggiore anche nel panorama italiano. Ad esempio, infatti, esso risulta molto utile nell’ambito del diritto di famiglia, in particolar modo nel corso dei procedimenti di separazione o divorzio, come efficace strumento per la gestione dei beni comuni destinati alla famiglia. Di fatto, per la famiglia tradizionale il trust sopperisce ai limiti dell’istituto del fondo patrimoniale, in quanto offre un effetto segregativo di portata generale e di durata nel tempo, a prescindere dalla permanenza del vincolo del matrimonio. Allo stesso modo, il trust può rivelarsi molto utile nell’ambito della gestione di beni mobiliari o immobiliari, così come nell’ambito societario, dando vita ad una serie di veri e propri patrimoni autonomi, separati da quelli del settlor e del trustee e dunque non aggredibili dai rispettivi creditori, da utilizzare per scopi predeterminati. Inoltre, il trust può rispondere anche ad esigenze successorie. Ben può accadere, infatti, che un soggetto decida di ricorrervi per tutelare un determinato patrimonio nel passaggio generazionale oppure per tutelarlo dal rischio dello sperpero ad opera di soggetti incapaci di amministrarlo. Sul punto occorre precisare che tale istituto non pone alcun problema di contrasto con il divieto dei patti successori; infatti, se il patto successorio si concreta in un contratto tra il futuro de cuius e l’erede o il futuro erede e un beneficiario, nel trust è completamente assente tale elemento dell’accordo tra settlor e beneficiario. In conclusione si può affermare che il trust è diventato un istituto essenziale e largamente utilizzato, il cui successo è legato sostanzialmente alla sua natura di strumento che consente di tutelare una serie di interessi che le nostre categorie giuridiche, ormai affette da un profondo invecchiamento, non sarebbero in grado di proteggere.   Inoltre, circa le posizioni di quella ristretta minoranza che ancora oggi si ostina a negare l’ammissibilità del trust, sono stati, in diverse occasioni, la giurisprudenza e lo stesso Legislatore a intervenire sull’argomento. Infatti, in risposta a chi, in tema di pubblicità, sosteneva che mancasse una norma in base alla quale si sarebbe potuta effettuare la trascrizione e che il nostro sistema immobiliare non riconoscesse la trascrizione di una doppia titolarità, la giurisprudenza ha stabilito che la trascrizione del trust può avvenire per il tramite dell’articolo 2645 c.c.. Inoltre, il Tribunale di Trieste, con decreto emesso già in data 25 settembre 2005, si era pronunciato a favore dell’ammissibilità del trust nel nostro ordinamento, sulla scia di altre pronunzie giudiziarie di merito succedutesi in materia, quasi tutte favorevoli all’applicazione del negozio anglosassone (ex multis Trib. Bologna, sent. 1° ottobre 2003). In ogni caso, il problema della trascrivibilità del trust è stato definitivamente superato mediante l’introduzione – ormai avvenuta oltre 10 anni fa - dell’articolo 2645 ter c.c., il quale prevede la trascrizione degli atti di destinazione che non superino i 90 anni.  La rilevanza di tale norma è duplice, perché non solo ha sanato non solo ogni dubbio sulla possibilità di trascrivere il trust, ma, di gran lunga più importante, ha sancito indirettamente la legittimità di tale istituto. Occorre precisare, però, che il vastissimo uso che del trust viene fatto in Italia ha imposto ulteriori interventi giurisprudenziali per arginare l’utilizzo elusivo di tale strumento rispetto alle leggi nazionali. Per questo motivo, tanto il Tribunale di Bologna quanto quello di Trieste, entrambi con sentenze del gennaio 2014, hanno precisato due aspetti sostanziali di cui devono necessariamente fregiarsi i trust interni per essere ritenuti ammissibili. Innanzitutto essi devono essere meritevoli di tutela, ossia perseguire un fine che con gli ordinari strumenti del diritto civile non sarebbe altrimenti perseguibile; tale precisazione, inoltre, deve essere obbligatoriamente contenuta nelle premesse dell’atto istitutivo.  In secondo luogo, da ultimo, il disponente non può riservarsi ogni potere all’interno del trust, dal momento che qualsiasi trust interno deve comunque passare il primo ed imprescindibile vaglio di conformità ai precetti posti a fondamento della Convenzione, il cui articolo 2, ultimo comma, esclude espressamente tale possibilità.


 

 

 

 

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo è stato invitato giovedì 12.03.15 alla trasmissione televisiva in diretta su Sky ad esporre le ultime novità legislative in tema di separazioni e divorzi, visibili dal video soprastante.

 



Conferenza su successioni e donazioni, Roma.

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo durante la Conferenza su Separazioni Divorzi e Successioni a Roma.

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Specializzazioni

Pubblicazioni

Monografie del Prof. Roberto Campagnolo:

Separazioni Divorzi Convivenze-01

“Separazioni Divorzi Convivenze”
Pubblicazione online
anno 2013.
Avvocato matrimonialista divorzista R. Campagnolo.

La famiglia di fatto, gli accordi matrimoniali, la destinazione della casa familiare, lo status unico di figlio, la bigenitorialità, l’affidamento esclusivo e condiviso, il divorzio breve, ecc.
 

Successioni mortis causa

“Successioni mortis causa”, UTET (Torino) 2011.

Successioni e donazioni

“Successioni e Donazioni”, Giuffrè (Milano) 2009.

Pubblicazioni collettanee del Prof. Avv. Roberto Campagnolo, CEDAM, 2005, con aggiornamenti biennali.

Linguaggio e regole diritto privato

"Linguaggio e regole del diritto privato. Casi, domande e schede.", Giovanni Iudica, Paolo Zatti, Ed. Cedam.

Casi pubblicati dal Prof. Avv. Roberto Campagnolo e trattati nelle lezioni presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, in tema di separazioni, successioni, contratti.

Pubblicazioni del Prof. Roberto Campagnolo:

Codice Civile Annotato

Codice Civile Annotato
Editrice Egea
anno 2014.

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo ha collaborato con i più importanti docenti italiani per l'annotazione dell'ultimo codice civile per quanto riguarda la parte del diritto di famiglia e successioni.

Il Civilista
Giuffrè Editore.

L'avv. Roberto Campagnolo ha pubblicato sulla rivista Il Civilista l'articolo relativo all'ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento e la sua relativa funzione di prevenire liti future tra gli eredi.

Donazioni indirette - Successioni

L'avv. prof. Roberto Campagnolo ha pubblicato per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale) un articolo sulle donazioni indirette.
 
UN REGALO con mille cavilli   Il padre che paga la casa del figlio. La polizza assicurativa a favore di un terzo. Persino il trust può essere utilizzato per scopi liberali. Ma le donazioni indirette presentano diverse implicazioni  successorie e tributarie. Una guida ragionata per districarsi tra codici  e  giurisprudenza. di Roberto Campagnolo   Qualsiasi forma di donazione indiretta o di stipulazione a favore di terzo può realizzare una liberalità indiretta laddove l’attribuzione al terzo beneficiario sia ef- fettuata a titolo liberale e non sorretta da altra causa. Anche la remissione di un debito può essere utilizzata quale negozio mezzo per attuare una donazione indiretta, ogniqualvolta vi sia la volontà di avvantaggiare il debitore per mero spirito di liberalità e la remissione non sia, inve- ce, utilizzata per altri scopi, quale, ad esempio, ottenere benefici fiscali. Tra le ipotesi più frequenti, certamente, rientra l’assicura- zione a favore di terzo, precisando però che oggetto della donazione indiretta non sarà l’indennità pagata dall’assi- curatore, ma il premio pagato dal sottoscrittore. Di ciò si ha conferma in due specifiche disposizioni nor- mative: gli articoli 741 e 1923 del codice civile. Altri negozi che possono concretizzare un risultato liberale senza dover ricorrere al contratto tipico di donazione possono essere la delegazione, l’espromissione e l’accollo. Così come il trust, che potrebbe potenzialmente essere utilizzato per scopi liberali, ma non si potrà avere donazione indi- retta nei rapporti tra settlor e tru- stee o tra quest’ultimo e il benefi- cary, bensì solo ed esclusivamente in quelli intercorrenti tra settlor e beneficiario. Tuttavia, l’ammissibi- lità di tali ipotesi è fortemente di- scussa, ritenendosi da molti autori che una simile liberalità potrebbe violare alcune delle inderogabili norme sostanziali applicabili anche alle donazioni indirette (divieto di donazione di beni futuri, art. 771 c.c.; divieto di rappresentanza vo- lontaria nella donazione, art. 778 c.c.). Ma la figura che, certamente, si rinviene più spesso nella pratica di tutti i giorni e che comporta le più annose questioni in tema suc- cessorio è l’acquisto di un bene (generalmente un immobile) da parte di un soggetto (si ipotizzi, un figlio), con denaro somministrato da una diversa persona (nell’esem- pio, il padre). Tale risultato può essere raggiunto attraverso due diverse vie. Il padre interviene solo al momento del pagamento del prezzo e, attraver- so un adempimento del terzo (art. 1180 c.c.), salda il dovuto diretta- mente a favore del venditore. Ovvero, il padre potrebbe, ante- riormente all’acquisto, fornire al figlio la provvista necessaria all’ac- quisto. Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte (fra tutte si veda Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 17604 del 04/09/2015), nel primo caso, oggetto della donazione in- diretta sarebbe l’immobile e non il denaro; nel secondo, invece, non si sarebbe in presenza di una dona- zione indiretta, ma di una dona- zione diretta del denaro. Appare opportuno sottolineare come la giurisprudenza abbia di recente precisato il proprio orien- tamento, affermando che si avrà donazione indiretta dell’immobile e non del denaro, solo laddove il pagamento effettuato dal terzo sia pari  all’intero  prezzo  pattuito per la vendita, giacché la corresponsio- ne del denaro costituisce una di- versa modalità per attuare l’iden- tico risultato giuridico-economico dell’attribuzione liberale dell’im- mobile esclusivamente nell’ipotesi in cui ne sostenga l’intero costo (così Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 2149 del 31/01/2014).  Donazione indiretta e donazione simulata Quando  si  tende  a  parificare    le ipotesi di donazione indiretta con quelle di simulazione, spesso, si può cade in errore. Ritornando alla figura più conosciuta di donazione indiretta (l’acquisto di un bene da parte del figlio, con denaro sommi- nistrato dal genitore), la donazione non va confusa con il diverso caso di trasferimento diretto dal genitore al figlio attraverso un negozio qualifi- cato dalle parti come “vendita”, ma senza che vi sia alcun effettivo paga- mento di un corrispettivo. In questa ipotesi, non si ha un negozio mezzo (la “vendita”) attraverso cui realiz- zare un arricchimento per spirito di liberalità; si avrà, invece, una vera e propria donazione diretta dissimu- lata. Si hanno, pertanto, due distinti negozi: uno reale (la donazione) ed uno fittizio (la vendita). Importante corollario di questa distinzione è la necessità che il negozio “fittizio” – nell’esempio la vendita – rispetti  i requisiti di forma imposti per i veri e propri negozi donativi, ossia l’atto pubblico notarile con l’irrinunciabi- le presenza dei testimoni, a pena di nullità.  Donazioni indirette e implicazioni successorie Tra  le  norme  di  carattere sostanziale dettate in materia di dona- zioni dirette e applicabili anche alle forme indirette di liberalità, una posizione di rilievo è occupata da quelle relative alla collazione, e imputazione. La realizzazione del- lo scopo liberale attraverso un ne- gozio mezzo non sottrae, infatti, il lascito munifico dagli obblighi ed oneri testé citati. Solo una espressa dispensa da imputazione e/o colla- zione potrà far sì che la    liberalità indiretta non sia soggetta alla re- lativa disciplina. Tutto ciò, ovvia- mente, nei soli limiti della quota disponibile. Così come le liberalità dirette, anche le donazioni indi- rette non possono ledere i diritti riservati dalla legge ai legittimari e, se lesive di tali diritti, saranno aggredibili con l’azione di riduzio- ne. Così, nell’esempio di acquisto di bene immobile con denaro del proprio genitore, il figlio, all’aper- tura della successione e qualora ne ricorrano i presupposti, sarà tenuto alla collazione del bene immobile ricevuto.  Analogamente,  il  legittimario leso che volesse agire in riduzione a tutela dei propri di- ritti, dovrebbe imputare (ai sensi dell’art. 564 c.c.) le donazioni, an- che indirette, ricevute in vita dal defunto.  Profili tributari nelle donazioni indirette L’Agenzia  delle  Entrate  ha avuto modo di precisare, nella circolare n. 30/E dell’11/08/2015 il pro- prio orientamento in ordine alla tassazione delle liberalità indiret- te. Avendo gli artt. 1 del D. Lgs. 346/1990 e 2, comma 47, del D.L. 262/2006, attribuito rilevanza fiscale ai fini dell’imposta di suc- cessione anche ai “trasferimenti di beni e diritti ... a titolo gratuito”, non si dubita che rientri nell’ambito applicativo ogni forma di liberalità tra vivi, compresa quella indiretta. L’imposta si applicherà tanto alle liberalità indirette risultanti da atti soggetti a registrazione, quanto a quelle caratterizzate dall’assenza di un atto soggetto a registrazione. Tuttavia, ai sensi dell’art. 1, com- ma   4-bis   D.Lgs.   346/1990  tale   imposta non dovrà essere applicata nei casi di donazioni o altre libe- ralità collegate ad atti concernenti il trasferimento o  la  costituzione di diritti immobiliari ovvero il tra- sferimento di aziende (non quote o azioni), qualora per l’atto sia pre- vista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale o dell’imposta sul valore aggiunto. Sempre con riferimento all’ipotesi più rilevante di donazione indi- retta sopra  richiamata,  pertanto,  in ragione dell’eccezione di cui sopra, sarà opportuno dichiarare nell’atto notarile  di  acquisto  che il pagamento è avvenuto a  cura del soggetto donante, in modo da garantire trasparenza non solo nei rapporti inter famigliari, bensì e soprattutto anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Al di fuori dei casi disciplinati dal- la norma in esame, anche le dona- zioni indirette saranno soggette ad imposta, ai sensi dell’art 56-bis del D.Lgs. 346/1990, armonizzato in ragione delle aliquote e franchi- gie attualmente vigenti. Pertanto, dette liberalità saranno tassate  dif-   ferentemente, a seconda che la do- nazione emerga a seguito di un ac- certamento condotto nei confronti del contribuente, ovvero derivi da registrazione volontaria delle parti. Nel primo caso l’aliquota sarà sempre pari all’8% e troveranno applicazione le franchigie previste in tema di imposta di successione  e donazione a seconda del grado di parentela o dello status del dona- tario (1 milione di euro per il per coniuge ed i parenti in linea   retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1,5 milioni di euro per soggetti portatori di handicap). Nelle ipotesi di registrazione vo- lontaria, invece, anche le aliquote saranno differenti, a seconda del grado  di  parentela  intercorrente tra donante e donatario; si appli- cherà, pertanto, l’aliquota del 4% alle donazioni tra coniugi o parenti in linea retta; del 6% a quelle tra fratelli o sorelle; dell’8% alle dona- zioni effettuate a favore di soggetti portatori di handicap). Anche in tali ipotesi rimarranno operative le franchigie sopra esa- minate.    Donatari, donanti e Agenzia delle Entrate: un breve vademecum  Nella prassi sono assai frequenti i casi di donazioni tra familiari: i genitori che versano del denaro sul conto del loro figlio per l’acquisto di un’auto o di un immobile. L’Agenzia delle Entrate ha necessità di verificare la tracciabilità dei bonifici sia in entrata che in uscita soprattutto quando vi sia uno scostamento del 20% rispetto al reddito normalmente percepito dal donatario. In poche parole l’amministrazione finanziaria deve verificare che non si tratti di somme cc.dd. “a nero”. Come cautelarsi?   Oltre all’indicazione della causale nel bonifico, sarà opportuno redigere una scrittu- ra privata tra donante (genitori) e donatario (figlio) nella quale si indichino le somme versate e la data del versamento.  Per far sì che la data sia certa basterà inviare anche a sé stessi la scrittura a mezzo raccomandata (il timbro postale renderà così la data certa ed incontestabile) o attra- verso lo scambio della scrittura con posta elettronica certificata.   Nota bene: la scrittura privata può essere utilizzata solo per le somme di modico valore; in caso contrario sarà necessario l’atto notarile.

Art Advisor

L'avv. prof. Roberto Campagnolo tiene una rubrica sul diritto dell'arte per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale).
 
Qualche mese fa ha fatto scalpore il ritrovamen- to di un’opera di Caravaggio nella soffitta di una casa vicino a Tolosa  in  Francia, valutata intorno ai 120 milioni di euro. E che dire poi delle quotazioni stellari dei capolavori dei grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea battute dalle case d’asta internazionali? Sfogliando le classifiche delle opere d’arte più costose si scopre per esempio che il dipinto di Pablo Picasso “Les Femmes d’Alger” è stato battuto ad un’asta di Christies’s a New York per 179,3 milioni di dollari, battendo tutti i record delle opere più costose della storia. E ancora il “Nu couché” di Amedeo Modigliani è stato aggiudicato per la stratosferica cifra di 170,4 milioni di dollari sempre durante un’asta di Christie’s a New York.    LUGLIO SETTEMBRE Successioni e Protezione Patrimoniale         Secondo un recente rapporto di Skate’s, uno dei principali operatori mondiali dell’art business, il mer- cato dell’arte ha raggiunto il valore di 53,8 miliardi di dollari, domi- nato da una ristretta élite di riser- vatissimi nomi, ma sempre più dif- fuso anche tra le fasce medio-alte di appassionati e investitori. L’ap- proccio all’arte come investimento è un’idea che all’estero è maturata già da diversi anni: il prototipo na- sce negli Stati Uniti nel 1979, e la Deutsche Bank ha messo insieme dal 1979 circa 50.000 opere d’ar-  te moderna offrendo consulenza, seguita poi da Citigroup Private Banking che offre questo servizio da oltre 20 anni grazie al proprio art advisory department situato a New York.  Ma chi è l’art advisory? Si tratta di una figura di mediazio- ne che associa alla conoscenza del- la storia dell’arte, capacità critiche e competenze economico-finan- ziarie. L’art advisor è infatti una figura professionale che ha preva- lentemente il compito di orientare i propri clienti nell’acquisto e/o inve- stimento in opere d’arte, indicando quando e cosa vendere e comprare, secondo le proposte di mercato, at- traverso un’attività di ricerca e ana- lisi del mercato dell’arte, con criteri di riservatezza, in alternativa alla vendita pubblica presso case d’asta. La consulenza è declinata in varie forme: da quella relativa alla fase di creazione di una collezione d’arte, che  comprende  sia  l’acquisto  sia la vendita, alla consulenza per le strategie di gestione e di valoriz- zazione personalizzate; da quella per la protezione dei patrimoni artistici  ereditati,  alla consulenza      tecnico-logistica, assicurativa e alla assistenza legale, con riguardo a singole opere d’arte o a intere col- lezioni. Nella maggior parte dei casi l’art advisor è una figura che opera in- dividualmente, come freelance. In Italia non esiste né un albo profes- sionale né un organo di controllo, quindi l’autodefinirsi art advisor comporta dei rischi per quanto ri- guarda la credibilità della figura, che non sempre è garanzia di    serietà  e  fiducia.  Allo stesso tempo, non esiste un percorso accademi- co ad hoc e assieme a una prepa- razione teorica storico-artistica è necessario affiancare esperienze pratiche, quali workshop, corsi professionali post laurea, la lettu- ra di articoli, la frequentazione di mostre, musei e gallerie d’arte. È fondamentale, inoltre, viaggiare e seguire l’andamento del mercato artistico attraverso le fiere e le aste. È importante  che  l’art  advisor sia   anche  un  legale,  in  quanto potrà così redigere durante le  trattati-  ve la c.d. LOI (lettera di intenti) sottoscritta dal futuro buyer, esa- minare le clausole del POF (lettera di garanzia di una banca del buyer) e redigere gli eventuali contratto preliminare e contratto definitivo. Ovviamente, saprà condurre le trattative con buona fede e discrezione, come richiede la propria deontologia professionale. Una garanzia in più per il closing.    Le opere d’arte e la successione di Roberto Campagnolo  Il D.Lgs. 346/90 prevede una tassazione con franchigie (1.000.000 di euro per coniuge e paren- ti in linea retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1.500.000 euro per soggetti portatori di handicap grave) ed aliquote variabili (del 4%, 6% ed 8%) in ragione del grado di parentela esistente tra il defunto e gli eredi. La tassazione (salve le eccezioni previste in ordine a beni immobili, partecipazioni sociali ed altri casi specifici) dovrebbe essere effettuata sulla base dei valori di mercato dei beni caduti in suc- cessione. In realtà, l’articolo 9 del D. Lgs. 346/90 prevede che si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto (ossia, secondo l’orientamento prevalente, eccedente le even- tuali franchigie) anche se non dichiarati o se dichiarati per un importo inferiore. La norma in esame precisa che “si considera mobilia l’insieme dei beni mobili destinati all’uso o all’orna- mento delle abitazioni, compresi i beni culturali non sottoposti a vincolo”, potendosi far rientrare, quindi, in tale categoria cer- tamente le opere d’arte custodite in abitazioni private. Resta- no escluse da tale presunzione, pertanto, le opere custodite in luogo diverso, sulle quali dovrà applicarsi l’imposta in base al valore di mercato. Potrebbe ritenersi, semplicisticamente, non necessario indi- care nella dichiarazione di successione l’esistenza delle opere presenti all’interno di immobili di proprietà del defunto, avvantaggiandosi, in virtù della presunzione di cui sopra, di un indubbio vantaggio fiscale. Occorre, tuttavia, precisarsi come l’omessa indicazione potreb- be far sorgere problematiche in ordine alla prova sulla titolarità dell’opera, in caso di vendita da parte dell’erede. Deve, inoltre, segnalarsi come la disposizione normativa citata operi una presunzione, come tale superabile dalla prova contraria essendo, pertanto, consentito al contribuente di dimostrare, attraverso un dettagliato inventario dei beni, un imponibile inferiore.

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News


Lo Studio si occupa di negoziare per conto di privati opere d'arte e ha il mandato per negoziare opere d'arte dei seguenti artisti:  Warhol, Fontana, Castellani, Basquiat, Kandisnky, Rothko, Manzoni, Picasso, Modigliani, Dalì, Stucchi, Alfredo Verni.


 Unioni civili, ecco tutte le novità sulle coppie omosessuali ed etero, vedi l'articolo:

Novità sulle Unioni Civili.


L'ultimo saggio dell'avv. Roberto Campagnolo, Starry starry night, pubblicato nel numero di aprile 2016 da Diogene Magazine.


L'avv. Roberto Campagnolo ha pubblicato un saggio sull'amore, nella rivista Comunicazioni filosofiche, intitolato Divagazioni filosofiche sull'amore. Un arabesco.



Conferenze Successioni e Donazioni, questioni processuali.

Anche quest'anno 2016, a partire da ottobre, il Prof.Avv.Roberto Campagnolo tiene le conferenze sulle successioni processuali in forma di seminari e master:

Lo Studio Legale Campagnolo terrà in varie città d'Italia conferenze per Euroconference sul tema Successioni e Donazioni, questioni processuali.
Informazioni sulle conferenze:

Scarica la brochure:
                    Successioni e Donazioni

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Lo studio valuta candidature per

  • Giovane dottore commercialista abilitato di Milano o provincia;

  • Collaboratore esperto in curatela fallimentare che conosca la 2a sezione del Tribunale di Milano;
  • Praticanti avvocato o giovani avvocati con comprovata esperienza in materia successoria, di famiglia e commerciale per collaborazione anche part time;
  • Praticanti notaio per collaborazione anche part time;
  • Esperti in arte moderna e contemporanea con comprovata esperienza nel settore.

 Comunichiamo altresì che lo Studio inizierà dei corsi trimestrali online Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , con assegnazione di compiti e spiegazione degli aspetti ereditari processuali più attuali, con esame e analisi degli istituti, così come emerge dalle conferenze, evidenziate nelle News, che lo Studio terrà nelle più importanti città italiane. L'iscrizione a tali corsi online tenuti dallo Studio Legale, sarà condizione necessaria per un'eventuale richiesta di inserimento nello Studio stesso (Milano, 29 settembre 2015).

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La sottile angoscia della contemporaneità

  Il prof. avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato un saggio sulla psicologia di Francis Bacon edito dalla casa editrice Dante Alighieri di Roma.

 

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Le stelle

 

"Le stelle, questi corpi celesti che da sempre affascinano l’uomo, sono una costante nell’arte e nella cultura. Tali elementi racchiudono la propensione umana verso l’Infinito, il desiderio, la ricerca di eternità."
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/.../figli-delle-stelle/

 

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L’amore da Platone a Galimberti, passando per Stendhal

"L’amore è parte della natura umana e come tale è decantato dalla notte dei tempi. L’evoluzione con cui filosofi, poeti e società si approcciano a tale sentimento è tuttavia mutata: da Stendhal ad oggi tanto si è scritto e detto"
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/.../lamore-da-platone-a-galimberti-passando-per-stendhal

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Sulle tracce della “Vergine Orante” del Carracci a New York

"La “Vergine Orante” del Carracci è finita a New York in seguito ad una compravendita privata che ha lasciato molti dubbi sulla sua legittimità, come evidenziato dal critico Sgarbi che ha presentato denuncia in procura. Cerchiamo di capire cosa prevede il legislatore al riguardo delle opere italiane esportate all’estero."
Articolo dell'avvocato Roberto Campagnolo: http://www.tafter.it/../sulle-tracce-della-vergine-orante-del-carracci-a-new-york/

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L’energia delle ombre: Alberto Giacometti

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato sulla testata on line Tafter un articolo sulla figura di Alberto Giacometti, pittore e scultore, "Quanta espressività racchiudono quelle sculture sottili che sembrano spezzarsi? L’arte di Alberto Giacometti, tra le più apprezzate nelle recenti vendite all’asta, continua a sorprenderci e a stimolare riflessioni sempre attuali". L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../energia-delle-ombre-alberto-giacometti/

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Banksy, ovvero l’ironia al potere.

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente pubblicato sulla testata on line Tafter un commento su "writers" e "arte di strada" analizzando in particolare la figura di Banksy. L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../banksy-ovvero-lironia-al-potere/...

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Quella sottile angoscia della contemporaneità. Francis Bacon, oggi.

Uno stralcio del saggio sulla psicologia di Francis Bacon, ripresa su Tafter.it

http://www.tafter.it/../quella-sottile-angoscia....../

e su Social Channel:

http://www.socialchannel.it/.....

L'articolo è disponibile sul sito dello studio.

Continua...

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Il David col fucile ed il valore di un’icona artistica.

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente commentato sulla famosa testata on line Tafter il caso del David di Michelangelo impiegato in una pubblicità di armi, con una verifica della legislazione in materia. L'articolo è pubblicato alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/..../il-david-di-michelangelo...

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Vendita all’asta della collezione Mirò: una sfida persa per il Portogallo?

L'avv. Roberto Campagnolo ha recentemente fornito alla famosa testata on line Tafter il parere richiestogli da Christie's in merito alla diatriba internazionale riguardante il caso del celeberrimo Mirò, articolo che si può leggere alla seguente pagina:

http://www.tafter.it/2014...collezione-miro-una-sfida-persa-per-il-portogallo/

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Collaborazione con Alimentazione e Salute.

Lo Studio Legale Roberto Campagnolo è in contatto con il sito Alimentazione e Salute, tenuto dal Carabiniere Pietro Bisanti, al fine di tutelare a livello di volontariato le persone che hanno subito dei torti o dei danni derivanti da psicofarmaci o sostanze tossiche. All'uopo, avv. Roberto Campagnolo ha redatto la prefazione al libro "La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere", ove l'autore spiega la pericolosità e gli effetti delatorii conseguenti all'assunzione degli psicofarmaci, in modo particolare con effetto della recaptazione della serotonina.

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Lavoratori autonomi e pagamenti in ritardo. Ecco cosa fare

Un articolo su La Repubblica. L'articolo è disponibile alla seguente pagina: http://d.repubblica.it/....fatture_pagamenti_in_ritardo_.....

"Complice la crisi, il ritardo nei pagamenti delle fatture per i lavoratori autonomi è in aumento. Cosa fare per correre ai ripari e recuperare i crediti in sospeso? Ecco i passi da seguire..."

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Mutuo: cosa succede quando si divorzia?

L'avvocato Campagnolo scrive sul quotidiano La Repubblica su questioni di diritto di famiglia. L'articolo è disponibile alla seguente pagina: http://d.repubblica.it/famiglia/.........

L'avvocato illustra le potenziali soluzioni per correre ai ripari, che ci siano figli minorenni o meno.

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Separazione consensuale senza tribunale

Dal 15 settembre 2014 la separazione consensuale può essere effettuata direttamente dallo Studio Legale Campagnolo senza più ricorrere al Tribunale.

Continua...

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Gli accordi pre matrimoniali tra coniugi.

Gli accordi pre matrimoniali tra coniugi, ultimo articolo on line pubblicato dall'avv. Roberto Campagnolo. Segue l'articolo.

Continua...
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Il nuovo ruolo del padre nell’affidamento dei figli.

Alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 154/2013: “revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’ art. 2 della Legge 10 dicembre 2012 n. 219“, concernente il nuovo ruolo del padre nell’affidamento dei figli, sono stati esaminati, tra gli altri, i quesiti e le varie ipotesi sotto indicate...

Continua...
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Separazione e divorzio in 6 mesi.
Il divorzio breve, divorzio estero.

Lo studio è altresì specializzato in problematiche riguardanti il diritto di famiglia e divorzi all’estero (come stabilito dalle norme della Comunità Europea): bastano infatti pochi documenti e nel giro di sei mesi è possibile ottenere la sentenza di divorzio.

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Nuove frontiere e tecniche nel diritto di famiglia: Separazione e divorzio collaborativo.

La separazione collaborativa, attualizzata dallo Studio, viene vista come un metodo alternativo e stragiudiziale che permette di evitare un procedimento contenzioso e trovare una soluzione soddisfacente per tutti i componenti della famiglia.

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Il testamento olografo, forme del testamento.

Lo Studio Legale Campagnolo è specializzato nel trattamento di Eredità, Successioni, Testamento. In particolare sulle forme del testamento, validità del testamento in relazione alle circostanze in cui il testatore ha provveduto alla stesura dell'atto: testamento pubblico, privato, firma sulle pagine del testamento.

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Studio Legale Campagnolo citato su "www.thefirstluxuryintheworld.com".

Lo studio legale Campagnolo con la sua sede storica 'Palazzo Cicogna' è stato inserito nel sito "www.thefirstluxuryintheworld.com" come uno tra i più belli del mondo.

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