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Alla ricerca del testamento perduto.

 

L'avvocato Roberto Campagnolo ha pubblicato un articolo sulla rivista Patrimonio e Consulenza, aprile-giugno 2016, dal titolo "Alla ricerca del testamento perduto".

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Specializzazioni

Pubblicazioni

Monografie del Prof. Roberto Campagnolo:

Separazioni Divorzi Convivenze-01

“Separazioni Divorzi Convivenze”
Pubblicazione online
anno 2013.
Avvocato matrimonialista divorzista R. Campagnolo.

La famiglia di fatto, gli accordi matrimoniali, la destinazione della casa familiare, lo status unico di figlio, la bigenitorialità, l’affidamento esclusivo e condiviso, il divorzio breve, ecc.
 

Successioni mortis causa

“Successioni mortis causa”, UTET (Torino) 2011.

Successioni e donazioni

“Successioni e Donazioni”, Giuffrè (Milano) 2009.

Pubblicazioni collettanee del Prof. Avv. Roberto Campagnolo, CEDAM, 2005, con aggiornamenti biennali.

Linguaggio e regole diritto privato

"Linguaggio e regole del diritto privato. Casi, domande e schede.", Giovanni Iudica, Paolo Zatti, Ed. Cedam.

Casi pubblicati dal Prof. Avv. Roberto Campagnolo e trattati nelle lezioni presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, in tema di separazioni, successioni, contratti.

Pubblicazioni del Prof. Roberto Campagnolo:

Codice Civile Annotato

Codice Civile Annotato
Editrice Egea
anno 2014.

Il Prof. Avv. Roberto Campagnolo ha collaborato con i più importanti docenti italiani per l'annotazione dell'ultimo codice civile per quanto riguarda la parte del diritto di famiglia e successioni.

Il Civilista
Giuffrè Editore.

L'avv. Roberto Campagnolo ha pubblicato sulla rivista Il Civilista l'articolo relativo all'ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento e la sua relativa funzione di prevenire liti future tra gli eredi.

Donazioni indirette - Successioni

L'avv. prof. Roberto Campagnolo ha pubblicato per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale) un articolo sulle donazioni indirette.
 
UN REGALO con mille cavilli   Il padre che paga la casa del figlio. La polizza assicurativa a favore di un terzo. Persino il trust può essere utilizzato per scopi liberali. Ma le donazioni indirette presentano diverse implicazioni  successorie e tributarie. Una guida ragionata per districarsi tra codici  e  giurisprudenza. di Roberto Campagnolo   Qualsiasi forma di donazione indiretta o di stipulazione a favore di terzo può realizzare una liberalità indiretta laddove l’attribuzione al terzo beneficiario sia ef- fettuata a titolo liberale e non sorretta da altra causa. Anche la remissione di un debito può essere utilizzata quale negozio mezzo per attuare una donazione indiretta, ogniqualvolta vi sia la volontà di avvantaggiare il debitore per mero spirito di liberalità e la remissione non sia, inve- ce, utilizzata per altri scopi, quale, ad esempio, ottenere benefici fiscali. Tra le ipotesi più frequenti, certamente, rientra l’assicura- zione a favore di terzo, precisando però che oggetto della donazione indiretta non sarà l’indennità pagata dall’assi- curatore, ma il premio pagato dal sottoscrittore. Di ciò si ha conferma in due specifiche disposizioni nor- mative: gli articoli 741 e 1923 del codice civile. Altri negozi che possono concretizzare un risultato liberale senza dover ricorrere al contratto tipico di donazione possono essere la delegazione, l’espromissione e l’accollo. Così come il trust, che potrebbe potenzialmente essere utilizzato per scopi liberali, ma non si potrà avere donazione indi- retta nei rapporti tra settlor e tru- stee o tra quest’ultimo e il benefi- cary, bensì solo ed esclusivamente in quelli intercorrenti tra settlor e beneficiario. Tuttavia, l’ammissibi- lità di tali ipotesi è fortemente di- scussa, ritenendosi da molti autori che una simile liberalità potrebbe violare alcune delle inderogabili norme sostanziali applicabili anche alle donazioni indirette (divieto di donazione di beni futuri, art. 771 c.c.; divieto di rappresentanza vo- lontaria nella donazione, art. 778 c.c.). Ma la figura che, certamente, si rinviene più spesso nella pratica di tutti i giorni e che comporta le più annose questioni in tema suc- cessorio è l’acquisto di un bene (generalmente un immobile) da parte di un soggetto (si ipotizzi, un figlio), con denaro somministrato da una diversa persona (nell’esem- pio, il padre). Tale risultato può essere raggiunto attraverso due diverse vie. Il padre interviene solo al momento del pagamento del prezzo e, attraver- so un adempimento del terzo (art. 1180 c.c.), salda il dovuto diretta- mente a favore del venditore. Ovvero, il padre potrebbe, ante- riormente all’acquisto, fornire al figlio la provvista necessaria all’ac- quisto. Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte (fra tutte si veda Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 17604 del 04/09/2015), nel primo caso, oggetto della donazione in- diretta sarebbe l’immobile e non il denaro; nel secondo, invece, non si sarebbe in presenza di una dona- zione indiretta, ma di una dona- zione diretta del denaro. Appare opportuno sottolineare come la giurisprudenza abbia di recente precisato il proprio orien- tamento, affermando che si avrà donazione indiretta dell’immobile e non del denaro, solo laddove il pagamento effettuato dal terzo sia pari  all’intero  prezzo  pattuito per la vendita, giacché la corresponsio- ne del denaro costituisce una di- versa modalità per attuare l’iden- tico risultato giuridico-economico dell’attribuzione liberale dell’im- mobile esclusivamente nell’ipotesi in cui ne sostenga l’intero costo (così Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 2149 del 31/01/2014).  Donazione indiretta e donazione simulata Quando  si  tende  a  parificare    le ipotesi di donazione indiretta con quelle di simulazione, spesso, si può cade in errore. Ritornando alla figura più conosciuta di donazione indiretta (l’acquisto di un bene da parte del figlio, con denaro sommi- nistrato dal genitore), la donazione non va confusa con il diverso caso di trasferimento diretto dal genitore al figlio attraverso un negozio qualifi- cato dalle parti come “vendita”, ma senza che vi sia alcun effettivo paga- mento di un corrispettivo. In questa ipotesi, non si ha un negozio mezzo (la “vendita”) attraverso cui realiz- zare un arricchimento per spirito di liberalità; si avrà, invece, una vera e propria donazione diretta dissimu- lata. Si hanno, pertanto, due distinti negozi: uno reale (la donazione) ed uno fittizio (la vendita). Importante corollario di questa distinzione è la necessità che il negozio “fittizio” – nell’esempio la vendita – rispetti  i requisiti di forma imposti per i veri e propri negozi donativi, ossia l’atto pubblico notarile con l’irrinunciabi- le presenza dei testimoni, a pena di nullità.  Donazioni indirette e implicazioni successorie Tra  le  norme  di  carattere sostanziale dettate in materia di dona- zioni dirette e applicabili anche alle forme indirette di liberalità, una posizione di rilievo è occupata da quelle relative alla collazione, e imputazione. La realizzazione del- lo scopo liberale attraverso un ne- gozio mezzo non sottrae, infatti, il lascito munifico dagli obblighi ed oneri testé citati. Solo una espressa dispensa da imputazione e/o colla- zione potrà far sì che la    liberalità indiretta non sia soggetta alla re- lativa disciplina. Tutto ciò, ovvia- mente, nei soli limiti della quota disponibile. Così come le liberalità dirette, anche le donazioni indi- rette non possono ledere i diritti riservati dalla legge ai legittimari e, se lesive di tali diritti, saranno aggredibili con l’azione di riduzio- ne. Così, nell’esempio di acquisto di bene immobile con denaro del proprio genitore, il figlio, all’aper- tura della successione e qualora ne ricorrano i presupposti, sarà tenuto alla collazione del bene immobile ricevuto.  Analogamente,  il  legittimario leso che volesse agire in riduzione a tutela dei propri di- ritti, dovrebbe imputare (ai sensi dell’art. 564 c.c.) le donazioni, an- che indirette, ricevute in vita dal defunto.  Profili tributari nelle donazioni indirette L’Agenzia  delle  Entrate  ha avuto modo di precisare, nella circolare n. 30/E dell’11/08/2015 il pro- prio orientamento in ordine alla tassazione delle liberalità indiret- te. Avendo gli artt. 1 del D. Lgs. 346/1990 e 2, comma 47, del D.L. 262/2006, attribuito rilevanza fiscale ai fini dell’imposta di suc- cessione anche ai “trasferimenti di beni e diritti ... a titolo gratuito”, non si dubita che rientri nell’ambito applicativo ogni forma di liberalità tra vivi, compresa quella indiretta. L’imposta si applicherà tanto alle liberalità indirette risultanti da atti soggetti a registrazione, quanto a quelle caratterizzate dall’assenza di un atto soggetto a registrazione. Tuttavia, ai sensi dell’art. 1, com- ma   4-bis   D.Lgs.   346/1990  tale   imposta non dovrà essere applicata nei casi di donazioni o altre libe- ralità collegate ad atti concernenti il trasferimento o  la  costituzione di diritti immobiliari ovvero il tra- sferimento di aziende (non quote o azioni), qualora per l’atto sia pre- vista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale o dell’imposta sul valore aggiunto. Sempre con riferimento all’ipotesi più rilevante di donazione indi- retta sopra  richiamata,  pertanto,  in ragione dell’eccezione di cui sopra, sarà opportuno dichiarare nell’atto notarile  di  acquisto  che il pagamento è avvenuto a  cura del soggetto donante, in modo da garantire trasparenza non solo nei rapporti inter famigliari, bensì e soprattutto anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Al di fuori dei casi disciplinati dal- la norma in esame, anche le dona- zioni indirette saranno soggette ad imposta, ai sensi dell’art 56-bis del D.Lgs. 346/1990, armonizzato in ragione delle aliquote e franchi- gie attualmente vigenti. Pertanto, dette liberalità saranno tassate  dif-   ferentemente, a seconda che la do- nazione emerga a seguito di un ac- certamento condotto nei confronti del contribuente, ovvero derivi da registrazione volontaria delle parti. Nel primo caso l’aliquota sarà sempre pari all’8% e troveranno applicazione le franchigie previste in tema di imposta di successione  e donazione a seconda del grado di parentela o dello status del dona- tario (1 milione di euro per il per coniuge ed i parenti in linea   retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1,5 milioni di euro per soggetti portatori di handicap). Nelle ipotesi di registrazione vo- lontaria, invece, anche le aliquote saranno differenti, a seconda del grado  di  parentela  intercorrente tra donante e donatario; si appli- cherà, pertanto, l’aliquota del 4% alle donazioni tra coniugi o parenti in linea retta; del 6% a quelle tra fratelli o sorelle; dell’8% alle dona- zioni effettuate a favore di soggetti portatori di handicap). Anche in tali ipotesi rimarranno operative le franchigie sopra esa- minate.    Donatari, donanti e Agenzia delle Entrate: un breve vademecum  Nella prassi sono assai frequenti i casi di donazioni tra familiari: i genitori che versano del denaro sul conto del loro figlio per l’acquisto di un’auto o di un immobile. L’Agenzia delle Entrate ha necessità di verificare la tracciabilità dei bonifici sia in entrata che in uscita soprattutto quando vi sia uno scostamento del 20% rispetto al reddito normalmente percepito dal donatario. In poche parole l’amministrazione finanziaria deve verificare che non si tratti di somme cc.dd. “a nero”. Come cautelarsi?   Oltre all’indicazione della causale nel bonifico, sarà opportuno redigere una scrittu- ra privata tra donante (genitori) e donatario (figlio) nella quale si indichino le somme versate e la data del versamento.  Per far sì che la data sia certa basterà inviare anche a sé stessi la scrittura a mezzo raccomandata (il timbro postale renderà così la data certa ed incontestabile) o attra- verso lo scambio della scrittura con posta elettronica certificata.   Nota bene: la scrittura privata può essere utilizzata solo per le somme di modico valore; in caso contrario sarà necessario l’atto notarile.

Art Advisor

L'avv. prof. Roberto Campagnolo tiene una rubrica sul diritto dell'arte per la rivista Patrimonia&Consulenza (Successioni e Protezione Patrimoniale).
 
Qualche mese fa ha fatto scalpore il ritrovamen- to di un’opera di Caravaggio nella soffitta di una casa vicino a Tolosa  in  Francia, valutata intorno ai 120 milioni di euro. E che dire poi delle quotazioni stellari dei capolavori dei grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea battute dalle case d’asta internazionali? Sfogliando le classifiche delle opere d’arte più costose si scopre per esempio che il dipinto di Pablo Picasso “Les Femmes d’Alger” è stato battuto ad un’asta di Christies’s a New York per 179,3 milioni di dollari, battendo tutti i record delle opere più costose della storia. E ancora il “Nu couché” di Amedeo Modigliani è stato aggiudicato per la stratosferica cifra di 170,4 milioni di dollari sempre durante un’asta di Christie’s a New York.    LUGLIO SETTEMBRE Successioni e Protezione Patrimoniale         Secondo un recente rapporto di Skate’s, uno dei principali operatori mondiali dell’art business, il mer- cato dell’arte ha raggiunto il valore di 53,8 miliardi di dollari, domi- nato da una ristretta élite di riser- vatissimi nomi, ma sempre più dif- fuso anche tra le fasce medio-alte di appassionati e investitori. L’ap- proccio all’arte come investimento è un’idea che all’estero è maturata già da diversi anni: il prototipo na- sce negli Stati Uniti nel 1979, e la Deutsche Bank ha messo insieme dal 1979 circa 50.000 opere d’ar-  te moderna offrendo consulenza, seguita poi da Citigroup Private Banking che offre questo servizio da oltre 20 anni grazie al proprio art advisory department situato a New York.  Ma chi è l’art advisory? Si tratta di una figura di mediazio- ne che associa alla conoscenza del- la storia dell’arte, capacità critiche e competenze economico-finan- ziarie. L’art advisor è infatti una figura professionale che ha preva- lentemente il compito di orientare i propri clienti nell’acquisto e/o inve- stimento in opere d’arte, indicando quando e cosa vendere e comprare, secondo le proposte di mercato, at- traverso un’attività di ricerca e ana- lisi del mercato dell’arte, con criteri di riservatezza, in alternativa alla vendita pubblica presso case d’asta. La consulenza è declinata in varie forme: da quella relativa alla fase di creazione di una collezione d’arte, che  comprende  sia  l’acquisto  sia la vendita, alla consulenza per le strategie di gestione e di valoriz- zazione personalizzate; da quella per la protezione dei patrimoni artistici  ereditati,  alla consulenza      tecnico-logistica, assicurativa e alla assistenza legale, con riguardo a singole opere d’arte o a intere col- lezioni. Nella maggior parte dei casi l’art advisor è una figura che opera in- dividualmente, come freelance. In Italia non esiste né un albo profes- sionale né un organo di controllo, quindi l’autodefinirsi art advisor comporta dei rischi per quanto ri- guarda la credibilità della figura, che non sempre è garanzia di    serietà  e  fiducia.  Allo stesso tempo, non esiste un percorso accademi- co ad hoc e assieme a una prepa- razione teorica storico-artistica è necessario affiancare esperienze pratiche, quali workshop, corsi professionali post laurea, la lettu- ra di articoli, la frequentazione di mostre, musei e gallerie d’arte. È fondamentale, inoltre, viaggiare e seguire l’andamento del mercato artistico attraverso le fiere e le aste. È importante  che  l’art  advisor sia   anche  un  legale,  in  quanto potrà così redigere durante le  trattati-  ve la c.d. LOI (lettera di intenti) sottoscritta dal futuro buyer, esa- minare le clausole del POF (lettera di garanzia di una banca del buyer) e redigere gli eventuali contratto preliminare e contratto definitivo. Ovviamente, saprà condurre le trattative con buona fede e discrezione, come richiede la propria deontologia professionale. Una garanzia in più per il closing.    Le opere d’arte e la successione di Roberto Campagnolo  Il D.Lgs. 346/90 prevede una tassazione con franchigie (1.000.000 di euro per coniuge e paren- ti in linea retta; 100.000 euro per fratelli e sorelle; 1.500.000 euro per soggetti portatori di handicap grave) ed aliquote variabili (del 4%, 6% ed 8%) in ragione del grado di parentela esistente tra il defunto e gli eredi. La tassazione (salve le eccezioni previste in ordine a beni immobili, partecipazioni sociali ed altri casi specifici) dovrebbe essere effettuata sulla base dei valori di mercato dei beni caduti in suc- cessione. In realtà, l’articolo 9 del D. Lgs. 346/90 prevede che si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto (ossia, secondo l’orientamento prevalente, eccedente le even- tuali franchigie) anche se non dichiarati o se dichiarati per un importo inferiore. La norma in esame precisa che “si considera mobilia l’insieme dei beni mobili destinati all’uso o all’orna- mento delle abitazioni, compresi i beni culturali non sottoposti a vincolo”, potendosi far rientrare, quindi, in tale categoria cer- tamente le opere d’arte custodite in abitazioni private. Resta- no escluse da tale presunzione, pertanto, le opere custodite in luogo diverso, sulle quali dovrà applicarsi l’imposta in base al valore di mercato. Potrebbe ritenersi, semplicisticamente, non necessario indi- care nella dichiarazione di successione l’esistenza delle opere presenti all’interno di immobili di proprietà del defunto, avvantaggiandosi, in virtù della presunzione di cui sopra, di un indubbio vantaggio fiscale. Occorre, tuttavia, precisarsi come l’omessa indicazione potreb- be far sorgere problematiche in ordine alla prova sulla titolarità dell’opera, in caso di vendita da parte dell’erede. Deve, inoltre, segnalarsi come la disposizione normativa citata operi una presunzione, come tale superabile dalla prova contraria essendo, pertanto, consentito al contribuente di dimostrare, attraverso un dettagliato inventario dei beni, un imponibile inferiore.

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